Quote by Scandalo Ncaa, tutti i nomi dell’inchiesta

Ci sono personaggi noti in tutto il mondo e mezze figure che nessuno conosceva. L’indagine che sta scuotendo il college basketball nasce nel classico mondo di mezzo fatto di intermediari senza scrupoli e umanità varia. Vediamo uno per uno chi sono gli allenatori, i giocatori e gli uomini d’affari o presunti tali coinvolti nelle carte dell’Fbi.

Joon Kim: è il procuratore federale del Southern District of New York titolare dell’inchiesta che ha due principali capi d’accusa, corruzione e frode, e che è ‘ongoing’ quindi tutt’altro che conclusa. “Speriamo che questi arresti e queste indagini servano a rendere lo sport pulito e onesto”, ha detto parlando dei due filoni d’indagine seguiti dall’Fbi che hanno portato finora a 10 arresti con, per ora, otto college coinvolti: Louisville, Oklahoma State, Auburn, South Carolina, Arizona, Alabama, Miami e USC.

Assistant coach e mediatori, lo schema numero 1

Louis Martin “Marty” Blazer III: è l’uomo che dà inizio al primo filone, la talpa decisiva per le indagini. Consulente finanziario di Pittsburgh, gestisce con disinvoltura i patrimoni di alcuni giocatori professionisti principalmente dell’Nfl utilizzando più volte il classico schema Ponzi e per questo finisce sotto inchiesta della SEC, intesa come Securities and Exchange Commission. Ammette di trattare da 14 anni con atleti dell’Ncaa prestando soldi in cambio della delega a gestire i loro patrimoni futuri da pro e decide di collaborare con l’FBI, dando il via al filone principale dell’indagine alla quale contribuisce direttamente filmando e registrando incontri e telefonate con gli altri indagati.

Christian Dawkins e Munish Sood: aspirante agente il primo, fondatore di una società di investimenti il secondo, assieme a Blazer avvicinano e corrompono allenatori, offrendo poi direttamente soldi alle famiglie dei giocatori per assicurarsi che non sceglieranno nessun altro per gestire le loro carriere quando diventeranno professionisti.

Rashan Michel: arrestato, è il personaggio più singolare dell’inchiesta. Arbitro Nba per 4 anni, lascia il basket per aprire un negozio di vestiti. Si fa notare nel 2011 quando viene preso a pugni da Dominique Wilkins al termine di una partita ad Atlanta, appunto per una questione di vestiti non pagati. Amico di Blazer, è lui a introdurlo a personaggi del mondo Ncaa che hanno bisogno di soldi e che possono procurargli nuovi giocatori. Primo fra tutti, Chuck Person.

Chuck Person: all time leading scorer di Auburn, scelto con il n.4 da Indiana nel draft del 1986, dopo 14 anni di carriera in Nba diventa assistant coach di Bruce Pearl ai Tigers nel 2014. Ha bisogno di soldi e, tramite Michel, se li fa dare da Blazer organizzando in cambio appuntamenti con giocatori e promettendo di far conoscere Blazer ad altri coach. Arrestato, è stato liberato dopo aver pagato 25mila dollari di cauzione ed è stato sospeso senza paga da Auburn.

Chuck Person

Chuck Person

Lamont Evans: originario delle Bahamas, un passato di giocatore prima a Drake e poi in giro per il mondo, ha lavorato con coach Frank Martin prima a Kansas State e poi a South Carolina. Dall’anno scorso è diventato assistant coach di Oklahoma State assieme a Brad Underwood, altro ex assistente di Martin a SC. Arrestato, è accusato di aver preso 22mila euro per aver inserito giocatori sia di South Carolina che di Oklahoma State nel giro di Dawkins e Sood.

Emanuel ‘Book’ Richardson: storico assistant coach di Sean Miller con cui lavora dai tempi di Xavier e che nel 2009 ha seguito ad Arizona. Arrestato e sospeso dall’università, è accusato di essere sostanzialmente a libro paga di Dawkins e Sood e di aver portato grazie ai loro soldi almeno un giocatore attuale del roster dei Wildcats e un altro nella classe del 2018.

Tony Bland: assistant coach di USC, dopo aver giocato per Syracuse e San Diego State, ha girato anche lui il mondo, dalla Russia al Libano, per poi tornare in California dove è diventato nel 2011 assistant coach degli Atzecs. Si fa notare per le sue abilità nel reclutamento e diventa poi uno degli assistant coach di Southern California. Ha ricevuto 13.000 dollari per aver portato almeno due ragazzi da Dawkins e Sood, arrestato e sospeso da USC.

Tony Bland

Kobie Baker: associate Athletics Director di Alabama, licenziato dall’università e sotto inchiesta dell’Fbi perchè accusato di aver preso 15,000 dollari da Martin Blazer dopo aver organizzato una cena ad Atlanta con Collin Sexton, uno dei giocatori più importanti reclutati dai Crimson Tide al momento non coinvolto nell’inchiesta.

Adidas e Louisville, lo schema numero 2

James “Jim” Gatto: head of global sports marketing di Adidas, marchio per cui lavora da 24 anni, è l’uomo chiave del secondo filone di inchiesta. E’ lui che paga famiglie e giocatori assieme a Merl Code, un altro dipendente di Adidas, e alla coppia Dawkins-Sood, per portarli a giocare con università legate contrattualmente con la multinazionale tedesca e per indossare poi loro materiale quando passeranno tra i professionisti. Arrestato e sospeso dall’Adidas.

Rick Pitino: 65 anni, membro dell’Hall of Fame, due titoli Ncaa, 7 Final Four e 770 vittorie in una carriera nel college basketball (con due parentesi in Nba a New York e Boston) iniziata nel 1974 come assistant coach di Hawaii. Dal 2001 è l’allenatore di Louisville con cui ha vinto il torneo del 2013. Già sotto inchiesta per lo scandalo sessuale scoppiato nel 2015, non ha retto al secondo coinvolgimento del suo programma in irregolarità di vario tipo, anche perchè c’è anche il suo nome nelle carte dell’Fbi: avrebbe infatti preso parte attiva nel reclutamento illegale di Brian Bowen. Sospeso senza paga, verrà licenziato da Louisville.

Brian Bowen: guardia di 1.95, 5 five star recruit appena arrivato al campus di Louisville, è stato subito sospeso dall’università perché la sua famiglia è accusata di aver incassato 100.000 dollari da Gatto e Dawkins per andare a giocare con i Cardinals.

Tom Jurich: athletics director di Lousville, anche lui sospeso dall’università pur non avendo alcun ruolo nell’inchiesta. Ma paga l’assenza di controllo sul programma.

Miami: è la seconda università targata Adidas sotto indagine, anche se al momento non ci sono nomi e cognomi di indagati. Il presidente dell’università Julio Frenk ha confermato che un membro dello staff e un giocatore sono coinvolti nell’inchiesta dell’FBI, mentre ne è totalmente estraneo il coach Jim Larranaga.