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PJ e Zion non bastano, il filotto di Pearl

Autore: Raffaele Fante
Data: 1 Apr, 2019

Dopo altre due intense gare di Elite Eight, è completo il quadro delle Final Four che si giocheranno sabato e lunedì a Minneapolis.

Vediamo i promossi e bocciati.

Up

Zion Williamson: sì, ha perso, ma nessuno quest’anno è stato costante, grintoso e ha inciso sulle gare quanto lui. La stagione di Duke è stata “difesa e palla a Zion”. Un adagio che conoscevano tutte le avversarie dei Blue Devils. Ma provateci voi a fermare Williamson. Non ci sono riusciti nemmeno gli Spartans, che però almeno hanno limitato tutti gli altri. E il basket per fortuna resta uno sport di squadra.

Cassius Winston: leader silenzioso. I suoi 20 punti e 10 assist in una gara di Torneo gli permettono di entrare in un club di cui facevano già parte Magic Johnson e Draymond Green. Per coach K, per Jay Bilas di Espn, per il suo allenatore Tom Izzo, insomma, per chiunque capisca un po’ di pallacanestro è stato IL fattore X della gara.

Bryce Brown e Jared Harper: uno ha iniziato, l’altro ha finito. 50 punti in due e un incubo totale per la difesa dei Wildcats, che sarà anche fatta di freshman lunghi e atletici, ma questi due nani esperti non li hanno visti mai.

Bruce Pearl: eccessivo, sudatissimo, un po’ pagliaccio e un po’ guru, un po’ truffatore e un po’ genio, la parabola di un coach particolare raggiunge il punto più alto, dopo aver messo in fila tre big dal sangue blu come Kansas, North Carolina e Kentucky. L’Ncaa lo ha punito, l’Fbi lo ha messo sotto inchiesta e Auburn stava per licenziarlo. E invece eccolo per la prima volta alle Final Four.

PJ Washington: faccia cattiva e tocco morbido, chiude la sua ultima partita al college con una doppia doppia da 28+13 macchiata solo da qualche errore di troppo ai liberi. Ma è stato trascinatore e leader, purtroppo per lui senza che nessuno gli desse una mano.

Elite Eight: le 4 partite delle Elite Eight sono finite con 2 supplementari e uno scarto complessivo di 18 punti mai visto nella storia del Torneo. I quarti di finale della March Madness 2019 hanno garantito equilibrio e spettacolo: per come sono state le partite, se alle Final Four fossero finite Gonzaga, Purdue, Duke e Kentucky non ci sarebbe stato nulla da dire.

Power Conference: Big Ten, ACC, Big 12 e SEC, le quattro più forti conference della stagione sono tutte rappresentate alla Final Four 2019. Si sono qualificate la vincitrice del Torneo della SEC (Auburn) e le tre vincitrici della stagione regolare delle altre tre conference. Altro che cenerentole.

 

Down

RJ Barrett: chiude la stagione con qualche ombra. Fisico, tecnica, talento non si discutono. Però ha dato l’impressione di essere un giocatore un po’ bipolare: protagonista in momenti in cui forse avrebbe dovuto lasciare spazio ai compagni (o a UN compagno, ossia Zion) e fantasma in altri frangenti quando il suo contributo sarebbe servito. Le sue 7 perse e il libero sbagliato nel finale pesano come macigni sulla stagione di Duke.

Coach K: ci rendiamo conto che tocchiamo un santone del basket ma, con tutto il rispetto, vista la quantità di talento a disposizione arrivati ad aprile sarebbe stato bello vedere in campo qualcosa di più di “palla a Zion” o di “palla a Barrett”. La squadra ha finito col risultare prevedibile, non a caso solo la fortuna ha impedito l’eliminazione contro UCF, che è una buona squadra ma non da F4. Semplicemente avevano preparato la partita.

Coach Cal: aveva più talento, più centimetri, più uomini e ha perso. Ha limitato contropiedi e tiri da 3, ma l’attacco è stato un pianto,. E questa volta non ci sono stati eroi a salvarlo.

Tyler Herro: sfiancato, scentrato e alla fine sconfitto, non ha segnato mai e non ha fermato né Brown né Harper. La sua stagione è stata fantastica, la sua ultima partita molto meno.

Ashton Hagans: 7 delle 14 palle perse di Kentucky sono roba sua, fa il fenomeno quando finalmente infila una tripla alla fine del primo tempo, ma con il suo 27% in stagione poteva anche risparmiarselo. E infatti sbaglia le altre 3 che tira e, soprattutto, crea solo confusione in un attacco che già di solito non è scintillante.

Horace Spencer: scaglia un mattone da 3 sull’ultima azione dei tempi regolamentari invece che ridare la palla a Bryce Brown. Logico, ha segnato 3 triple in 4 anni passati al college, perchè darla a un compagno che ne ha messe 137 solo quest’anno e tira con il 41% dall’arco?

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