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Rivoluzione NIL, gli atleti Ncaa potranno guadagnare

NCAA NIL
Autore: Riccardo De Angelis
Data: 2 Lug, 2021

Giovedì 1 luglio è scattata una nuova era nello sport universitario americano e, per una volta, frasi pompose come quella che avete appena letto descrivono la situazione in maniera accurata. La NCAA ha finalmente adottato una serie di norme che ora consentono agli studenti-atleti di detenere diritti d’immagine (NIL, ossia Name, Image and Likeness) e quindi sottoscrivere contratti pubblicitari.

Alcune regole

Tana libera tutti? Non proprio. Ogni contratto dovrà rispettare sia le varie leggi di stato – laddove ce ne siano – che disciplinano i NIL sia le linee-guida dettate dai singoli dipartimenti sportivi. Naturalmente queste ultime possono variare enormemente in base all’ateneo di appartenenza. BYU, per esempio, ha già fatto girare una nota in cui si ricorda ai propri atleti di non sottoscrivere accordi che violino il codice d’onore lì vigente. Niente pubblicità per alcool, tabacco, scommesse, intrattenimento per adulti e caffè (perché il diavolo beve, fuma, tira dadi, guarda porno e si alza presto la mattina).

Sono inoltre vietate situazioni di pay-for-play: in parole povere, un booster non può offrire denaro sotto forma di sponsorizzazione a una recluta delle high school o a un transfer ponendo come condizione che questi scelga l’amata università che finanzia. Ma l’atleta in questione può sicuramente fare da testimonial per il suddetto finanziatore già all’indomani della sua iscrizione all’ateneo. Dov’è il discrimine? Probabilmente solo nel non farsi trovare messaggi compromettenti su whatsapp.

Infine, l’ammontare dei singoli compensi dovrà corrispondere a un equo valore di mercato. Concetto delineato in modo vaghissimo (almeno per ora) e che fa un po’ sorridere in un contesto ultracapitalistico quale quello americano. In parole povere, la linea è questa: cari/e atleti/e, non fatevi pizzicare nel prendere somme sfacciatamente esorbitanti dai già citati booster per andare da qualche parte a fare due saluti e firmare qualche autografo.

Effetti più o meno previsti

Al di là dei proclami e delle dichiarazioni di circostanza, i vertici NCAA hanno compiuto questa mossa con scarso entusiasmo, trovandosi più spinti che accompagnati dall’onda del cambiamento. Si tratta comunque di una svolta cruciale per rimanere al top in un contesto fattosi più variopinto e competitivo, specie per quanto riguarda la pallacanestro maschile, visto l’emergere della G League e, più recentemente, di Overtime Elite come leghe di sviluppo alternative al classico modello dilettantistico.

Per ora si può parlare solo di proiezioni, ma in molti già immaginano che i giocatori d’élite potranno guadagnare somme a sette cifre nel mondo delle high major, specie militando in una delle blue blood – Duke, North Carolina, Kansas, Kentucky. In casa Blue Devils, ad esempio, lo sanno bene e non hanno mancato di sottolinearlo a ripetizione sui social non appena è scattato ufficialmente il via libera al NIL.

Quello che però sembra già configurarsi nelle prime ore di questa nuova Era è che le possibilità di guadagno non saranno un’esclusiva dei prospetti più corteggiati. Pat Forde, penna prestigiosa di Sports Illustrated, ha avuto una reazione in tal senso fra le più entusiastiche: “Il fatto che alcuni fra i primi vincenti vengano da posti come Jackson State o Fresno State, oppure ancora da sport non redditizi, è un colpo per alcuni menagrami. Ci sono abbastanza soldi per tipi di atleti universitari molto diversi e ciò non porterà alla distruzione dell’intera attività”.

In effetti, scorrendo gli esempi riportati da Forde nel suo articolo o quelli segnalati dal tracker di Heat Check, è già possibile osservare una più che discreta varietà in quanto a testimonial fra i contratti siglati già nelle prime ore: giocatori di football dalle mid HBCU, ginnaste, giocatrici di basket con grande following su Instagram e Tik Tok. Fra gli accordi più interessanti in fatto di comunicazione sportiva, c’è il sito di recruiting Stockrisers che ha assunto alcuni giocatori come blogger dall’interno del mondo del college basketball: Jayden Gardner (ex East Carolina ora trasferitosi a Virginia), Matthew Cleveland (Florida State), Luke Goode (Illinois) e tanti altri ancora.

L’Era del NIL è appena iniziata, quindi i suoi sviluppi (e le possibili degenerazioni) restano tutti da osservare, anche perché il panorama normativo è tutto fuorché definito in maniera netta. Jonathan Givony ha per esempio fatto notare che gli international potrebbero incontrare delle grane nel combaciare contratti pubblicitari e criteri per il mantenimento del loro visto studentesco. Sta di fatto che le opportunità per gli atleti sembrano davvero molte e che questo dovrebbe rinvigorire in maniera decisiva la capacità d’attrazione dello sport universitario. Chi da un paio d’anni si diletta nel fare il funerale al college basketball dovrà probabilmente poggiare i crisantemi su qualche altra tomba.

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