Quote by Teddy Ochieng, dagli slums alla California

Dalla baraccopoli di Mathare alla NCAA: così potrebbe riassumersi il viaggio di Teddy Okoth Ochieng. Neo power forward di Long Beach State, il ventiquattrenne keniota ne ha fatta di strada e da uno scoordinato fuscello che era, si è trasformato in un giocatore completo che si è fatto notare in più di un’occasione. Il tutto nonostante i vari infortuni che ne hanno rallentato un po’ l’ascesa. Lasciati ormai alle spalle i campi della Onlus Slums Dunk, ripercorriamo insieme la sua storia, esempio concreto di come lo sport possa essere davvero un mezzo di riscatto sociale.

“Non importano le circostanze in cui crescete o le difficoltà che avete nella vita. Concentratevi sul vostro talento, può portarvi lontano”. Nato e cresciuto nella baraccopoli di Mathare a Nairobi, Kenya, Teddy ha rischiato di prendere strade assai più rischiose del campo da basket. I suoi genitori non apprezzavano particolarmente che passasse il tempo giocando a pallacanestro, ma l’alternativa sarebbe stata passare i pomeriggi per le strade di Nairobi tra droga e bande. Il basket gli ha insegnato come occupare il suo tempo libero e impiegare al meglio il suo talento.

Slums Dunk Onlus

Teddy infatti inizia a passare i suoi pomeriggi presso i campi allestiti da Slums Dunk, onlus fondata da Bruno Cerella e Tommaso Marino. Il nome la dice tutta sulle intenzioni dei due giocatori: Slums Dunk deriva infatti da un gioco di parole in cui il termine slam dunk viene sostituito da slum, il termine con cui sono conosciute le baraccopoli delle ex colonie britanniche dell’Africa. Si tratta di un’organizzazione nata per portare nelle zone degradate il basket e tutti i benefici che lo sport porta con sé: diritti, parità di genere, uguaglianza, educazione e felicità.

Bruno Cerella

Bruno Cerella (da slumsdunk.org)

Il primo camp nasce nel 2014 proprio nella baraccopoli di Mathare a Nairobi e Teddy è uno dei primissimi iscritti. Il ragazzo sembra un caso perso: è molto alto, vero, ma è molto scoordinato e leggero come un fuscello. “Non so se aveva mai messo un piede in campo – ci racconta Tommaso Marino – Era talmente un disastro che mi sono detto ‘questo non ha nessuna possibilità’. Durante i primi allenamenti si metteva nell’area avversaria, aspettava che gli arrivasse la palla e schiacciava. Non vi dico la paura che avevo ogni volta! Se quel canestro si fosse rotto, non so come avremmo fatto. Così abbiamo messo Teddy davanti alla realtà dei fatti. Se voleva farcela, doveva impegnarsi”.

La presa di coscienza arriva grazie ad un allenatore del camp, Sylvester Dindi, per tutti Sly. “Sly è un allenatore molto conosciuto in Africa ed è stato con noi fino dal giorno uno. Ha visto qualcosa in Teddy, ne ha compreso il potenziale e ne ha saputo tirare fuori il meglio”. Ed è grazie a lui se Teddy viene adocchiato e riceve una borsa di studio per meriti sportivi che gli permettono di poter continuare gli studi in una scuola secondaria di Nairobi.

 

“In Kenya se non studi la tua vita è segnata: finisci per strada a fare il mendicante o nelle bande criminali. Per questo, dare la possibilità a un ragazzo di studiare vuol dire dargli un futuro e diventare una risorsa per il suo paese. Teddy, come molti ragazzi delle baraccopoli, era estremamente povero: pensa che i primi allenamenti veniva con un manicotto fatto con un calzetto”, prosegue il playmaker della OriOra Ravenna.

Nel 2016, il ragazzone della baraccopoli si mette in mostra prima al Giant of African Camp a Nairobi (dove vince il titolo di MVP) e poi al Basketball Without Borders Camp promosso dalla NBA in Angola. “Nel basket l’Angola è il fiore all’occhiello dell’Africa: hanno molte infrastrutture e la nazionale è davvero forte. È per questo che spesso ci sono degli scout anche americani ed è così che Teddy è stato notato”, racconta Marino.

Tommaso Marino

Tommaso Marino

Dallo slum alle stelle

Il passo verso gli Stati Uniti è breve, ma non senza problemi. Prima destinazione per la stagione 2016-17 è la Capital Christian Academy in Maryland per poi passare in quella successiva alla Cantwell-Sacred Heart of Mary in California. Il ragazzo mette insieme una buona media di 12 punti a partita e gioca anche i playoffs della sua lega. E inizia già a sognare in grande.

“Ogni volta che lo sento Teddy mi ripete: ‘lavorerò sodo per raggiungere la NBA Tommy te lo prometto’. Ma i ragazzi africani hanno una visione un po’ distorta della NBA. Non si rendono conto né del livello fisico né del tasso di talento richiesto per arrivarci. Sanno che è l’Olimpo del basket e lì vogliono arrivare, ma è un sogno lontano. Teddy è un ragazzo umile che vuole lavorare, ma ha ancora tanta strada da fare”, spiega Marino che parla regolarmente con Teddy al telefono.

Il primo anno in college però è più movimentato che mai. Inizialmente viene scelto da UTEP per poi invece passare alla California State University (CSU). Con i Matadors, Teddy sembra aver trovato la sua dimensione ma, dopo appena quattro partite, un infortunio alla caviglia lo mette fuori dai giochi. Chiude la stagione con appena 11 minuti di media, 2,8 rimbalzi e appena 2 punti a partita, ma lascia comunque una buona impressione nell’assistant coach Bobby Braswell.

Teddy Ochieng con la maglia dei Matadors

Teddy Ochieng con la maglia dei Matadors

Si trasferisce al Panola CC in Texas, junior college affiliato alla Njcaa da sempre serbatoio di talenti per Long Beach State. Qui, con tanta buona volontà, si rimbocca le maniche e i risultati si vedono. Le sue percentuali iniziano a registrare doppie cifre e anche i rimbalzi si fanno sempre più numerosi:  la sua media a partita è di 11,4 punti, 6,8 rimbalzi e un clamoroso 76,9% dal campo. Ma nuovamente, un infortunio –  questa volta al ginocchio – non gli permette un minutaggio più ampio.

Il ritorno in California non tarda ad arrivare. Bobby Braswell fa il suo nome e ad aprile arriva la firma: per la stagione 2020-21 Teddy sarà un giocatore di Long Beach State, squadra della Big West Conference reduce da una stagione 2019-20 non proprio positiva (11-21) e alla ricerca di giocatori di talento e carattere per risalire la china.

Teddy Ochieng firma per Long Beach State

Teddy Ochieng firma per Long Beach State

Coach Dan Monson è soddisfatto della scelta di Teddy, che definisce “un giocatore molto versatile che sa giocare sia in area che fuori, un’ala con un fisico importante e dalla mentalità difensiva ma che sa anche tirare. Sono sicuro che la sua presenza avrà un impatto immediato sul nostro gioco”.

Non vincerà il titolo NCAA, ma la baraccopoli di Nairobi è indubbiamente lontanissima. E dalla Division I è pronto a fare l’ultimo pezzo di strada che gli manca verso l’Nba.