Quote by Thomas Dziagwa e la sfida del tiro

“Se serve essere la più grande cheerleader, sarò la più grande cheerleader. Se vogliono che asciughi il parquet del campo, lo farò. Qualsiasi cosa serva al team, io lo farò. Sono qui per vincere” 

Dal vangelo secondo Thomas Dziagwa.

Così parlò il neo capitano degli Oklahoma State Cowboys lo scorso anno, quando i media locali gli chiesero perché il suo minutaggio si fosse ridotto (dai 13.7 delle prime sedici partite, ai scarsi 8 nelle restanti 22). Una risposta del genere è in pieno stile Dziagwa. I suoi compagni di squadra lo hanno definito un leader determinato, carismatico e solare che non si lamenta mai e lavora 24 ore su 24 per sette giorni ed è proprio la sua determinazione che lo sta portando ad essere uno dei tiratori più efficienti della nazione (Top 10 sia per eFG% che per TS%, entrambi all’80%) e perno titolare di Oklahoma State, che con lui fermo nell’angolo ad aspettare la palla ha il miglior Off Rtg di squadra, 129.9 secondo Sports Reference.

Tutto nasce dal motivo della sua diminuzione del minutaggio della scorsa stagione, cioè uno slump al tiro da tre che lo aveva portato dal 56% nelle prime sedici partite con il picco di 5/10 nella sconfitta contro l’Oklahoma di Trae Young, al 13% nelle restanti ventidue. Mike Boynton, coach al secondo anno a Stillwater, disse che il ragazzo da Temple, Florida aveva perso la fiducia nel proprio tiro e che non era abbastanza duro mentalmente per poter sopravvivere ad uno slump del genere in un conference di altissimo livello come la Big 12 dello scorso anno. 

Da qui, nasce la sfida che Boynton gli proporrà. I Cowboys avrebbero perso moltissimi uomini in vista della stagione 18/19 e tra i tre che sarebbero rimasti c’era Thomas Dziagwa . Gli propose di segnare venticinquemila canestri durante l’estate al fine di migliorare la costanza e la fiducia nel tiro. Dziagwa tornò subito negli spogliatoi, accese il telefono, prese la calcolatrice e iniziò a fare una stima di quanti tiri al giorno doveva mettere, circa 410. É inutile dirvi che raccolse il guanto di sfida e la vinse. I tiri segnati furono 25968, registrati il giorno prima di partite per il tour estivo in Spagna, cioè fine luglio. Dziagwa in due mesi aveva segnato quella quantità di tiri, con un massimo di 1000 tiri segnati in un giorno. I primi che ringraziò furono i team managers che lo hanno assecondato anche quando tirava negli orari più improbi. 

“La sfida è stato un promemoria costante ad ogni allenamento. Quando sei affittato o fuori condizione, rimani in palestra e lavora solamente” queste sono state le parole indirizzate ai sette nuovi arrivi dei Cowboys, che hanno capito subito quale tipo di dedizione e livello mentale vuole coach Boynton dai suoi giocatori. 

La sfida è stata un’iniezione di fiducia per Dziagwa e un’investitura di responsabilità da parte del coach, che finalmente poteva contare un leader sia in campo che fuori. Infatti le prestazioni di questo inizio stagione hanno portato Dziagwa alla ribalta proprio alla grande costanza e alla fiducia incrollabile nel proprio tiro tipica dei grandi tiratori. Il numero 4 è il terzo per minutaggio, triplicando il dato della scorsa stagione, dietro a Cameron McGriff e Lindy Waters III (gli altri due ritorni), viaggiando col 60% da tre (con sette conclusioni di media a partita) non toccando quasi mai la palla, 17.5 di Usg%.

É il perfetto glue guy offensivo: non chiede mai palla in mano, perché non riesce ancora a creare gioco e spesso finisce con perdere la palla, se lo marcano stretto, apre spazi per gli altri, mentre se lo mollano sono tre punti. In difesa patisce ancora il divario fisico con gli avversari di turno, vedi contro Booth. Per il momento, lui e Duncan Demuth sono i titolari con il peggior Def Rtg (99.1 per Dziagwa) ma è vero anche che Isaac Likekele difende per due grazie alle sue braccia interminabili e che la difesa tutto sommato sta reggendo, situazione da testare quando inizieranno le partite di conference.

Quello sarà il momento in cui vedremo quanto è dura la scorsa di Dziagwa, se riuscirà a sopravvivere alle difese più attente su di lui, se gli attacchi lo punteranno. Ha già dimostrato di essere un ragazzo che lavora su stesso e capisce i propri limiti. Oklahoma State ha trovato il suo capitano.