Quote by due grandi sorprese e un minorenne

C’è Tennessee, e fin qui ci siamo, perché è la n.3 del ranking e una delle squadre più solide della nazione che continua a macinare gli avversari, come dimostrano i 46 punti rifilati a Georgia e i 24 a Missouri. Ma cosa ci facciano Ole Miss e South Carolina in testa alla Sec è un mezzo mistero e assolutamente una sorpresa.

Vediamo perché.

Il capolavoro di Davis

In 15 anni di onestissima carriera a Middle Tennessee, Kermit Davis si è costruito la giusta fama di coach assolutamente capace, vincendo due volte il torneo della C-Usa e portando tre volte la sua squadra al Torneo Ncaa, con il clamoroso upset ai danni di Michigan State nel 2016. Dopo una drammatica stagione, con le dimissioni di Andy Kennedy, uno spogliatoio a pezzi e l’ultimo posto nella Sec, Ole Miss ha trovato in lui l’uomo giusto per ripartire. Nessuno però pensava potesse far rinascere subito il programma, indicato in tutti i poll ancora all’ultimo posto della conference anche in questa stagione.

Sbagliato. Quella contro Auburn è stata la nona vittoria di fila, la squadra tira con il 50.2% complessivo (12/a della nazione) producendo quasi 80 punti a partita grazie a un attacco molto ben organizzato. I suoi Rebels sono infatti poco running e per nulla rebels e hanno battuto una delle migliori squadre della nazione, anche in una serata drammatica da 1/10 e 6 perse del loro giocatore più pericoloso, cioè Breein Tyree. Ci ha pensato l’altro leader offensivo della squadra, cioè Terence Davis, a scardinare con 27 punti e 12 rimbalzi la difesa, si fa per dire, di Auburn.

 

Nota a margine sui Tigers: maledetta sosta, ha detto coach Bruce Pearl, e in effetti 11 giorni senza giocare si sono visti e sentiti nel ritmo della sua squadra. Ma se da ignorante, il tuo sistema diventa ignorantissimo con 39 tiri da 3, di cui 19 presi da un giocatore solo (Bryce Brown), ecco che perdere di 15 anche non contro una big non è poi così improbabile.

Un passaggio che cambia la vita

A novembre, la squadra di Frank Martin ha perso contro Stony Brook e preso un ventello secco da Wofford. Sarà un altro anno di transizione, han pensato a Columbia, il secondo dopo le Final Four raggiunte nel 2017. E invece potrebbe non essere così, e questo passaggio potrebbe aver cambiato la stagione di South Carolina.

 

Felipe Haase è un pingue panchinaro cileno che le azioni decisive delle partite le guarda, non le gioca. Ma serviva un lungo per la rimessa e Maik Kotsar aveva troppo male alla spalla per fare un passaggio di oltre 20 metri, per cercare l’ultimo tiro a 2.5 secondi dalla fine. E ok, meglio non guardare quello che fanno i due Gators ( Kevarrius Hayes e Keyontae Johnson, per la cronaca), ma la sostanza è che i Gamecocks hanno sbancato il campo di Florida con la schiacciata di Chris Silva.

“Mai vinto una partita in questo modo”, ha detto coach Martin. E grazie. Ma non è finita lì. La sua squadra si basa sulla coppia di lunghi formata appunto da Silva e Kotsar, ma l’estone è il classico giocatore baltico che si sveglia solo quando ne ha voglia lui: “L’ho sempre spronato a credere in se stesso”, le parole del suo coach. E contro Mississippi State, #14 del ranking, finalmente ci ha creduto e con il suo career high di 25 punti ha dato ai Gamecocks la vittoria nel supplementare.

Nota a margine sui Bulldogs: se dalla panchina arrivano punti 2 in 45’ e se i tuoi 5 titolari restano in campo dai 34’ ai 41’ a testa, è probabile che il possesso decisivo finisca in questo modo.

 

Kentucky e il minorenne

Sopra di 8 a meno di un minuto dalla fine con la palla in mano, Alabama si è ricordata cosa vuol dire avere un play nato nell’aprile del 2001. Aver affidato la squadra al più giovane giocatore della Division I ha infatti le sue controindicazioni e possono arrivare palle perse così

 

Ma il tiro della vittoria di Tyler Herro è finito sul ferro e così, tra le sorprese di questo inizio di conference, c’è stata anche la prima sconfitta alla prima partita di Kentucky, che pure arrivava da due vittorie convincenti contro North Carolina e Louisville. Ma se Kira Lewis paga l’inesperienza dei suoi 17 anni (ottima comunque la sua stagione finora), i ragazzi di John Calipari non brillano certo per maturità e acume e si sono fatti tirar dentro dal ritmo forsennato dei Crimson Tide.

Anche nella successiva vittoria contro Texas A&M (lei sì una delle certezze negative della stagione), i Wildcats hanno giocato a sprazzi, iniziando malissimo (0-10) e mostrando qua e là ancora tanti problemi. C’è tanto margine di miglioramento ma c’è ancora tanto da lavorare per coach Cal. E però siamo già a gennaio.

Ciao Vanderbilt

Assieme a Texas A&M in fondo alla conference c’è una squadra che aveva iniziato l’anno con ben altre prospettive e che, invece, sta già dando segni di resa totale. L’infortunio a Darius Garland ha cambiato la stagione dei Commodores, soprattutto perché non c’è più un go to guy a cui dare la palla nei momenti difficili. E così, appena la partita si complica, scatta il panico, come si è visto negli 8 minuti finali contro Georgia, che alla fine ha vinto facilmente di 19 punti. Peccato, non è durato molto, ma è probabilmente già ora di dire addio a una delle possibili sorprese della Sec.