Quote by Una grande settimana da Davide Moretti

Una tripletta da incorniciare. Texas Tech ha iniziato la stagione nella Big 12 nel miglior modo possibile, con tre vittorie in altrettante gare nell’arco di sette giorni: sul campo di West Virginia e poi in casa contro Kansas State e Oklahoma.

Partite a basso punteggio – come dettato dallo stile di gioco dei Red Raiders – e molto tirate, nelle quali i tifosi texani hanno avuto di che rallegrarsi nell’osservare un Davide Moretti sempre più protagonista (e particolarmente clutch). Stabilmente in doppia cifra realizzativa, il confronto nelle statistiche individuali del Moro fra le sue dodici partite di non-conference e le prime tre della Big 12 rende bene l’idea di quanto sia salito in cattedra.

“Quando tira, penso sempre che andrà dentro”, aveva detto coach Chris Beard a inizio stagione. Nella prima parte di quest’annata, Moretti aveva segnato più di una tripla solo in due occasioni (Mississippi Valley State e USC). Nelle tre partite in questione, il filotto è stato rispettivamente di 2, poi 3 e infine 2 per un 7/17 complessivo.

Quella segnata nel finale a Morgantown – espugnata per la prima volta da Texas Tech nella sua storia – è stata particolarmente pesante.

 

Le triple pesano sempre sul suo fatturato personale, rappresentando più della metà (54%) delle conclusioni prese, ma Moretti si sta rivelando un attaccante pericoloso anche in altri modi, essendo sempre più a proprio agio nell’attaccare il canestro.

Non è particolarmente fulminante né esplosivo in un contesto ad alto tasso atletico qual è la Big 12, ma il suo controllo e le sue scelte feriscono sempre più spesso le difese avversarie. L’anno scorso, attaccava l’area raramente e male (10% nelle conclusioni al ferro): ora sfoggia un bel 61.1%, per di più con un maggior numero di tiri in proporzione, da 8.6% a 18%. Una progressione alquanto notevole.

E poi c’è la difesa, qualcosa dal quale proprio non si può prescindere se giochi per Chris Beard. Davide aveva mostrato dei bei segnali – abbastanza sottovalutati – durante la scorsa March Madness che ora si sono tramutati in progressi consolidati. Furbo abbastanza da sfruttare i vantaggi dati dai propri compagni (in uno-contro-uno è facile che accompagni docilmente l’avversario verso la stoppata del lungo), il Moro ha abbracciato in pieno la filosofia di sacrificio – ve lo ricordate lo sfondamento preso da Zion? – che vige a Lubbock.

Insomma: prendete quanto detto fin qui, shakerate bene e avrete la partita di Moretti contro K-State: 19 punti, canestri pesantissimi nei momenti di maggior difficoltà del secondo tempo e, a coronamento, un tuffo emblematico dello spirito Red Raider: “Ho visto quella palla vagante e sembrava che fosse troppo lontana per lui – ha raccontato Beard a fine partita – Dato il momento e il punteggio, avevo pensato che sarebbe stato intelligente non fare quella giocata. Poi mi sono ricordato di un poster che avevo in camera da ragazzino, con David Robinson in tuffo orizzontale. C’era una carica simbolica in quella giocata. […] Ho pensato che fosse una gran giocata che simbolizzasse il nostro bisogno di avere grinta per battere una squadra tosta come Kansas State. Avevamo bisogno di una giocata tosta in quel momento e Moretti l’ha fornita”.

 

Infine c’è la partita con Oklahoma, con un Moretti che ormai trasuda fiducia e che parte a razzo con un paio di triple che fanno esplodere il palazzo. In un match nel quale Jarrett Culver è tornato a indossare le vesti di leading scorer, il resto della squadra non è rimasto a guardare: da DeShawn Corprew fino allo stesso Davide, gli spunti importanti – non soltanto realizzativi – non sono mancati.

 

Si tratta soltanto di tre partite ma, francamente, profumano di consacrazione per l’ex Treviso. Il suo salire di colpi è una delle notizie migliori che Texas Tech potesse ricevere in questo inizio gennaio.

Ad oggi, la squadra è l’unica ancora imbattuta di una conference che, anche quest’anno, si sta esprimendo su livelli altissimi: fra le sue 10 formazioni, 5 figurano non a caso nella Top 25 di questa settimana. Kansas, nel frattempo, è alle prese coi dubbi legati all’assenza di Udoka Azubuike, pur potendosi consolare con la stagione super di Dedric Lawson e col debutto sorprendente del freshman Ochai Agbaji. C’è tanta strada davanti, molte cose che possono cambiare: ora come ora però i Jayhawks hanno di che preoccuparsi se a tallonarli c’è la miglior difesa della nazione, un talento da lottery qual è Culver e un italiano che non si tira indietro quando la posta è alta.