Quote by Washington, la regina della Pac 12

“That means nothing to us, we want to win it all”.

Le parole di Jaylen Nowell, dopo la certezza matematica del titolo della Pac12 e il ritorno in Top25, ben riassumono la stagione di Washington, nonostante l’upset subito da California (prima vittoria stagionale in conference per i Bruins) nel giorno di gloria di UW. Gli Huskies, dopo sei anni di dominio delle varie UCLA, Arizona e Oregon, hanno riportato il titolo a Seattle e prenotato un posto al Torneo Ncaa (mancano dal 2011) non di certo per fare una comparsata.

“Don’t eat the cheese”

Il segreto dietro la grande stagione di UW? Questo mantra che coach Mike Hopkins ripete ogni giorno ai suoi ragazzi. L’ex assistente di Syracuse è l’artefice della rinascita del programma: arrivato l’anno scorso, dopo l’ultima disastrosa stagione di Lorenzo Romar (9-22 nel 2016/17) e alla sua prima esperienza su una panchina di Division I, ha subito portato gli Huskies ad un record vincente (21-13) e al NIT. La chiave? La zona 2-3, un vero e proprio incubo per tutta la Pac12 (e non solo), basta guardare ai numeri: 16ª e 24ª rispettivamente per efficienza difensiva e punti concessi (64) in tutta l’Ncaa.

 

Se prendiamo i singoli dati in conference, parliamo dei migliori per efficienza, rubate, stoppate, % effettiva dal campo e % da tre concessa agli avversari. Non a caso, ad ogni timeout, coach Hopkins ripete ai suoi ragazzi: “Defense travels”. E il formaggio? Il pupillo di Jim Boeheim è attento all’aspetto mentale della squadra: così, dopo le convincenti vittorie vs Utah e Colorado, ha riempito lo spogliatoio di trappole per topi ripetendo ai suoi ragazzi: “Don’t eat cheese”. La spiegazione? Ce la dà direttamente Hopkins: “You’ve got to stay humble, hungry and wise”. Dopo la sorprendente sconfitta vs Cal, sappiamo già cosa ritroveranno gli Huskies negli spogliatoi, al loro primo allenamento.

Uno Spider-Man purple&gold

Il motore e il perno del sistema difensivo di UW ha un nome e cognome: Matisse Thybulle o, semplicemente, il miglior difensore di tutta l’Ncaa. Non ci credete? Parlano ancora una volta i numeri: unico giocatore negli ultimi vent’anni a viaggiare ad almeno tre rubate (3.5) e due stoppate (2.3) di media, capace di prestazioni da 17pts, 6stl e 5blk (vs Colorado) e finalista per il Naismith Defensive Player of the Year; il secondo titolo di Pac12 DPOY è solo pura formalità. Ah, per chi non lo sapesse, stiamo parlando di una guardia di 196cm…

 

Tiratore affidabile da oltre il perimetro, Thybulle si definisce non solo il miglior 3&D del prossimo Draft Nba, ma si dice sicuro di valere “a first round pick”. Mani rapidissime, gran velocità laterale e capacità di anticipare le giocate degli avversari sono il suo biglietto da visita. Aggiungeteci un’apertura alare di 213cm e capirete non solo il soprannome “Spider-Man”, ma anche perché il suo nome circoli sulla bocca dei vari GM.

L’uomo senza paura

“We never lost confidence” sono state le parole di Jaylen Nowell per sintetizzare la grande stagione degli Huskies: facile dirlo per il top scorer (16.3) e miglior assistman (3.2) dei suoi. Il sophomore è una delle migliori guardie di tutta la nazione e, probabilmente, il principale candidato a MVP della Pac12 (2º per KenPom alle spalle di Tinkle). Ha un arsenale offensivo totale ed è letale da ogni zona del campo: capacità di colpire dal mid-range e di finire dritto al ferro (fisico già da pro) non si discutono.

 

Quest’anno, però, si è dimostrato anche un solido tiratore dal perimetro (passato dal 35.1% al 44.1% da tre). Quando l’attacco di UW smette di girare o quando la palla pesa ai fini della vittoria finale, “Mr. Clutchness” non si tira indietro e prestazioni come i 26 punti nell’upset sfiorato ai danni dell’allora #1 Gonzaga lo hanno messo sui taccuini di mezza Nba.

Yogi&Bubu

Chiedete a qualsiasi giocatore o membro dello staff degli Huskies chi siano i leader di questa squadra, la risposta sarà sempre la stessa: David Crisp e Noah Dickerson, l’asse play-centro di UW. I due senior sono una coppia atipica che, a un primo sguardo, ricorda i due personaggi creati da Hanna-Barbera: il primo fatica ad arrivare ai 180cm ma ha dalla sua velocità e le mani più calde della Pac12 (15.6 di media con il 43% da 3) e quando si accende in campo aperto diventa incontenibile: ecco perché lo chiamano “Showtime”.

 

Dickerson è un orso ballerino: centro undersize di 203cm x 111kg, tutto ciò che perde in fisico e atletismo lo compensa con un piede perno da manuale, un’agilità fuori dal comune per la stazza e due mani sopraffine. Il suo impatto va oltre i numeri (12.5pts+6.6reb): la sua sola presenza in area attira i raddoppi avversari e apre spazio sul perimetro, oltre a un’innata capacità di guadagnarsi viaggi in lunetta ( in Ncaa per FreeThrow rate e falli guadagnati su 40 minuti). Poi, quando c’è da trascinare i suoi a suon di doppie-doppie, non si tira di certo indietro: 18+10 nel derby vs WSU, 21+14 vs USC.

Pochi ma buoni

Oltre ai quattro giocatori già citati, le rotazioni di coach Hopkins non vanno molto oltre: a completare lo starting five c’è l’ala Hameir Wright, sophomore che però gioca poco più di 15 minuti di media così come Sam Timmins, lungo neozelandese che dà fiato a Dickerson in appena 10 minuti a partita. Ben diverso è il minutaggio e l’apporto dalla panchina di Nahziah Carter e Dominic Green: ala da 7.8 punti, tanta energia e atletismo il primo; un cecchino da oltre il perimetro con la capacità di accendersi in un amen il secondo.

Basterà per un finale di stagione da protagonisti? Qualche trappola per topi in più di certo aiuterebbe.