Quote by Bastano Zion e Barrett. Duke batte Virginia

Alla fine, paradossalmente, l’infortunio alla guardia Tre Jones, che per molti equivaleva alla quasi certa sconfitta contro l’imbattuta Virginia, è stato il fattore che ha inciso di più nella gara, ma a favore di Duke. Lo ha detto in qualche modo Zion Williamson a fine gara: “Coach K ci ha lasciato liberi di essere noi stessi”. E così il mondo ha visto cosa succede se Williamson e RJ Barrett giocano “liberi”. Una specie di armageddon che fin dalle prime battute ha fatto a pezzi la super difesa di Virginia.

 

Chiariamo, la partita tra la n. 1 e la n. 4 del ranking è stata equilibrata: 14 pareggi, 15 sorpassi e uno scarto di 1 punto tra le due squadre durato quasi 15 minuti di fila nel secondo tempo. Ma, punteggio a parte, la sensazione è stata per tutto il match che Virginia facesse uno sforzo pazzesco per contenere la forza di Duke. E’ finita 72-70 e ora, considerata la sconfitta di Michigan contro Wisconsin, non ci sono più squadre imbattute nella Ncaa. Vediamo cosa ha detto la gara.

Una forza della natura

Il primo disarmante dato che emerge post partita è la superiorità del duo Zion-Barrett nei confronti degli altri giocatori, verrebbe quasi da dire nei confronti di tutti gli altri esseri umani. Giocando “liberi”, spesso (molto, molto spesso) l’attacco dei Blue Devils si è limitato a dare la palla a uno dei due e aspettare il suo 1-vs-5. Una strategia che farebbe schiantare il 90% delle squadre del mondo, ma non questa Duke. Williamson ha chiuso con 27 punti 10/15 dal campo e 9 rimbalzi, Barrett con 30 punti 10/13 da due (unica pecca l’1/6 da 3) e 5 rimbalzi. Tradotto: 57 punti sui 72 della squadra (quasi l’80% della produzione) con un mostruoso 20/28 da 2 punti, mai frutto di jumper ma sempre di penetrazioni, spesso con “and-1” finale. Uno tsunami incontenibile per Virginia.

 

Partita a scacchi

La gara ovviamente è stata preceduta e contraddistinta da mosse e scelte tattiche. La prima, fatta dai Blue Devils, quella di cambiare in difesa su ogni singolo blocco. “E’ la prima squadra che abbiamo affrontato quest’anno che ha optato per lo switch sistematico”, ha commentato a fine match il coach di Virginia, Tony Bennett. Virginia, a dire il vero, si è anche adattata ai cambi difensivi di Duke e nel secondo tempo ha scelto di liberare l’area per permettere ai suoi piccoli di attaccare i lunghi avversari in penetrazione, e questo ha portato maggiore equilibrio.

 

I Cavaliers avevano invece preparato dei raddoppi soprattutto per arginare Zion, che hanno funzionato fino a che Williamson ha ricevuto spalle a canestro. Poi l’input è stato di smetterla di servirlo così e di farlo attaccare frontalmente fin dai primi secondi del possesso.

I difetti di Virginia

Gli ultimi minuti di gara hanno mostrato tutti i limiti di un attacco che batte in testa se deve produrre punti in poco tempo (limite che si era già rivelato fatale nello scorso Torneo Ncaa). Di più, i Cavaliers mostrano molto nervosismo quando si trovano a dover rincorrere o giocare punto a punto e l’1/12 dei minuti finali, quello che ha permesso l’allungo decisivo a Duke, è sembrato frutto più di paura-di-sbagliare che di mancata esecuzione. La squadra rimane quasi imbattibile ai suoi ritmi e con i suoi punti di riferimento. Ma fuori da questi, fa molta più fatica.

I singoli

La coppia di guardie-robot di Virginia, Ty Jerome e Kyle Guy, ha fatto fatica contro i fisici di Duke. Non hanno mai esagerato e hanno gestito spesso con oculatezza i possessi, ma non hanno mai trovato la mira soprattutto da fuori (3/12 dall’arco alla fine), cosa che avrebbe cambiato il volto tattico della gara.

 

Chi ci ha provato sui due lati del campo con costanza è stato De’Andre Hunter, il migliore dei Cavaliers, forse anche perché quello più pronto fisicamente a reggere l’urto dei Blue Devils. Lui e Braxton Key sono sembrati i più in palla. Quanto a Duke, è difficile parlare di altri se non di Williamson e Barrett: Cam Reddish ha segnato 9 punti, ma se si esclude la tripla che ha dato il via al match, ha poi contribuito solo difensivamente alla gara, e dalla panchina coach K ha fatto alzare per soli 12 minuti complessivi Javin DeLaurier e Alex O’Connell, che hanno prodotto zero punti. Questa volta, Zion e RJ sono bastati per tutti.