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Ayo Dosunmu 30 e lode, Gonzaga fa 90

Ayo Dosunmu Illinois grin
Autore: Redazione BasketballNcaa
Data: 28 Dic, 2020

Ecco le ultime pagelle del 2020. In questa edizione, ci sono diversi protagonisti d’eccezione. Ayo Dosunmu, che quando vuole sa essere spaventoso. Northwestern, la squadra più sorprendente di questo fine dicembre. Gonzaga, che ha mille e uno modi di fare impressione e che per la sesta volta in sette partite ha scollinato quota 90 punti. Kansas, che ha rispedito West Virginia a casa propria con un 16/37 da tre punti.

 

Ayo Dosunmu (Illinois). Di solito con la guardia/ala di Illinois succede così: si guarda il tabellino a fine partita e si pensa “ma quando li ha fatti tutti questi punti?”. Ne ha segnati 30 contro Penn State e poi altri 30 contro Indiana. E già questa non è impresa facilissima. In particolare contro gli Hoosiers, in una gara fino a quel momento equilibrata, a un certo punto del secondo tempo ha deciso che era ora di mettersi all’opera. Ha segnato 18 punti in 9 minuti in ogni modo possibile con 4 triple su 5 tentativi. Degli 11 canestri della ripresa di Illinois, 3 sono su suoi assist e 6 sono sue realizzazioni. Così le quotazioni in vista del Draft lievitano.

Northwestern? Northwestern! Abbiamo dovuto scriverlo due volte perché anche noi stentiamo a crederci. Oddio non siamo i soli. Hanno già battuto Michigan State, Indiana e Ohio State. L’ultima volta che i Wildcats hanno iniziato 3-0 in Big Ten risale alla stagione 1967-68. Da noi in redazione, nessuno era ancora nato, per intenderci. La ricetta? Ridurre al minimo le transizioni avversarie, tanta circolazione di palla e molti buoni tiri sul perimetro. La squadra ha un solo senior nel roster ed è guidata dal sophomore Boo Buie e dal junior Miller Kopp: il primo sta tirando col 53.8% da tre punti e il secondo col 59.1%.

 

Corey Kispert & Drew Timme (Gonzaga). Le tenebre, l’invasione delle cavallette, la pioggia di fuoco e ghiaccio, ma anche Kispert & Timme. Tra le famose piaghe d’Egitto potete inserire anche la coppia ala-centro di Gonzaga che si è abbattuta come una calamità naturale contro una Virginia che ha fatto la fine della casetta di Timmy e Tommy contro il Lupo della favola: spazzata via. A fine partita (contando 5 minuti buoni di purissimo garbage time) il tabellino recitava 61 punti in due, con 11/16 da due e 9/14 dall’arco. Un incubo. Era dal 2008 che una squadra non segnava con il 60% dal campo contro i Cavaliers.

Kansas. Il piazzamento alla numero 3 della AP Top 25 ci era sembrato un filo prematuro, ma i Jayhawks hanno poi dimostrato di meritarselo ampiamente, andando a battere West Virginia in maniera autorevole. Bill Self aveva detto a Ochai Agbaji e Christian Braun di tirare di più dall’arco. Signorsì, hanno risposto i due, con 22 triple scagliate contro i Mountaineers e col secondo che ha messo su un bel 6/12. Al bombardamento ha partecipato anche Jalen Wilson (4/10), sempre più giocatore a tutto tondo (4 rimbalzi d’attacco, 3 difensivi, 4 assist) e sempre più prospetto numero 1 da seguire a Lawrence (e non è che lì ci sia penuria di profili da Draft).

 

BYU. Una sorta di voto “riparatore”, perché nelle pagelle della scorsa settimana non c’era abbastanza spazio per parlare anche dei Cougars. Hanno fatto il proprio dovere contro due avversarie abbordabili (Texas Southern e Weber State), allungando una striscia di vittorie iniziata coi due successi, belli e pesanti, ottenuti contro Utah e San Diego State. Alex Barcello sta giocando come una della migliori PG della nazione (ad Arizona si staranno mangiando le mani) e tira da tre come se stesse in un videogioco (26 su 41 in stagione). Gonzaga farà il suo solito campionato a parte ma, per il secondo posto nella West Coast, BYU parte strafavorita.

Derrick Alston Jr. (Boise State). Nella Mountain West le gerarchie stanno cominciando a definirsi. Nevada e UNLV fin qui hanno deluso, mentre Utah State e Colorado State devono ancora passare dei test validi. Allora le due primissime candidate al titolo sembrano proprio essere San Diego State e Boise State. I secondi hanno fatto a fettine New Mexico in back-to-back (+24 e +37) con un Derrick Alston Jr. in forma strepitosa e generosissimo in quanto a highlights regalati. Anche se ha già 23 anni, il figlio d’arte può interessare in ottica Draft: ala d’ottima statura, longilineo ed esplosivo, col 47.4% dall’arco in stagione e performance irreali nelle ultime tre gare (11/15). Attenzione.

 

Mattia Acunzo (Toledo). Dopo tre partite chiuse a quota 9 punti, finalmente è arrivata la prima in doppia cifra per lui. Dei 15 segnati contro NIU, però, ci importa relativamente, perché le notizie migliori stanno altrove. Nei suoi 14.5 minuti di media, Acunzo sta tenendo percentuali dal campo eccellenti (62.2%) che comprendono un 7/10 dall’arco complessivo abbastanza pazzesco. Cosa ancora più importante: è ormai a proprio agio in campo dopo un anno da redshirt e un senior year al liceo dimezzato, contribuendo alla chimica di una Toledo che è la squadra più in forma della MAC al momento.

La beata ignoranza di Lawrence North. Permetteteci una parentesi high school, perché quanto fatto da questi ragazzini dell’Indiana vale la pena di essere menzionato. L’ignoranza di cui parliamo qui è quella buona, quella di basiliana memoria. Sotto di sette punti a 22 secondi dalla fine, la squadra ha cominciato a infilare triple in serie, una più difficile dell’altra, mandando infine la gara all’overtime con una preghiera di tabella sulla sirena. Quando vai al supplementare in questo modo, è automatico vincerla alla fine. E così è stato.

 

Grand Canyon. Dopo aver perso di un punto con Arizona State, si è dovuta arrendere ad altre due avversarie molto impegnative, San Francisco e Colorado. Sconfitta, sì, ma giocandosela fino in fondo. Il che è già un miglioramento enorme rispetto all’ultimo paio d’anni, colmo di delusioni, con Dan Majerle in panchina. Ottima a rimbalzo e nello sfruttare le sue due torri europee – Alessandro Lever e Asbjørn Midtgaard – GCU ha però grossi problemi di gestione del pallone e nel trovare opzioni valide dall’arco (Lever è l’unica nota lieta: 9 su 19 in sette partite). Se comincia a limitare le palle perse, può essere la squadra da battere nella WAC.

Ohio State. Le lasciamo la sufficienza perché vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno: la gara contro Northwestern l’avevano sostanzialmente vinta, in vantaggio di 5 punti con palla in mano a 3 minuti dalla fine. Non solo, la prima partita realmente giocata da Seth Towns ha mostrato tutto il potenziale dell’ex Harvard (11 punti in 17 minuti con 4/5 al tiro). Finita la parte “mezza piena”, passiamo a quella “mezza vuota”. La squadra fa fatica fuori casa e spesso è costretta a recuperare deficit accumulati nella prima parte delle gare. E.J. Liddell è forte ma di solito è attivo solo una delle due frazioni di gioco. Serve più continuità.

 

Marcus Zegarowski (Creighton). Il problema forse è un po’ nostro, ossia dei media, che hanno caricato di troppe aspettative un ragazzo che comunque viene da un infortunio. Alcuni addirittura lo pronosticavano come POY della Big East, ma la realtà è che sta facendo molta fatica. I tiri li prende, ma la mira non è quella delle passate stagioni, né dall’arco (35.9%) né al ferro (48.0%). E la sensazione, vedendolo giocare, è che il problema sia nella testa. Le chances dei Bluejays di fare strada dipendono però inevitabilmente dalle sue prestazioni.

Richmond. Stava facendo così bene, confermando le nostre previsioni, ma è infine scivolata su una buccia di banana chiamata Hofstra. Gli Spiders si sono fatti scappare di mano una gara, in casa, proprio negli ultimi minuti quando erano riusciti a riprenderla con fatica. Un po’ traditi dal tiro da tre punti (7/24 di squadra con Jacob Gilyard unico a prenderci un minimo, 3/9). Peccato perdere l’ultimo buy game prima dell’inizio delle partite di conference.

 

Cincinnati. “Caro, anzi carissimo, coach Mick Cronin, ci manchi tanto. Non è che hai voglia di tornare ad allenarci?”. Non vogliamo infierire ma i Bearcats un tempo, anche quando non vincevano, erano una grana da affrontare per qualsiasi avversario. Quest’anno invece sono arrivate finora solo 2 vittorie (contro Lipscomb e Furman) a fronte di 5 sconfitte. La squadra fatica a mettere la palla nel canestro e in compenso non è più la saracinesca di un tempo. Si salva giusto la guardia-ala Keith Williams, ma per ora è troppo troppo poco.

Michigan State.  Le sconfitte consecutive adesso sono due e iniziano a pesare. La prima contro la sorpresa Northwestern, la seconda (in casa) contro la non-sorpresa Wisconsin, che però non vinceva sul campo degli Spartans dal 2004. L’aspetto più grave non è l’aver perso una gara, ma la sensazione di “paura” vista in molti giocatori di coach Tom Izzo. Rocket Watts ha tirato male e generato confusione mentre Aaron Henry è tornato a sembrare più atletico che tecnico. È evidente che voglia caricarsi la squadra sulle spalle, ma le sette perse indicano che lo stia facendo solo dal punto di vista emotivo.

 

Virginia. Tre sono anche i minuti che sono durati i Cavaliers contro Gonzaga. La settimana scorsa in questa posizione c’era Louisville e in questa invece ci mettiamo UVA, un po’ per lo stesso motivo. Perdere ci sta, sempre. Contro questa Gonzaga ancora di più. Gli Hoos però sono stati umiliati, mostrando problemi difensivi enormi (soprattutto con Woldetensae e Hauser in campo contemporaneamente) e questo è diverso. “Questa sconfitta ci servirà per crescere? La prossima volta giocheremo di squadra e ci faremo trovare pronti?”. Sono le domande che si è posto pubblicamente coach Tony Bennett. Ora van trovate le risposte.

La camicia di Buzz Williams e quella di John Calipari. Che sia un anno particolare, lo si capisce anche da come si vestono i coach. Nel rivalry game fra Kentucky e Louisville si è visto un Cal fin troppo casalingo – con tanto di ascella pezzata – anziché tirato a lucido come al solito. Un vestito da 1-5, secondo qualcuno. Ma per cadute di stile e secrezioni corporee, il Calippo è un distante secondo rispetto al collega Buzz Williams e la sua performance contro Wofford: una camicia madida di sudore, poi una seconda se possibile ancora più bagnata e infine un incomprensibile balletto a bordo campo per l’allenatore di Texas A&M. Chapeau.

 

I tiri allo scadere mancati da Olivier Sarr. Il difficile momento di Kentucky (il record ora è 1-6) è ben rappresentato dal tiro che ha fatto dentro-fuori del lungo. È la seconda volta in stagione (la prima contro Notre Dame) che i Wildcats hanno avuto un tiro aperto dalla media distanza per vincere la partita. Entrambi tirati da Sarr ed entrambi usciti di poco. Un destino alla Match Point di Woody Allen. Due canestri che avrebbero significato un record di 3-4 con la vittoria nel derby con Louisville. Invece a Lexington si sta consumando una mezza tragedia e coach John Calipari sta provando a fare da parafulmini: “Mi prenderei a schiaffi per come ho strutturato il calendario di prestagione”.

Carver College. A proposito di calendari, c’è questo programma della NCCAA (association di college cristiani con un’ottantina di affiliati) che ha davvero bisogno di soldi e, per trovarne, è disposto a porgere l’altra guancia. Più e più volte. La microscopica scuola della Georgia (conta 37 studenti in tutto!) ha mandato la propria squadra di basket a giocare ben 16 buy games contro formazioni NCAA (quella lega con una “c” in meno, leggermente più forte) per un tour non stop di grandissimi ceffoni in faccia. Bilancio: 101.4 punti subiti e 48.8 punti segnati di media, per uno scarto di 52.6 punti a partita. Peggior risultato, 111-34 contro FIU. Speriamo che li abbiano pagati dignitosamente, almeno.

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