Quote by Ah, come giocano Texas e Michigan

Texas (dopo la vittoria da schiacciasassi in casa di Kansas) e Michigan (sempre più bella da vedere e ancora imbattuta dopo 9 gare) sono le due squadre del momento. Le pagelle della settimana.

 

Texas. La panchina sulla quale sedeva Shaka Smart si è improvvisamente raffreddata. Da mesi indichiamo il coach dei Longhorns come uno di quelli che deve dimostrare qualcosa e la risposta è una partenza stagionale con record 8-1, compresa la vittoria sul parquet di Kansas nella quale Texas ha inflitto ai Jayhawks la peggiore sconfitta in casa da quando allena Bill Self. Il tutto senza peraltro contare su una grande partita del talento Greg Brown. La squadra è solida in difesa, compatta in attacco. Ad oggi, secondo le ultime proiezioni, sarebbe una testa di serie #1 al Torneo Ncaa.

Franz Wagner (Michigan). Puntiamo sul fratello di Mo, un’ala dal grande potenziale, per parlare del magico momento di Michigan (qualche puntata fa delle pagelle avevamo invece scelto il centro freshman Hunter Dickinson). I Wolverines sono una delle squadre più in forma della Ncaa. Abbiamo aspettato qualche partita significativa prima di proiettarli in classifica. Ora sono 4-0 in Big Ten dopo aver convinto contro Maryland e aver asfaltato Northwestern. Proprio nell’ultima contro i Wildcats, Franz Wagner è tornato il giocatore da Nba che tutti si aspettano: 14 punti con 2/5 dall’arco, 10 rimbalzi, 5 assist e 5 stoppate.

 

Colin Castleton (Florida). Tradizionalmente a Michigan di centroni buoni ne passano tanti, al punto che qualche volta ce n’è uno che si debba trasferire per trovare spazio. È il caso del junior Castleton, il quale ha messo i primi due ventelli della carriera proprio nella settimana passata: 23 punti contro Vanderbilt e 21 contro LSU, con un 18/23 da due in totale, micidiale in post basso grazie alla sua tecnica. Senza Keyontae Johnson, si è caricato un bel po’ di peso offensivo sulle spalle ed è prima di tutto grazie a lui se i Gators sono 2-0 nella SEC.

Liam Robbins (Minnesota). Alla voce “transfer di impatto” segnate questo sevenfooter dalla chioma fluente di Minnesota. La vittoria in trasferta contro Ohio State porta la sua firma: 27 punti (12/17 ai liberi), 14 rimbalzi, 4 assist, 5 stoppate e 2 recuperate. Era stato il migliore anche in trasferta contro Michigan State. Certo, nelle vittorie c’è sempre molto merito del top scorer Marcus Carr, ma tra i segreti dei Golden Gophers di questa stagione c’è anche lui, il classico solido centro che dà fastidio in attacco e in difesa.

 

Damien Jefferson (Creighton). Nel successo dei Bluejays su Providence, Zegarowski ha fatto di nuovo lo Zegarowski (20 punti, 4 assist), Ballock (14 punti) ha segnato quella che è forse la tripla più bella della stagione e Bishop ha messo un game winner da urlo. Anche se non è stato impeccabile nel finale, l’MVP di giornata è Jefferson. Atletico, esplosivo e… ovunque: ultra aggressivo in entrambe le metà campo, un treno in corsa in contropiede e sempre pronto a scattare come una molla per intercettare un pallone. Per lui: 18 punti, 8 rimbalzi, 6 recuperi. Il tipo di tuttofare di cui ogni squadra ha bisogno.

Gianmarco Arletti (Delaware). All’improvviso uno sconosciuto. Per gli avversari, mica per noi che lo conosciamo molto bene ormai. Il bolognese aveva messo insieme solo 23 minuti e due tiri presi (senza segnare) nelle sue prime cinque partite Ncaa. Poi contro Charleston si è guadagnato spazio a suon di canestri – triple, up and under, jumper dal palleggio – in una prestazione davvero difficile da pronosticare fino a poco prima: 21 punti con 5/7 da due, 3/6 da tre, 2/3 ai liberi nella vittoria dei Blue Hens. Il futuro è suo.

 

Clemson. Siamo estimatori di Aamir Simms da un bel po’ ormai ma adesso anche i suoi compagni cominciano a piacerci. In una ACC di scarsa qualità (almeno per ora) fra i nomi di maggior richiamo, Clemson potrebbe essere l’underdog che fa saltare il banco. In settimana ha fatto un bel colpo con Florida State e compiuto il proprio dovere (un po’ a stento, va detto) con una Miami claudicante. Ci aveva strappato un applauso già a inizio stagione e, intanto, la sua difesa non ha mai tradito: è infatti l’attuale #2 dell’intera D-I per Adjusted Efficiency (86.5, con un gran bel 88.8 nelle 5 gare giocate contro formazioni della Top 50 di KenPom).

Winthrop. Mid-Major del cuore, non solo perché ci gioca il nostro Micheal Anumba. Ha fatto il proprio dovere nel back-to-back con Campbell e diventa sempre più evidente come coach Pat Kelsey abbia fra le mani la miglior squadra mai allenata da lui. Esageratamente profonda (ruota fino a undici giocatori) e con pedine di ogni tipo: il tizio di 2 metri che è già a quota due triple doppie quest’anno (Chandler Vaudrin), il solito nano razzente (Russell Jones) e il lungo più largo che alto ma con mani fatate (D.J. Burns). Ora ha record 7-0 e il bello è che ha anche margini di miglioramento cospicui. Chicca statistica: secondo KenPom, Winthrop ha il 12.8% di possibilità di chiudere la stagione regolare da imbattuta. In tutta la D-I, c’è solo una formazione che ha chance maggiori (Gonzaga con un assurdo 49.5%).

 

UCLA. Voto che fa media fra due notizie di segno opposto. Nell’ultima puntata del podcast avevamo detto, più o meno, “certo che è strano vedere una squadra di Mick Cronin che attacca meglio di quanto difenda”. Crediamo che UCLA crescerà tanto nella propria metà campo e, in tal senso, ha mandato bei segnali contro Colorado, battuta per 65-62 e tenuta sotto al punto per possesso. A motivare ulteriormente i losangelini, c’è stata la brutta notizia su Chris Smith (crociato rotto, stagione finita). “Vederlo andare giù in quel modo ci ha spronati a giocare più duro e a prenderci la vittoria per lui”, ha detto Cody Riley. Perdere la propria stella fa male, ma il roster dovrebbe essere abbastanza malleabile per mettere una pezza a questa assenza.

Tennessee. L’upset subito potrebbe indurre giudizi più severi, ma optiamo per la sufficienza visto che Alabama è una squadra oggettivamente pericolosa. I Vols hanno prima smembrato Mizzou e poi rincorso invano i Crimson Tide per tutta la gara. Cos’è cambiato in tre giorni? Il minutaggio di Yves Pons. Coi Tigers è stato dominante, con tanto di stoppata numero 100 in maglia UT. Nella seconda gara, però, non ha giocato per niente nel primo tempo per via di due falli rapidissimi. Quand’è rientrato a metà ripresa, ha provato a scuotere i suoi con 5 stoppate in pochi minuti e ha prodotto un buon impatto in attacco, ma ormai i buoi erano scappati.

 

Pelle Larsson (Utah). In futuro, quando rivedrete lo svedese qui, sarà probabilmente fra i voti alti. Però ora tocca fargli un bel rimbrotto per come ha gestito l’ultimo pallone nella sfida persa di due punti con UCLA. Male, malissimo. Anche dando come attenuante la proverbiale inesperienza del freshman. Meglio – ma non bene – nella gara successiva, contro USC, dov’è stata un po’ tutta la squadra a naufragare. Insomma, una settimana da dimenticare.

Nathan Mensah (San Diego State). Se gioca male il lungo del Ghana, gioca male anche San Diego State. Gli Aztecs hanno iniziato bene la stagione, ma qualcosa sembra essersi inceppato e lo dimostrano le due sconfitte consecutive subite tra le mura amiche con BYU e soprattutto Colorado State. Per Mensah, 8 punti e 3 rimbalzi nella prima e 4 punti con 4 rimbalzi nella seconda. Male per uno che viaggiava in doppia cifra di punti con 8 rimbalzi di media.

 

Le partite giocate da Caleb Mills con Houston. La guardia, considerata uno dei giocatori più forti non solo dei Cougars ma di tutta la AAC, ha deciso di lasciare la squadra per un po’ di tempo per motivi personali. Stessa decisione per quello che doveva essere uno dei più forti centri della Ncaa, ossia Oscar Tshiebwe di West Virginia. Un peccato per lo spettacolo, per le due squadre e per le due conference. Le parole di coach Kelvin Sampson fanno pensare che Mills prima o poi tornerà in squadra, mentre interpretando quelle di coach Bob Huggins invece non sembra sia così facile il ritorno di Tshiebwe.

Palle perse. La stagione 2020/21 finora è quella in cui si sta giocando al ritmo più alto da 30 anni a questa parte. Questo aspetto funziona per lo spettacolo, ma in compenso finora le squadre stanno registrando il più alto numero di palle perse (in percentuale) dal 2013. Un conto è un basket più veloce e più efficiente, un altro le troppe palle perse e la confusione. Ne sa qualcosa Auburn ad esempio, partita 0-2 nella SEC e penalizzata proprio dai turnovers.

 

David McCormack (Kansas). Non vogliamo farne il capro espiatorio per lo schiaffone subito contro Texas, ma una cosa va detta: il lungo dei Jayhawks è il grande limite di questa squadra. In difesa non riesce a stare sui pari ruolo d’élite, né con quelli atletici come se ne incontrano spesso nella Big 12 (e Texas ne ha un bel paio in Jericho Sims e Kai Jones) né con quelli più tecnici (Drew Timme era stato davvero indigesto per lui). In attacco non riesce a prendere una posizione profonda in area o ad essere un compagno da pick and roll. Kansas funziona meglio senza di lui, anche a costo di essere molto più leggera sotto.

Northern Iowa. Stagione da dimenticare per i Panthers, da sempre una delle squadre più continue tra le Mid-Major e anche quest’anno considerata in preseason la più forte della Missouori Valley. Il roster è stato falcidiato dagli infortuni e coach Ben Jacobson ha dovuto spesso fare le nozze con i fichi secchi. Gli alibi e le attenuanti ci sono, ma lo sweep contro Evansville (0-2) fa molto male, anche perché la sensazione, soprattutto nella prima gara, è che sia stata persa per disattenzione più che per mancanza di profondità.

 

Arizona. Autoimporsi un postseason ban in una stagione particolare come questa è un po’ una paraculata (sì, Auburn, parliamo anche di te). Farlo dopo più di un mese di stagione, però, rappresenta anche un’incredibile mancanza di rispetto verso gli studenti-atleti. Detto della pessima figura fatta dal programma, vogliamo mandare un pensiero e un abbraccio al povero Kerr Kriisa. Prima la Ncaa se ne esce con un “ops scusa non sei eleggibile” nel giorno del suo esordio al college. Poi gli viene detto che potrà giocare dal 6 febbraio. E adesso questo.

Connor Vanover (Arkansas). In quella fiera dell’horror mascherata da partita di basket che è andata sotto il nome di “Missouri-Arkansas” (Mizzou che riesce a vincere di 13 buttando via 21 palloni e facendo 5/19 da tre), c’è lui che emerge prepotente come attrazione peggiore – o migliore, dipende dai punti di vista. Il lunghissimo lungo lungagnone (221 cm) dei Razorbacks è riuscito a fare virgola per canestri dal campo nonostante i ben undici tentativi totali, fra cui cinque triple. Una specie di Matt Haarms dei poveri, oltretutto portato a lezione da Jeremiah Tilmon (25 punti) che l’ha preso sapientemente a culate in post basso per tutta la gara.

 

Copertina: Photo by Marc-Grégor Campredon/MGoBlog

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