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Big Ten: Indiana favorita, ma c’è concorrenza

Trayce Jackson-Davis Indiana Butler
Autore: Stefano Fontana
Data: 6 Ago, 2022

Preparandoci alla nuova stagione, andiamo ad esaminare i programmi della Big Ten, da anni una delle conference più competitive della Division I, dividendoli in quattro categorie: dalle contender alle squadre che sembra non abbiano nulla da chiedere all’annata di college basketball che sta per iniziare.

Tier 1 – La favorita: Indiana

La più grande gioia arrivata dall’offseason per coach Mike Woodson è sicuramente il ritorno di Trayce Jackson-Davis (18.3 punti, 8.1 rimbalzi e 2.3 stoppate nella scorsa stagione). Arrivato al suo anno da senior, il lungo ha dimostrato di avere tutte le qualità per essere uno dei migliori giocatori della Big Ten: un mix di esplosività, tecnica e comprensione del gioco con pochi eguali. Complessivamente, Indiana potrà contare sui giocatori che hanno prodotto l’82% dei punti segnati nella scorsa stagione. Non una cosa da poco, ad oggi, nel mondo del college basketball.

Un sistema già rodato potrebbe permettere anche ai freshman di integrarsi e crescere rapidamente: Jalen Hood-Schifino è considerato da ESPN la quarta migliore point guard della classe del 2022, mentre Malik Reneau avrà il compito di non abbassare troppo il livello del gioco in area quando Jackson-Davis siederà in panchina. Rimane un dubbio pesante attorno al tiro dall’arco: Indiana non ha specialisti impattanti né per percentuali, né per mole di conclusioni. Parker Stewart, il migliore in questo fondamentale nella scorsa stagione (39% su 4 conclusioni a partita), ha sfruttato il transfer portal per tornare a UT Martin: coach Woodson dovrà sperare in un exploit inaspettato, o trovare un modo per vincere anche senza appoggiarsi al tiro pesante.

 

Tier 2 – Le contender: Illinois, Michigan State, Michigan, Purdue

Indiana è la favorita, ma la distanza con le altre squadre è minima: su tutte, la candidata a rompere le uova nel paniere agli Hoosiers è Illinois, capace di rimpiazzare le pesantissime perdite dell’offseason con un mix di ottime reclute e transfer di livello, formando un roster dal grande potenziale, ma del quale è difficile delineare la possibile traiettoria futura. Coach Brad Underwood ha dovuto salutare, tra gli altri, due perni come Kofi Cockburn e Andre Curbelo, ma quantomeno il tentativo di rimpiazzarli sembra poter essere valido. A rinforzare il backcourt saranno due freshman di livello come Skyy Clark (soffiato a Kentucky) e Jayden Epps, che guidano quella che secondo 247Sports è la sesta miglior campagna di recruiting della nazione. I nomi pesanti per le ali, invece, arrivano dal transfer portal: Matthew Mayer e Dain Dainja da Baylor, Terrence Shannon da Texas Tech.

Michigan State può invece contare su un buon blocco di returning players quest’anno: da Malik Hall a Joey Hauser, passando per Tyson Walker e A.J. Hoggard; l’obiettivo sarà non far rimpiangere gli addii dei tre migliori marcatori della scorsa stagione (Max Christie, Gabe Brown e Marcus Bingham). Il freshman Jaxon Kohler è un lungo che può offrire a Tom Izzo soluzioni tattiche diverse rispetto a Mady Sissoko. La principale incognita verso il titolo sarà la capacità dei returning players di adattarsi a nuovi ruoli e minutaggi senza calare di rendimento.

Chi non calerà sicuramente è Hunter Dickinson: unico superstite del quintetto titolare della deludente Michigan 2021/22, il centro dei Wolverines, nel suo anno da junior, potrebbe seriamente puntare al titolo di Big Ten Player of the Year. Attorno a lui, una squadra ricostruita quasi da zero, grazie alla decima recruiting class della nazione secondo 247Sports. Coach Juwan Howard dovrà trovare quasi subito prestazioni importanti dai suoi freshman (Jett Howard su tutti) per diventare una pericolosissima mina vagante in Big Ten; altrimenti, Dickinson potrebbe ritrovarsi a predicare nel deserto.

Chiude il pacchetto un’altra delle grandi deluse della scorsa stagione: Purdue che ha salutato la Big Dance per mano della cenerentola Saint Peter’s alle Sweet 16. Tra tutte le possibili contender, forse la squadra di coach Matt Painter è la meno attrezzata: gli addii di Jaden Ivey e Trevion Williams hanno lasciato una voragine troppo grande in termini di leadership e produzione. A colmarla, almeno in parte, sarà il talento di Zach Edey, che continuerà ad essere uno dei matchup più difficili da affrontare a livello nazionale, ma dopo aver fallito i recruiting di Nijel Pack and Tyrese Hunter, i Boilermakers potrebbero avere seri problemi nel reparto guardie.

 

Tier 3 – Metà classifica: Ohio State, Rutgers, Iowa, Wisconsin

Ancora meno prevedibile è il percorso di Ohio State, che da E.J. Liddell e Malaki Branham in giù si ritroverà senza sette dei primi otto giocatori della scorsa stagione per minutaggio, escluso il solo Zed Key. Nonostante un buon mix di freshman talentuosi e scorer esperti, la sensazione è che, per puntare al titolo, manchi almeno un leader tecnico dalla forte personalità.

Discorso simile per Rutgers: il ritorno di Paul Mulcahy e Caleb McConnell rende il backcourt degli Scarlet Knights uno dei più competitivi della conference, e il transfer da Loyola-MD Cam Spencer sembra promettente. Dopo l’addio di Ron Harper Jr., tuttavia, il roster sembra ancora troppo corto e male assortito per puntare al bersaglio grosso.

Non avendo pescato dal transfer portal, invece, Iowa dovrà sperare nella crescita del giovane core ereditato dalla scorsa stagione. In particolare, coach McCaffery si affiderà al talento di famiglia: Kris Murray (9.7 punti e 4.3 rimbalzi in 18 minuti nella scorsa stagione) avrà il doppio compito di per non far rimpiangere il fratello Keegan (quarta scelta assoluta al Draft 2022) e di togliere gli Hawkeyes dall’anonimato a cui sembrano destinati.

I campioni in carica di Wisconsin sono sicuramente il programma che esce messo peggio dalla offseason: perso il leader Johnny Davis, Conference Player of the Year, assieme a lui se ne è andato anche il secondo top scorer di squadra, Brad Davidson. Il recruiting è stato nullo, ed anche il transfer portal ha regalato pochi innesti davvero rilevanti. I Badgers sono abituati a ribaltare i pronostici, ma a meno di notevoli exploit (Chucky Hepburn?), quest’anno saranno difficilmente protagonisti.

Tier 4 – I bassifondi: Penn State, Northwestern, Minnesota, Maryland, Nebraska

L’ultimo tier è quello dei programmi che già dall’inizio rischiano di avere poco da chiedere a questa stagione, se non il compito di far crescere con calma i giovani e cercare l’amalgama giusta per costruire un ciclo vincente. È il caso di Penn State, che accanto al leader Jalen Pickett ha piazzato un 4-star prospect come Kebba Njie e un paio di transfer da mid-major (Andrew Funk e Camren Wynter): troppa poca qualità media, comunque, per imporsi in Big Ten.

Non naviga in buone acque neanche Minnesota, nonostante ritrovi il leader Jamison Battle (17.5 punti e 6.3 rimbalzi lo scorso anno): degli altri returning players, infatti, nessuno viene da una stagione da più di due punti di media a partita. La speranza è che il ritorno a casa di Dawson Garcia dopo due stagioni travagliate tra Marquette e North Carolina possa ricaricare di punti il frontcourt.

Non solo i due piccoli titolari, ma anche coach Mark Turgeon: Maryland dovrà ricostruire un bel pezzo di progetto. Se è vero che il reparto lunghi è in buone mani, con Julian Reese e Donta Scott a guidarlo, la sensazione è che difficilmente i nuovi Terrapins di Kevin Willard riusciranno ad essere efficaci già dalla prima stagione.

A chiudere mestamente questa carrellata sono Northwestern e Nebraska. Se dopo una stagione sfortunata i Wildcats sembrano non aver trovato antidoti all’addio di Pete Nance – direzione UNC – ed alla mancanza di qualità sotto i tabelloni, i Cornhuskers non hanno ancora risolto i loro problemi noti: una difesa ballerina e la mancanza di un creatore di gioco efficace nel backcourt.

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