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Hunter Dickinson, la roccia di Michigan

Hunter Dickinson Michigan Northwestern MGoBlog
Autore: Manuel Follis
Data: 7 Gen, 2021

Pochi giorni fa un blog della fanbase di Michigan titolava così un suo articolo: “La leggenda di Hunter Dickinson continua a crescere”. Non ci sono possibili fraintendimenti sulla traduzione, hanno proprio usato il termine “leggenda”. Per carità, si tratta di un articolo di parte, scritto da giornalisti-tifosi. Ma se uno si lancia a dare della leggenda a un freshman di 20 anni, evidentemente in campo deve essere successo qualcosa.

Quello che è successo è banale: finora Dickinson ha mostrato una maturità, una solidità e soprattutto una continuità da star. E così, nel momento in cui Michigan sembra essere la squadra da battere in una conference tosta come la Big Ten, non si può non parlare di quello che è stato il miglior giocatore dei Wolverines. Il migliore? Sì, fa impressione immaginare che tra talenti come Isaiah Livers o Franz Wagner (uno dei più forti europei della Ncaa), il più continuo sia stato Dickinson, ma finora è andata esattamente così.

Hunter Dickinson Michigan Minnesota MGoBlog

Hunter Dickinson contro Minnesota, gara del suo career-high: 28 punti (Photo by Marc-Grégor Campredon/MGoBlog)

Partiamo dalle cifre base, quelle introduttive: 18.0 punti, 8.1 rimbalzi, 1.4 stoppate in 26.3 minuti di media, con il 73% dal campo e quasi il 74% ai liberi. Tra tutti i giocatori di power conference (se vogliamo includere la AAC accanto alle P6) che stanno in campo almeno 20 minuti, solo il senior Darien Jackson di Tulsa fa meglio di lui per percentuali dal campo (75.6%). Nella corsa al Ken Pomeroy Player of the Year, che abbiamo citato spesso nei nostri articoli, al momento è in quinta posizione davanti a a prospetti Nba come Jared Butler, Jeremiah Robinson-Earl e James Bouknight (invece Marcus Carr, altra stella della Big Ten, è appena scivolato via dalla Top 10). Una classifica nella quale peraltro al momento non ci sono freshmen a parte il centro di Michigan.

Tra gli atleti al primo anno ovviamente vince facile, primo per distacco nel Player Efficiency Rating. Il giocatore di power conference che gli va più vicino è Cameron Thomas di LSU (prospetto interessante) poi vengono Day’Ron Sharpe di North Carolina e Jaden Springer di Tennessee. Il punto chiave, che ha reso il lungo del Maryland una delle sorprese della stagione, è quanto la sua presenza già incida sulle prestazioni della squadra.

I Wolverines finora sono imbattuti, ma alcune partite sono state delicate. La squadra alla sua seconda gara ha vinto contro Oakland, non certo una corazzata, solo dopo un supplementare e anche l’esordio contro Penn State non è stato facile. Oggi si tratta banalmente di partite vinte, ma senza Dickinson probabilmente non sarebbero andate nello stesso modo.

Cosa fa in campo il solido Hunter? È difficile dirlo in altro modo se non con l’espressione “è efficace”. Intanto è grosso, alto 216 cm per 115 kg. Facile da trovare per i compagni, difficile da spostare per gli avversari. La mano mancina è morbida (e lo dimostrano le percentuali ai liberi), anche se non prende troppe conclusioni dalla media. Di fatto però, in una squadra storicamente piena di tiratori come Michigan, non è lui che deve stare sul perimetro, anzi. Dickinson è quello che deve creare spazi per gli altri e lo fa alla grande.

Questa è una sequenza emblematica del citato match con Oakland. Era la seconda gara della vita collegiale per Dickinson, Michigan era sotto di 5 punti a 11 minuti dalla fine. A quel punto è entrato in campo il numero 1 e tre minuti dopo i Wolverines erano sopra di uno con 9 punti del centro (tre canestri e tre liberi) oltre a un assist per un and-one. Vedere per credere.

 

Come definireste la performance di questi 3 minuti di Dickinson? Stellare? No. Incredibile? No. Una prova balistica senza senso? No. Eppure il lungo dei Wolverines, entrato al college da 4-star (#43 di 247Sports e #41 di ESPN nella classe 2020), ha contribuito ad ogni singola marcatura della sua squadra cambiando l’inerzia della partita. Una presenza solida. Hunter fa quello che deve fare, occupa gli spazi giusti e sfrutta il fisico per segnare senza avere la mano che trema e senza fare errori. Non è il più spettacolare o verticale del college, ma per ora ad Ann Arbor ve benissimo così.

Oggi Michigan con lui in campo, su 100 possessi, segna 11.6 punti in più e subisce 7.9 punti in meno. Un differenziale di 19.5 punti, il più alto nel roster allenato da Juwan Howard. Wagner è un fattore importante, ma incide molto più in difesa (-15.5 punti) di quanto non faccia in attacco (+2.5).

Hunter Dickinson fan Michigan MGoBlog

Non ci sono fan sugli spalti, solo sagome di cartone. Però Hunter Dickinson riesce comunque a scatenare la fantasia dei tifosi di Michigan. (Photo by Marc-Grégor Campredon/MGoBlog)

Difetti ce ne sono? Parecchi. Intanto la condizione fisica. Dopo quei 3 minuti di fuoco contro Oakland ha chiesto il cambio. Coach Howard sta lavorando anche su questo in palestra, ma c’è di buono che il ragazzo non sembra soffrire i carichi di lavoro o gli allenamenti duri.

Le cifre, al momento decisamente sopra la media, sono probabilmente destinate a scendere, visto che Hunter Dickinson deve ancora affrontare giocatori come Luka Garza di Iowa, ossia il miglior lungo della Ncaa, l’esperto Micah Potter di Wisconsin, un all-around come Trayce Jackson-Davis di Indiana, un armadio tipo Kofi Cockburn di Illinois o la banda molto fisica di Michigan State. La prova del nove per Dickinson saranno quelle gare, nelle quali il centro verrà messo a dura prova anche difensivamente.

Restiamo sui difetti e non perché il lungo non ci piaccia, ma solo per evitare agiografie e per evidenziare gli spazi di crescita che ha. Un primo aspetto evidente è che usa pochissimo la mano destra e ancora di più che nel cercare la conclusione ruota praticamente sempre sulla sinistra (utilizzando la protezione della destra e la conclusione con la mano amica), ma questo lo porta talvolta ad essere prevedibile.

 

Nelle situazioni di pick & roll è evidente che non gli sia chiesto di difendere con aggressività il perimetro. Anzi, in difesa esce dall’area molto mal volentieri e questo potrebbe portarlo a soffrire con lunghi dotati di buon tiro da fuori e rischia di concedere comodi jumper dalla media alle guardie avversarie che dovessero sfruttare appieno il gioco a due con il compagno marcato da Hunter Dickinson, anche se i piccoli di Michigan sono diabolici nel recuperare difensivamente la posizione. Quando riesce a stare in area invece il discorso cambia, è difficile girargli intorno e non essendo un salterino non abbocca alle finte.

Se il lungo raggiunge la sufficienza in difesa, dove compensa con intelligenza e solidità la mancanza di rapidità sul perimetro, il meglio per ora lo ha fatto vedere in attacco dove mostra un campionario degno di un veterano. Per esempio, non abbassa quasi mai il pallone dopo il rimbalzo.

 

Dal post sa segnare quasi in ogni modo, con o senza tabellone. Nel repertorio, grazie alla mano morbida, è compreso anche il tiro dalla media, che pure usa molto poco. Nell’ultima azione della clip si noti il lavoro che fa sui blocchi per tutti i compagni prima di arrivare alla conclusione.

 

E poi c’è il vantaggio di avere un lungo che non si spaventa se subisce i contatti e che è capace di far uscire la palla dal post quando lo raddoppiano. Nella seconda azione, la tripla di Wagner parte da un passaggio preciso e tempestivo del centro dei Wolverines.

 

Ma uno così è da Nba? È presto per dirlo. Intanto deve ancora affrontare gli avversari nel ruolo più tosti della Big Ten e poi un altro banco di prova saranno le partite che contano, quelle del torneo di conference e quelle del Torneo Ncaa. Difficile immaginare per lui una sorte da one-and-done a meno di una corsa folle di Michigan alla March Madness.

È un giocatore vecchio stile, tutto rimbalzi e presenza sotto i tabelloni, anche se queste caratteristiche non vanno confuse con quelle di un giocatore solo di quantità, perché il repertorio di Dickinson già offre molta qualità, come dimostrano i video. Inevitabile però che se dovesse confermare percentuali, consistenza e dare continuità alle sue prestazioni, qualche faro finirà per forza per attirarlo.

 

Copertina: Photo by Marc-Grégor Campredon/MGoBlog

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