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Bobi Klintman e altri protagonisti degli Europei U20 B

Autore: Riccardo De Angelis
Data: 1 Ago, 2022

Pensate che valga la pena seguire solo gli Europei di Division A? Sbagliato: di talento ce n’è a palate anche nella Division B della FIBA. Ecco i giocatori più interessanti (e qualche delusione) in chiave NCAA del torneo U20 disputatosi in Georgia, a partire da Bobi Klintman, pezzo pregiato della classe 2022 di Wake Forest.

 

Bobi Klintman e Felix Broström, la Svezia che avanza

Ci sono diverse cose positive da dire sulla Svezia – realtà emergente del panorama giovanile europeo – e sul suo giocatore di punta, Bobi Klintman, ma tocca partire da un tasto dolente per entrambi. Il quarto di finale con l’Islanda, malamente approcciato per una trentina buona di minuti, ha sbarrato loro la strada verso la promozione in Division A ed evidenziato qualche limite della sua stella in termini di decision-making al cospetto d’un avversario con poco talento ma tremendamente intenso e ben organizzato. Un gran peccato per una squadra finita quinta con record 6-1 e per un giocatore che, nel complesso del torneo, ha comunque brillato abbastanza da meritare un posto nel quintetto della manifestazione.

16.0 punti, 10.0 rimbalzi, 5.1 assist, 2.6 recuperi: queste le medie da videogioco prodotte da Bobi Klintman, che continua a incantare per capacità playmaking – sia in campo aperto che contro la difesa schierata – che si pongono su livelli molto rari per un giocatore sui 206 cm d’altezza, oltretutto abbinandovi discreta esplosività e ottima fluidità di movimento che ne fanno uno slasher pericoloso. Il tiro da tre va e viene (25%) ed è certamente qualcosa sul quale continuare a lavorare, ma la recluta di Wake Forest dà l’impressione di poter essere una pedina di valore sin da subito per i Demon Deacons grazie alle qualità già citate e alla versatilità spiccata che riesce a dispiegare sulle due metà campo. C’è già chi sussurra la parola one-and-done, il che appare piuttosto prematuro, ma non c’è ombra di dubbio che Bobi Klintman sia un prospetto da NBA.

Rimanendo in Svezia e in tema di volti nuovi del college basketball, Felix Broström è un’altra ala da tenere d’occhio. Contrariamente all’amico Bobi, il jumper è uno dei suoi principali punti di forza (41.4% da tre su 4.1 tentativi). Non è altrettanto versatile sui due fronti di gioco o esattamente su quegli stessi livelli di esplosività verticale, ma Broström ha dimostrato di avere un bel primo passo e di essere capace di conclusioni ad alta quota. Per lui, 10.9 punti e 5.0 rimbalzi in appena 17.9 minuti di utilizzo in un Europeo nel quale, va detto, si è vista anche della discontinuità (29 punti in 17 minuti contro la Macedonia del Nord, 0 in 17 il giorno dopo con la Georgia).

Completo sconosciuto fino a non troppo tempo fa, il suo nome ha cominciato a circolare durante la primavera dello scorso anno, ma non abbastanza per strappare un numero di offerte congruo per qualcuno del suo livello. South Dakota è l’unica che ha dimostrato di crederci davvero (il nuovo head coach Eric Peterson è uno che, in quanto a reclutamento estero, non ha bisogno di farsela spiegare) e probabilmente parecchia gente rimpiangerà di essere stata troppo titubante nei confronti del prodotto del RIG Mark.

L’Estonia e i protagonisti NCAA che non ti aspetti

Serbia e Islanda sono state le prime due squadre a strappare il pass per la Division A, ma qui di carne al fuoco in ottica college basketball ce n’è poca. Fra i primi, si registra la presenza con scarso utilizzo (4.8 punti e 1.2 assist in 10.5 minuti) di Marko Andrić, ex Little Rock che proverà a rilanciarsi in un JUCO, Southeastern Iowa. Fra i secondi, c’è da segnalare Ólafur Gunnlaugsson, ala da 13.4 punti di media che da freshman aveva trovato poco spazio in Division II con Florida Southern.

Diverso, invece, il discorso per la terza promossa, ossia l’Estonia, anche se i protagonisti NCAA qui non sono stati quelli che ci si sarebbe aspettati. Markus Ilver, teoricamente proiettato verso un utilizzo vero a Wisconsin da sophomore, non ha inciso quanto sarebbe lecito aspettarsi da un ex ranked prospect. Forse non era al top della forma, ma fatto sta che al di là di alcuni bei lampi offerti sul piano atletico e stats nel complesso di certo dignitose (8.8 punti e 5.8 rimbalzi in 21.6 minuti), ha dimostrato scarsa pericolosità perimetrale e non è stato di certo lui a tirare la carretta.

Kasper Suurorg, secondo per punti (12.1) e primo per assist (3.6) in squadra l’ha fatto, ma purtroppo non lo vedremo più in NCAA. Anzi a dire il vero non è che l’avessimo visto molto nel suo unico anno a St. Francis Brooklyn (9.3 minuti), esperienza evidentemente deludente che l’ha indotto a entrare nel portal mesi fa. Non ha trovato pretendenti e allora ha deciso di tornare in Europa, firmando per il Morón, club spagnolo di LEB Plata. Peccato vedere un giocatore di qualità – guardia di quasi 2 metri con capacità di ball handling e di creazione per sé e per gli altri – dover passare attraverso un percorso alquanto accidentato.

Invece in NCAA ci sarà Johannes Kirsipuu, che si era riclassificato dal 2021 al 2022 nella speranza di ricevere una offerta di Division I. Offerta arrivata da Central Arkansas e accettata senza temporeggiare eccessivamente. Ha rappresentato un’iniezione d’energia non da poco dalla panchina, talvolta decidendo le partite, come successo coi Paesi Bassi (vedi tweet sottostante). 8.7 punti, 3.1 assist, 1.4 recuperi in 17.4 minuti per questa point guard dalla personalità straripante, che porta intensità e QI su entrambi i fronti di gioco e che, mentre sta in panchina, incita i compagni come se la sua vita dipendesse dal risultato in campo. I minuti da matricola saranno pochini, ma questo qui ha le stimmate del mid-major hero e potrà ritagliarsi una buona carriera collegiale, essendo uno di quei giocatori che riescono a spingere i propri limiti un po’ più in là per pura volontà di gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Sam Alajiki, pronto per il grande balzo in avanti

L’Irlanda è finita nona ma il suo Europeo è stato di gran lunga più positivo di quanto quel piazzamento possa suggerire, avendo mancato l’accesso ai quarti solo per un soffio e chiudendo infine con record 5-1. C.J. Fulton, già eccellente nel suo anno da matricola a Lafayette, ha fatto spesso pentole e coperchi in cabina di regia, mettendo insieme una statline da urlo (12.8 punti, 5.8 rimbalzi, 5.2 assist, 4.3 recuperi). Il lungo Killian Gribben, futuro freshman di Siena, ha mostrato lampi offensivi ma soprattutto belle capacità di rim protector (1.8 stoppate) mentre il suo compagno di reparto Leeroy Odiahi ha avuto meno spazio e non è riuscito a brillare, ma ha doti fisiche e atletiche importanti e dovrebbe finire per emergere durante il suo secondo anno di JUCO a Indian Hills.

Tutto qui? No, ci siamo tenuti il meglio per la fine. Sam Alajiki ha messo su buoni numeri (13 punti e 6 rimbalzi di media) che in sostanza mantengono fede di quanto di buono aveva mostrato nel suo primo anno a Cal, eccetto il tiro da tre, visto che il suo 17.2% è stato il parente brutto del 50% tondo tondo registrato nella scorsa stagione. Mira dalla distanza a parte, siamo in presenza di un giocatore di grande atletismo e mezzi fisici da dispiegare negli spot di 3 e di 4, che può difendere ad alto livello contro un ventaglio ampio di avversari e dire la propria in attacco col pallone in mano. È opinione abbastanza condivisa che Alajiki sia un candidato valido per un breakout year nella Pac-12, il che sarebbe una vera manna dal cielo per un programma claudicante come quello di Berkeley (le ultime cinque annate sono state una via crucis e lì non si vede un record positivo sin dai tempi di Cuonzo Martin).

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