Quote by Bryce Aiken, il play nel destino di Seton Hall

Ci sono voluti quattro anni, ma è possibile che alla fine Bryce Aiken abbia capito che Seton Hall era scritta nel suo destino fin dal principio. Il principio è il settembre del 2015. Due giovani talenti, amici dai tempi del liceo, visitano il campus di South Orange, New Jersey. Uno è Aiken, una PG tutto pepe alta poco più di 180 cm e l’altro è Myles Powell, combo guard un po’ più fisicata dell’amico. I due sono cresciuti nella stessa zona del New Jersey, due talenti della stessa area e dello stesso anno che però prendono strade diverse.

A Powell basta una veloce visita al campus di Seton Hall per non avere dubbi e scegliere di essere un Pirate. Il Prudential Center diventerà la sua casa e nei quattro anni a venire scriverà pagine importanti della storia del college.

Aiken è tentato di giocare con l’amico (il quale lo aspetta a braccia aperta, vedi tweet sottostante), eppure tentenna e alla fine, nonostante il corteggiamento di super atenei come Michigan, Iowa State e Maryland, preferisce Harvard, università della Ivy League che ha un programma cestistico di primo livello, ma dove lo studio è una cosa seria. Col senno di poi, si sarebbe formata una delle coppie di guardie più temibili della Ncaa.

Ma questo appunto è il “senno di poi”. Mentre Powell ha furoreggiato con la maglia di Seton Hall, Aiken per 4 anni ha brillato con quella dei Crimson. La scorsa stagione però ha giocato solo sette partite a causa di un fastidioso infortunio al piede. Ha guadagnato una redshirt e ora, dopo essersi laureato, ha deciso di cambiare squadra e di ricongiungersi col destino, scegliendo proprio Seton Hall e candidandosi a raccogliere il testimone dell’amico Powell.

«Ho scelto con il cuore. Dopo la prima conversazione avuta con coach Willard, non ho esitato a scegliere i Pirates. Lui ha la massima fiducia in me come giocatore; sa che posso aiutarli a raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati», ha detto Aiken, consapevole che Seton Hall ha obiettivi ambiziosi. Il programma ha infatti intenzione di confermarsi sui livelli della stagione appena conclusa. Il college ha vinto, seppur in coabitazione con Creighton e Villanova, la Big East. Un risultato storico frutto di 13 vittorie e 5 sconfitte in conference, un record complessivo di 21-9 totale, e la posizione n. 15 nel ranking. Una stagione purtroppo interrotta bruscamente dal Covid-19.

Adesso, i riflettori sono puntati su Bryce Aiken, cui spetterà il compito, non facile, di mantenere Seton Hall tra le più forti della Ncaa. L’infortunio al piede dovrebbe essere ormai rientrato e la PG dovrebbe essere pronta per l’inizio della prossima stagione (la cui data è ancora da stabilire). Si tratta di un’aggiunta fondamentale per coach Willard, che già dovrà fare a meno non solo di Powell, ma anche dell’altra guardia titolare Quincy McKnight.

Le abilità in attacco di Aiken sono di primissimo livello. È in grado di crearsi il tiro dal palleggio, ma anche essere produttivo in situazioni di catch-and shot (ha chiuso col 40% l’ultima stagione disputata per intero) e sul pick and roll è un incubo da marcare. Il punto debole resta la difesa, anche se di solito il contributo offensivo compensa le sue lacune.

Bryce Aiken in step-back contro Jordan Ford di Saint Mary’s

Nel suo anno da junior, Aiken ha segnato 22.2 punti, portando Harvard a conquistare la finale del torneo della Ivy League (persa contro Yale) e poi superare due turni del torneo NIT. Nella scorsa stagione, interrotta come detto dopo 7 partite, aveva iniziato con 16.7 punti per partita. In generale, nel corso della carriera ha mostrato lampi di vera classe. Tra i tanti momenti segnaliamo i 30 punti nell’ultima partita prima dell’infortunio contro Maryland, i 38 nella finale persa contro Yale del 2019.

 

Delle dodici migliori prestazioni individuali della storia del programma, ben tre portano la sua firma, inclusi i 44 punti contro Columbia, la seconda prestazione di sempre nella storia dell’ateneo (ne abbiamo parlato anche in un’intervista di BN a Gabriele Stefanini). «È un grande giocatore, che ha tante qualità. Perché capisce il gioco un istante prima di tutti gli altri. È una dote che non si compra al supermercato», dice Willard, il suo nuovo coach. L’unico vero problema sono state le condizioni fisiche, visto che ha giocato solo 65 partite in quasi quattro campionati.

Adesso arriva la sfida più importante della sua carriera, una stagione in Big East, una conference storicamente molto fisica. Aiken dice di essere pronto e in buone condizioni, si è preparato ed è ansioso di scendere in campo. «Ho la massima fiducia nelle mie capacità. Ma sai, non puoi giocare a basket da solo. Sono super entusiasta di unirmi ai ragazzi che sono già in squadra. È un gruppo solido che si prepara a una nuova stagione vincente, quindi avrò sicuramente il loro sostegno».

Certo, nella conference restano squadre toste da affrontare come Villanova (per qualcuno già in testa alla top 25 del prossimo anno) o Creighton. Bryce Aiken però ha fatto pace col destino, ricevendo l’eredità dell’amico Myles Powell e tornando dove tutto era iniziato nel 2015, a Seton Hall. Se foste degli sceneggiatori non vorreste dargli una chance?