Quote by Gabe Stefanini, voglio Columbia al Torneo

Ha giocato una stagione eccellente, ed è stato inserito nel secondo miglior quintetto della Ivy League, ma Gabriele “Gabe” Stefanini, guardia classe 1999 di Bologna, non è ancora pronto per il ritorno in Italia. “No assolutamente, prima voglio laurearmi”, spiega a BasketballNcaa.com. Davanti a sé, quindi, Gabe ha da giocare ancora due anni da protagonista al college. Siamo andati a trovarlo alla Columbia University e abbiamo chiacchierato della stagione conclusa e dei suoi progetti per il futuro.

Gabe, partiamo dalla stagione, Columbia ha chiuso con un record negativo (10-18) ma con molte partite perse per un soffio (8 supplementari giocati), che giudizio dai all’annata?

Beh inutile nascondersi dietro a un dito, la stagione non è andata come volevamo. Di sicuro ha pesato l’infortunio di Mike Smith.

 

Lui doveva essere la PG titolare e il go-to-guy ma ha giocato solo 7 partite. Come avete reagito alla sua assenza?

All’inizio ovviamente non bene, poi però abbiamo reagito tutti e abbiamo anzi iniziato a giocare meglio, facendo circolare la palla molto meglio.

Il tuo ruolo è cambiato?

Sì e ho avuto bisogno di tempo per adattarmi. Mi sono concentrato molto sulla gestione del gioco e sulla circolazione e meno sulla parte realizzativa. L’anno prossimo invece dovrei tornare a occuparmi di più della finalizzazione. In Italia in realtà ho sempre giocato play, ma dalla Columbia sono stato reclutato più come 1-2.

C’è stato un momento della stagione in cui le tue medie si sono abbassate.

Sì come ti ho detto dopo il mio cambio di ruolo la fase offensiva è stata incostante. Ho fatto fatica a trovare ritmo. Ci sono state partite in cui mi sono concentrato più sul passaggio. Pian piano però ho ritrovato equilibrio e ho iniziato a tirare. Non so perché ma mi ero messo in testa che dovevo essere più un facilitatore.

Di sicuro sei stato tra i protagonisti della stagione, mentre il primo anno avevi giocato a sprazzi.

La stagione da freshman è stata particolare. Le mie aspettative e quelle del coach erano molto alte, poi però la gestione del minutaggio è stata un po’ strana.

Ti sei rifatto quest’anno.

Beh, a livello personale è stata una stagione incredibile. A livello di squadra invece abbiamo pagato l’inesperienza.

E anche un po’ di sfortuna.

Sì, beh, contro Harvard il tiro di Bryce Aiken ce lo ricorderemo a lungo (vedere per credere, dopo la tripla di Stefanini è il tiro che manda la gara al secondo OT).

 

Pensando all’anno appena concluso, qual è la cosa di cui sei più soddisfatto e quella invece di cui sei meno contento?

Son contento perché sono riuscito a emergere in situazioni difficili. Mi rimprovero un po’ il fatto di non riuscire a essere sempre aggressivo già nel primo tempo delle partite. E avrei voluto gestire con maggiore serenità il cambio di ruolo.

Parlaci un po’ della squadra, che clima c’è?

Meraviglioso, non sono mai stato in una squadra così. Ci sono zero gelosie ed è quasi una squadra senza un vero leader in cui tutti si aiutano. Una forza.

Qual è il giocatore con più talento? Quale il più simpatico?

Il più talentuoso secondo me Maka Ellis (ala, freshman) che secondo me l’anno prossimo farà una super stagione. Il più simpatico è Patrick Tapé (centro, junior) davvero estroso.

Come vedi la squadra l’anno prossimo?

Molto bene, sono sincero. Già quest’anno siamo stati sfortunati in un paio di occasioni, l’anno prossimo abbiamo la squadra per vincere la conference.

Tu su cosa ti concentrerai questa estate?

Farò molto lavoro sul mio corpo, e poi voglio migliorare il ball handling e anche il tiro.

Qual è il complimento che hai ricevuto quest’anno che ti ha fatto più piacere?

Che è divertente guardarmi giocare.

Com’è il tuo rapporto con la scuola? La Columbia non è un’università qualsiasi.

No infatti, la scuola è molto impegnativa e mi richiede molto tempo al di fuori degli allenamenti. Ma va bene così.

Hai mai pensato di lasciare e metterti a fare il professionista in Italia?

No, voglio laurearmi. Ed è una scelta che porterei avanti anche a fronte di una mega offerta. Voglio concludere gli studi. Perché qualsiasi cosa succeda nella vita sarò laureato alla Columbia.

Qual è il più forte giocatore che hai affrontato da avversario?

Naz Reid, ci ho giocato contro quando ero alla high school. Pazzesco. Un fisico assurdo capace di fare quello che vuole in campo. Un talento puro.

E quello più forte che invece ti è toccato marcare?

Un altro di LSU, Tremont Waters. Una velocità d’esecuzione assurda.

Ti piace difendere?

Sì, molto.

Sogni la Nba?

Chi non la sogna. Certo. Ma il mio vero sogno è giocare al più alto livello possibile, se devo essere onesto mi sogno più a giocare in una squadra da Eurolega di buon livello.

Qual è il tuo giocatore preferito?

Mi piace molto l’eleganza di Kevin Durant e adoro Kyrie Irving, ma il mio preferito in assoluto è Steve Nash.