Quote by Da Kentucky a MSU, tutto sulle contender

Dopo avervi presentato le 4 squadre con il seed #1, vediamo chi sono le loro più dirette sfidanti. Con il #2 c’è un quartetto composto dalle due big della Big Ten e dalle due della Sec, assolutamente da tenere d’occhio per le Final Four.

Vediamo pregi e difetti di Michigan State, Michigan, Tennessee e Kentucky.

MICHIGAN STATE

Quintetto

PG – Cassius Winston
SG – Matt McQuaid
SF – Aaron Henry
PF – Kenny Goins
C – Xavier Tillman

Punti forza: giocano quasi a memoria e hanno la capacità di colpire sia sotto canestro sia dall’arco. Sono la squadra che fa circolare meglio la palla (primi della nazione per assist/FG) e proteggono il ferro come pochissime altre formazioni.

Punti deboli: il brutto infortunio alla caviglia di Kyle Ahrens priva gli Spartans del loro principale cambio. Adesso giocano sostanzialmente in 6, con Nick Ward reduce anche lui da un infortunio, che entra dalla panchina. Questo alla lunga potrà essere un problema.

Le star: Cassius Winston ha vinto il premio di mvp della Big Ten e oggi quasi tutti i mock Nba lo considerano almeno al secondo giro. Giocatore che sulla carta non ha nulla di eccezionale, se non fosse che poi non sbaglia mai una scelta o (quasi) mai un tiro clutch. Accanto a lui il lungo Nick Ward, che se in forma è chiaramente un centro da Nba.

Nota bene: la squadra ha affrontato infortuni per tutta la stagione, dalla guardia titolare Johsua Langford a Ward fino da ultimo ad Ahrens. Eppure nelle 6 sconfitte subite in stagione solo una è stata superiore a 5 punti. Tradotto: non mollano mai. Adesso giocano “in missione” per il loro compagno. Quelle storie che spesso finiscono bene.

 

MICHIGAN

Quintetto

PG – Zavier Simpson
SG – Jordan Poole
SF – Charles Matthews
SF – Ignas Brazdeikis
C – Jon Teske

Punti forza: giocano il basket più fluido e più di letture tra tutte le big del Torneo e nonostante questo sono la squadra che perde meno palloni di tutte, sintomo di un efficienza altissima. Sono anche la seconda miglior difesa, statisticamente parlando, che entra al torneo, clamorosa nella difesa del tiro da 3.

Punti deboli: tanti giocatori accendono e spengono la luce. Se sono tutti accesi contemporaneamente la squadra è da titolo, ma in stagione è successo raramente. Charles Matthews in particolare sembra in fase involutiva (solo 3 tiri tentati nella finale della Big Ten), ma anche gli altri faticano a essere costanti.

Le star: con Matthews (che resta potenzialmente una guardia Nba) che sta abdicando, è salito alla ribalta Ignas Brazdeikis, all around ambidestro con la modalità “attacco” sempre inserita, capace di colpire sui tagli senza palla, ma anche da 3 o in penetrazione.

Nota bene: fino alla fine di gennaio Michigan era chiaramente una delle 3 squadre più forti della nazione, poi sono iniziati i problemi, che hanno coinciso con gli up-&-down dei giocatori chiave, da Matthews a Brazdeikis. Coach John Beilein però è un mago nel far performare bene i suoi alla March Madness.

 

TENNESSEE

Quintetto

PG – Jordan Bone
SG – Lamonte Turner
SF – Admiral Schofield
PF – Grant Williams
C – Kyle Alexander

Punti forza: senza freshman nella rotazione a 8, i Vols hanno esperienza da vendere e un attacco che ha un perno in post basso come il due volte player of the year della Sec Grant Williams e una serie di tiratori attorno, pericolosi anche in penetrazione. La palla gira bene (4/i negli assist con 18.5 a partita) e così un modo per far male i Vols lo trovano sempre.

Punti deboli: la difesa non è esattamente l’arma migliore della squadra di Rick Barnes, soprattutto sugli esterni. Lamonte Turner e Jordan Bone hanno fatto un’ottima stagione ma non hanno mai mostrato tanta voglia di piegare le gambe per contenere le penetrazioni dei piccoli avversari.

Le star: Admiral Schofield e Grant Williams sono due giocatori che uniscono potenza a talento, oltre a possedere un’agilità sorprendente per gente della loro stazza. Senior il primo, junior il secondo, garantiscono quel mix di esperienza e leadership che poche squadre hanno.

Nota bene: i Vols non sono mai arrivati alle Final4, solo una volta hanno raggiunto le Elite 8 e, nelle sue ultime 7 apparizioni al Torneo, coach Rick Barnes è sempre uscito al primo o secondo turno. E’ l’anno giusto per fare la storia?

 

KENTUCKY

PG – Ashton Hagans
SG – Tyler Herro
SF – Keldon Johnson
PF – PJ Washington
C – Reid Travis

Punti di forza: con 65.4 punti concessi e il 12/o posto nella nazione per efficienza sui 100 possessi, la difesa è una delle chiavi dei successi dei Wildcats che hanno imparato la lezione da 118 punti subita da Duke nel match di apertura. Come sempre dotati di centimetri, sono inoltre una squadra che va molto bene a rimbalzo offensivo e, in generale, sanno essere molto efficaci in entrambi le aree.

Punti deboli: Tyler Herro e Keldon Johnson hanno mani educate, PJ Washington è passato addirittura dal 23.8% al 41.9% e il 36.5% di squadra non è neanche malaccio, ma il tiro da 3 rimane un semi oggetto misterioso per i Wildcats che sono 341/mi nella nazione per produzione di punti da oltre l’arco.

Le star: Keldon Johnson rimane il miglior prospetto Nba della squadra ma la stella della stagione è senz’altro PJ Washington, miglioratissimo in ogni aspetto del suo gioco e ora pronto anche lui per il piano di sopra. Dietro di lui, tra i marcatori dei Wildcats c’è Tyler Herro che non sarà mai una stella, ma ha già dimostrato di essere un giocatore chiave.

Nota bene: il -34 incassato nella partita contro Duke che abbiamo citato sopra è stata la peggior sconfitta per John Calipari in tutta la sua carriera. In pochi sanno però che, tra le due, la squadra più giovane era proprio Kentucky, che è al terz’ultimo posto in tutta la Division I per esperienza.