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Esordio da big per Banchero, vincono Duke e Kansas

Autore: Riccardo De Angelis
Data: 10 Nov, 2021

Spalti pieni, buon ritmo e un po’ di crampi: il Champions Classic ha dato il via in gran stile alla nuova stagione NCAA. Protagonisti di serata al Garden sono stati Paolo Banchero e Trevor Keels nel successo di Duke su Kentucky (79-71) e Ochai Agbaji in quello di Kansas su Michigan State (87-74). Ecco com’è andata.

Paolo Banchero, 22 punti da applausi

Non sarà stata la valanga Zion-Barrett di tre anni fa, quando la coppia di Duke mise insieme 61 punti per umiliare Kentucky al Garden, ma la prova d’esordio di Paolo Banchero e di Trevor Keels (47 punti in due) è stata una di quelle che fanno girare parecchie teste. E che portano vittorie: 79-71 sui Wildcats in una gara condotta quasi ininterrottamente, contraddistinta in primis dall’insistenza e dalla precisione dei Blue Devils nel puntare il canestro (62.5% da due).

Intensità e ritmo da conference season, condizione fisica invece proprio da esordio stagionale: ben quattro giocatori di Duke alle prese coi crampi durante la ripresa, tra cui Paolo Banchero. L’italoamericano è rimasto ai box per quasi tutta la prima metà del secondo tempo, ma al rientro in campo non ha fatto una piega: due canestri dalla media eleganti e fluidi – il secondo, un gran turnaround jumper dal lato sinistro – messi a segno in rapida successione per il +15 Duke con 9:20 da giocare. Roba importante nell’economia della gara, come del resto è stato un po’ tutto quello che ha fatto in serata: per lui, alla fine, 22 punti in 31 minuti con 7/11 dal campo e 8/9 ai liberi, più 7 rimbalzi e 2 recuperi.

“We had a chance to make a statement with this game and come out and play well. That’s what we were thinking about coming in”, ha detto il ragazzo di Seattle a fine partita. Missione compiuta, con lui in prima fila. Banchero ha infatti impressionato nella metà campo offensiva con diversi jumper dai 5-6 metri, mostrando gran confidenza dal palleggio, footwork e anche coordinazione e furbizia nello strappare viaggi in lunetta (sempre utili e, nel suo caso, molto ben sfruttati). Nessun assist a referto, ma l’assoluta tranquillità con la quale porta palla nella metà campo avversaria è notevole per uno della sua taglia ed è di certo un bel vantaggio da sfruttare per Duke nel mantenere ritmo durante la partita (inoltre, solo 9 perse per i ragazzi di Coach K: tutto sommato non male per una prima stagionale).

Attenti a Keels

Se Banchero ha brillato, il suo compare Trevor Keels non è stato da meno: 25 punti con 10/18 dal campo e 4/6 ai liberi, conditi da 2 assist e 3 recuperi in 34 minuti di gioco. Tanto attivo quanto versatile nella propria metà campo, il freshman potrebbe essere un matchup nightmare offensivo di rara potenza in questa stagione: guardia di 193 cm d’altezza per 100 kg di peso, Keels è sostanzialmente un carro armato quando parte palla in mano, capace di spostare facilmente i pari ruolo e di confrontarsi con grande disinvoltura sul piano fisico contro i lunghi. Non solo forza, però, perché ha mostrato anche ottimi spunti nel servire il rollante, messo a segno un paio di jumper (anche dal palleggio) e sembra avere buon tocco. Un insieme ultra temibile che, se confermato nel corso della stagione, può proiettarlo nel vivo dei discorsi pre-Draft.

Luci e ombre di Kentucky

Per tutto il corso della gara, Kentucky non ha minimamente retto il confronto con Duke sul piano dell’efficienza realizzativa (a fine serata, 37.7% al tiro contro il 50.8% dei Blue Devils), eppure è riuscita a rimanere quasi sempre in scia nel punteggio, con un paio di sussulti incoraggianti – benché infine inutili – nel corso della ripresa. Il merito nell’aver tenuto vivo il match va innanzitutto a Oscar Tshiebwe: fra forza, taglia e posizionamento, è stato onnipresente sotto i tabelloni avversari, collezionando la bellezza di 12 carambole offensive (19 rimbalzi in totale), abbinate infine anche a 17 punti segnati (8/14 da due, 1/1 ai liberi).

È stato proprio in tandem con l’ex West Virginia che Sahvir Wheeler ha mostrato gli spunti migliori della sua serata: per lui una doppia doppia da 16 punti e 10 assist, ma anche due stoppatone rimediate da Mark Williams in un momento cruciale della partita e 7 palle perse. A volte ispirato, altre volte pasticcione: non la prestazione solida che vorresti dalla tua point guard titolare. Va detto però che l’ex Georgia ha dovuto fare gli straordinari dinanzi alle grosse difficoltà incontrate dal suo compagno di reparto, TyTy Washington. Il prodotto di AZ Compass è uno dei freshman più attesi di quest’anno ma ha finito per steccare la prima: 9 punti in 28 minuti con un misero 3/14 dal campo e 3/4 ai liberi. Troppe forzature da parte sua, ma coach Calipari si è preoccupato di difenderlo già durante l’intervista di ESPN di metà partita: è lui a volerlo così aggressivo in attacco. Vedremo quanto tempo ci vorrà affinché lo spirito d’iniziativa richiestogli incontri anche un minimo di efficienza. Per lui e per Kentucky nel complesso vale più o meno lo stesso discorso: ci sono un po’ di cose da sistemare, ma lo spirito c’è. Così come la base sulla quale lavorare.

Bentornato Ochai

“I came back for this. Be on this stage, be in this moment”. Ochai Agbaji ha lasciato perdere l’Nba e ha fatto molto bene. Di sicuro la sua presenza fa bene al college basket e il motivo lo ha chiarito subito nella prima partita della stagione, chiusa con il career high di 29 punti nella tutto sommato comoda vittoria di Kansas su Michigan State che ha preceduto l’esordio di Banchero. Finalmente aggressivo, finalmente continuo, il senior dei Jayhawks ha attaccato costantemente il ferro, senza accontentarsi di tiri da fuori e concludendo in ogni modo. E’ stato lui il leader e l’anima di una squadra profonda ed esperta, che ha confermato sin dalla prima palla a due della stagione di poter essere una delle favorite per la vittoria finale.

 

Senza un titolare come Jalen Wilson, Bill Self ha schierato 11 giocatori ottenendo qualcosa da ognuno, con menzione d’onore per due freshman Bobby Pettiford e Zach Clemence, in campo nel finale del primo tempo quando c’è stato il primo allungo di Kansas. Se entrambi saranno in grado di ritagliarsi sempre un po’ di spazio con questa efficienza, allora il roster dei Jayhawks è davvero infinito e con tanti giocatori in grado di far male.  Uno di questi è senz’altro Remy Martin, che ha dato subito la sua impronta alla squadra: osservatore tranquillo senza punti per un tempo, l’ex Arizona State ne ha messi 15 nella ripresa e Michigan State non ha più avuto chances di restare attaccata alla partita.

Tutti i problemi degli Spartans

Gli Spartans si sono confermati squadra con evidenti punti deboli e, se Bill Self è riuscito ad aumentare la pericolosità del suo backcourt pescando tra i transfer, altrettanto non si può dire sia riuscito a fare Tom Izzo. Solo due i punti di un superanonimo Tyson Walker, che a Northeastern ne segnava quasi 19 di media e che è sembrato sentire il peso enorme della maglia degli Spartans addosso. Molto meglio di lui AJ Hoggard, fisicamente tirato a lucido nella sua seconda stagione e miglior realizzatore dei suoi con 17 punti uscendo dalla panchina.

Da rivedere Max Christie, perchè dopo un buon inizio il freshman di Izzo si è spento in fretta. Miglior realizzatore della preseason degli Spartans, Christie è senz’altro la novità più interessante della squadra e ovviamente potrà solo migliorare. Ma personalità e talento non gli mancano. Fino a quando lui e i compagni sono riusciti a correre bene in transizione, Michigan State è sembrata meglio del previsto ma poi le 16 palle perse hanno confermato che il lavoro di Tom Izzo è ancora tanto.

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