Quote by Fois: birra e vittorie, le mie Final Four

Un’atmosfera speciale, una festa fatta di emozioni, lavoro e concentrazione. Riccardo Fois ha ben stampati nella mente quasi tutti i ricordi delle March Madness che ha vissuto da protagonista. Fois oggi si occupa di player developement per i Phoenix Suns, ma è stato assistente allenatore a Gonzaga dal 2014 al 2019 e grazie ai successi del college di Spokane ha potuto vivere in prima linea tutte le fasi della competizione, dai primi turni alla Final Four.

March Madness, il primo pensiero che ti viene?
L’eccitazione di vedere il bracket. A Gonzaga avevamo una tradizione: facevamo una breve sessione di tiro e poi ci riunivamo per guardare tutti insieme il Selection Sunday (quest’anno domenica 15 marzo, ndr). Appena il bracket era compilato ogni coach sceglieva una delle future possibili avversarie di cui fare lo scouting.

Riccardo Fois con lo staff della Nazionale (Foto M.Ceretti / Ciamillo – Castoria)

Iniziavate a lavorare subito?
Sì, coach Few comprava cibo thai per tutti. Lui adora il cibo thailandese. Per tutti super piccante, almeno 4 stelle-piccante su 5. Io ero l’unico a prenderlo con zero stelle, odio il piccante. Poi beh, se mi chiedi dei ricordi ti dico subito le Final Four.

Ok, parliamo delle Final Four del 2017.
Intanto la March Madness è un torneo organizzato in maniera favolosa. Spiegarlo non rende l’idea. Tutte le squadre sono ospitate in un albergo dedicato. Al massimo nello stesso hotel possono esserci due college, ma più spesso sei da solo.

Un ricordo di albergo?
Mi ricordo all’Hilton di Salt Lake City, tutti i dipendenti dell’albergo indossare la maglia di Gonzaga. L’autobus con la scorta della polizia. È tutto fatto perché fin dai minimi dettagli si respiri il clima della March Madness. Ecco la Final Four amplifica tutto questo.

Cioè?
Intanto vedi tutti i tifosi di tutte le squadre in giro per la città. Gli alberghi sono interamente decorati con le gigantografie dei giocatori. A Phoenix era venuto a prenderci un autobus tutto decorato con i colori e i loghi di Gonzaga. La via in cui alloggiavamo aveva cambiato nome in “Gonzaga Way”, persino sulle chiavi dell’hotel che ci avevano dato c’era il logo della March Madness.

Riuscivate a godervi quel clima o passavate il tempo a preparare le partite?
No siamo sempre riusciti. La cosa bella di coach Few è che siamo sempre rimasti Gonzaga. Anche alle Final Four. Nel corso della March Madness 2017 la prima sera che siamo arrivati a Phoenix abbiamo fatto festa fino a notte fonda.

Coach Mark Few – Gonzaga

Una festa?
[Ride] Sì, avevamo preparato una sorpresa per i giocatori. Avevamo proiettato un video per la squadra su South Carolina, cioè i prossimi avversari [al primo turno quell’anno avevano affrontato South Dakota State di Mike Daum, ndr]. Poi un video motivazionale, per gasarli. E poi si erano accese le luci e avevamo fatto entrare un sacco di ex giocatori di Gonzaga. C’erano lì un sacco di campioni, ma tanti, tipo un centinaio di giocatori ad applaudire. Poi siamo andati a far festa fino alle 2 del mattino.

Tutti?
No beh, i giocatori si sono ritirati alle 23. Noi siamo andati avanti.

Ma giocavate il giorno dopo?
No, avremmo giocato contro South Carolina solo qualche giorno dopo. Tra l’altro lo ricordo bene. Il giorno dopo era venuto a trovarci Kobe.

Altri aneddoti?
La sera dopo aver battuto South Carolina in semifinale era tardi. Tornavo con coach Tommy Lloyd e volevamo metterci subito al lavoro su North Carolina. La conoscevamo bene e l’avevamo già studiata, ma stavamo per incontrarla in finale! Torniamo in hotel e troviamo coach Few che è lì tranquillo a bere birra con gli altri coach. Io pensavo fosse da matti, e mentre lo pensavo Tom va a unirsi al gruppo, si siede tranquillo, si apre una birra anche lui e inizia a scherzare e chiacchierare.

E tu?
A quel punto mi sono unito anche io.

Qual è il momento che ricordi come più emozionante per te?
Mi ricordo il momento. A circa 7 minuti dalla fine della partita contro Xavier. Avevo guardato il punteggio, Zach Collins aveva appena segnato ed eravamo sopra di 22 punti. Loro erano cotti. Ho guardato il punteggio e ho realizzato che avevamo vinto e che saremmo andati alle Final Four. Un’emozione pazzesca. Però ora che ci penso ce ne sono state tante altre.

Ad esempio?
L’ultimo minuto contro West Virginia. Nathan Adrian che sbaglia due tiri liberi, la stoppata di Josh Perkins che lancia il contropiede e la tripla di Jordan Mathews. Pazzesco.

 

E l’anno scorso?
Ricordo bene la vittoria contro Florida State, purtroppo non ce la siamo goduti fino in fondo per la successiva sconfitta contro Texas Tech. Però quella contro i Seminoles è stata una gara pazzesca, una delle più fisiche che abbiamo mai giocato, forse una delle migliori partite di Gonzaga nei miei 5 anni.

C’è un giocatore a cui sei particolarmente legato?
Penso a Przemek Karnowski e torno sempre al 2017. Quell’anno West Virginia era fenomenale, ma uno come lui non l’avevano mai visto. Fu determinante con il suo modo calmo di stare in campo, ma implacabile. Però se ti devo dire un nome su tutti dico Perkins, alla fine a parte il primo anno, ho vissuto con lui tutte le mie partite a Gonzaga.

Riccardo Fois - Gonzaga

Fois con Josh Perkins

Avversari che ti ricordi?
Matt Jones di Duke nel 2015. In quel torneo ebbe una media di 4 punti a gara, ma contro di noi ne fece 16 con 4/7 da 3. Oppure Tyler Robinson di Syracuse nel 2016 che prese 4 o 5 rimbalzi in attacco (9 a fine gara, ndr) che ci condannarono.

Continui a seguire Gonzaga?
Certo.

Cosa pensi della squadra di quest’anno?
Vedo un torneo molto aperto, ci sono squadre come Kansas o Kentucky che stanno trovando loro ritmo, ma resta una delle March Madness più incerte degli ultimi anni.

Punti deboli? Hai visto la sconfitta contro BYU?
L’ho vista, sì. Gonzaga quest’anno ha fatto un po’ fatica nell’attaccare il ferro, che in genere è uno dei punti di forza della squadra. Al Torneo di sicuro arriverà la partita in cui i lunghi dovranno davvero prendere il comando della gara contro i lunghi avversari (nel video gli HL di Filip Petrusev)

 

Le tue favorite, Gonzaga a parte?
Kansas quest’anno ha davvero tutto per vincere. Poi Baylor. L’ho vista giocare parecchie volte. Ha un reparto guardie impressionante, Devion Mitchell mi piace tantissimo. Sono fisici, è davvero tosta da battere.

Sorprese?
Dayton è veramente ben costruita. Hanno altezza e atletismo. Li ho visti giocare contro Saint Mary’s a inizio anno e mi hanno impressionato. Poi ti dico Villanova, che sta giocando il suo miglior basket della stagione, e poi BYU e Creighton

Si dice che quest’anno non ci sia tanto talento tra i singoli giocatori e anche in ottica draft. Condividi?
Sì e no. Non c’è il talento evidente alla Zion Williamson o RJ Barrett o Ja Morant. Ma questo mi sembra uno di quegli anni in cui il Torneo farà emergere i giocatori migliori. Come fu ad esempio per la March Madness del 2010 per Gordon Hayward di Butler.

E il draft?
Sarà pieno di sorprese. Hai presente Giannis nel 2013, fu scelto alla 15. Sarà uno di quei draft in cui la scelta 8 o 9 potrebbero alla fine essere migliori della prima assoluta. Prevedo molte sorprese. Anzi [ride] non invidio chi dovrà fare le scelte.