Quote by Il riscatto di UCLA, le fatiche di Duke

Quasi tutte le big hanno subito tonfi fragorosi in queste ultime due settimane di regular season permettendo così a squadre ormai date per disperse come UCLA e Indiana di farsi notare. L’unica a confermare le attese è North Carolina che ora si giocherà il titolo della ACC nel derby della Tobacco Road contro una Duke un po’ smarrita senza Zion Williamson.

Vediamo però nel dettaglio cosa è successo in questi quindici giorni alle tradizionali grandi del college basket.

Chi sale

Indiana (15-14; 6-12)

Il 2019 degli Hoosier si può certamente definire strano. Nel nuovo anno hanno raccolto solo tre vittorie, ma tutte di qualità e non è un fatto secondario perché potrebbe essere grazie a queste che accederanno alla Big Dance. Le ultime due messe in fila sono contro Wisconsin e ancora Michigan State, entrambe combattute ma anche per questo motivo assumono maggior valore. La prestazione di Romeo Langford contro i Badgers è stato un promemoria di quanto poteva essere e non è stato, chissà che non lo rivedremo alla Madness, un palcoscenico adatto alle sue qualità.

North Carolina (25-5; 15-2)

Sei vittorie consecutive per i Tar Heels che anche quest’anno si dimostrano una squadra di primissima fascia. Roy Williams ha compiuto un mezzo miracolo trovando in Coby White l’uomo copertina del suo team ed ora si giocherà nuovamente il titolo della ACC contro gli acerrimi rivali di Duke. L’unica incertezza avuta in questi ultimi quindici giorni è stata contro Clemson, nel match che molto probabilmente verrà ricordato più per il malore del coach che per la prestazione vista in campo. North Carolina ha sofferto molto contro la difesa dei Tigers, ma è riuscita a rimontare e vincere grazie alle triple, ben tredici quelle messe a segno.

 

Villanova (22-8; 13-4)

Sembrava non arrestarsi la striscia di sconfitte di Nova, ma la vittoria è arrivata proprio nel momento del bisogno, ovvero nel big match contro Marquette. Dopo aver quasi buttato il primato della Big East, i Wildcats sono tornati ad essere padroni del proprio destino prendendosi la rivincita contro le Golden Eagles. Protagonista della vittoria è Jermaine Samuels, uscito fuori dal nulla delle ultime gare, dove la sua produzione offensiva totale è stata di 0 punti, per mettere a segno il suo career-high di 29 punti contro la testa di serie numero dieci del ranking AP. Nova è ancora alla ricerca di un terzo scorer, chissà che non sia proprio Samuels.

UCLA (16-13; 9-7)

Sembrava impossibile, ma i Bruins potrebbero chiudere la regular season con un record positivo grazie alle tre vittorie consecutive messe a segno contro Oregon State, Oregon e USC. Forse la più grande prova di forza di UCLA è arrivata proprio contro i Ducks. Con un secondo tempo da urlo terminato con 62 punti messi a segno, la squadra di LA ha ribaltato il risultato guidata da un insospettabile Jules Bernard entrato sempre più nei meccanismi del team nelle ultime quattro partite dove ha tenuto una media di 17.7 punti offrendo anche ottime soluzioni dall’arco. Probabilmente non basteranno queste vittorie per accedere al Torneo, ma quantomeno i Bruins possono chiudere in crescendo.

Chi scende

Kansas (22-8; 11-6)

E’ finita l’era Kansas in Big12, fatali le sconfitte contro Texas Tech e Oklahoma per quella che ad inizio stagione era considerata la squadra più forte dell’intera NCAA. Certamente l’infortunio di Udoka Azubuike, le prestazioni non all’altezza delle aspettative di Quentin Grimes e l’assenza delle ultime settimane di Lagerald Vick non hanno aiutato coach Self in questa stagione. Contro i Sooners, i Jayhawks non sono mai stati in partita anche per via della solita partenza lenta che ha caratterizzato tutte le partite lontane dall’Allen Fieldhouse, un fattore molto preoccupante in vista della Madness, dove la spinta del pubblico amico non sarà pari a quella di casa.

Duke (26-4; 14-3)

Senza Zion Williamson in campo, Duke ha perso due partite su cinque e l’ultima, quella contro Virginia Tech, gli è costata quasi sicuramente la vittoria della ACC. Coach K dice che il fenomeno dei Blue Devils sarà in campo per il torneo della conference e certamente è quello che sperano tutti i fan di Duke perché, senza Zion, la squadra passa dall’essere fenomenale all’essere normale. Lo si è visto anche nel match giocato contro Wake Forest, una delle peggiori squadre della ACC, che per poco non ha sbancato il Cameron Indoor. Al momento solo RJ Barrett ha fatto un passo in avanti per tenere a galla la baracca, mentre tutti gli altri – compreso Cameron Reddish – non sembrano essere in grado di prendere per mano la squadra.

 

Kentucky (25-5; 14-3)

Sul giudizio dei Wildcats pesa molto la sconfitta contro Tennessee che ne ha pregiudicato le chance di trionfare nella Sec, ma anche le vittorie contro Arkansas ed Ole Miss non hanno portato grandi iniezioni di fiducia. Nel primo tempo contro i Rebels è sparito PJ Washington, salvo poi riprendersi nei secondi venti minuti in cui ha messo a segno i tredici punti che hanno caratterizzato la sua partita. Il sophomore sta vivendo un periodo di calo, negli ultimi tre match le sue percentuali al tiro sono crollate ad un imbarazzante .388 ed anche Keldon Johnson ha avuto dei passaggi a vuoto abbastanza preoccupanti in vista del prossimo futuro.

Stabili

Gonzaga (29-2; 16-0)

C’è obiettivamente poco da raccontare sugli Zags. Il loro percorso netto nella WCC parla da sé e le vittorie schiaccianti contro Pacific e St Mary’s gli hanno garantito il seed numero uno nel ranking dell’Associated Press, il settimo titolo consecutivo della conference, il quinto in assoluto senza sconfitte e anche il record per la media punti inflitta alle squadre battute: 27. Tutto questo senza Killian Tillie, che si spera possa recuperare quantomeno per la Madness. Nel frattempo Rui Hachimura continua a guidare i Bulldogs con grande maestria.

Michigan (26-4; 15-4)

E’ tutto ancora in gioco per i Wolverines che però hanno subito una pesante sconfitta nel derby contro MSU a causa di una solida partita degli Spartans e al duello personale tra Winston e Simpson perso da quest’ultimo. Michigan si è ripresa immediatamente nel complicato match contro Maryland riaprendo così la corsa al titolo della Big Ten e protagonista del match è stato Ignas Brazdeikis, tornato a segnare con costanza dopo cinque partite di buio e confermando il buon apporto in area e ai liberi nonostante i cori offensivi che gli sono stati riservati dai tifosi dei Terrapins.

Michigan State (24-6; 15-4)

Ancora una sconfitta contro Indiana per gli Spartans che sembrano soffrire in particolar modo gli Hoosiers. Probabile il calo di tensione dopo la grande vittoria nel derby statale, ma coach Tom Izzo non può di certo essere contento. I 62 punti che hanno portato all’unica sconfitta di questi quindici giorni rappresentano il punteggio minimo registrato in tutto l’anno, segno che l’attacco non ha funzionato a dovere e a confermare questo c’è il dato delle palle perse: ben 14. Per loro fortuna è arrivata subito dopo la vittoria netta contro Nebraska con Kenny Goins e Matt McQuaid sugli scudi.