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Joe, il bombardiere simbolo di Arkansas

BasketballNcaa-Isaiah Joe
Autore: Paolo Mutarelli
Data: 20 Feb, 2020

“Isaiah ha fatto la risonanza oggi. Dovrà operarsi”. Da quando Eric Musselman dovette dare questa notizia, la sua Arkansas ha collezionato solo sconfitte – cinque, per essere precisi – che hanno rovinato il sorprendente inizio di stagione, 16-5. Perché l’Isaiah in questione, Isaiah Joe, è una guardia al secondo anno di una certa importanza. 

Il beniamino di casa

Joe, ragazzo di Fort Smith nell’Arkansas, aveva le idee chiare sul suo futuro al college già da ragazzino: casa, cioè dai Razorbacks. Normale, dunque, che sia un beniamino a Fayetteville. Al primo anno di università, si mette sulla mappa a suon di record: primo nella storia della Sec per triple di media da matricola, quarto in tutta la NCAA per triple segnate al primo anno, inserimento nel quintetto dei freshman della sua conference.

A livello di squadra però la stagione non è buona a causa dell’inesperienza del roster. Coach Mike Anderson viene esonerato e quindi Joe si ritrova senza l’allenatore che aveva dato via libera alle sue capacità balistiche, permettendogli di concludere la stagione con il 41% da tre su 8 tiri a partita e 14 punti di media. Numeri di tutto rispetto per un freshman. Per sua fortuna, l’arrivo di Musselman da Nevada non ha intaccato la sua capacità d’impatto.

Tiri da tre, il riposo e il torneo

“Preferisco avere uno stanco Isaiah Joe a tirare che qualcun altro”, ha coccolato così il suo giocatore Musselman, rispondendo ai giornalisti che chiedevano perché giocasse così tanto. In effetti, il minutaggio di Joe è altissimo, passato da 30 a 36 minuti di media, nonostante l’efficienza al tiro sia in picchiata (dal 41% al al 34% da tre e dal 57% al 49% di TS%). Musselman infatti gli chiede di tirare molto di più – siamo passati da 8 a 13 conclusioni da tre a partita – e usa moltissimo l’attenzione che le difese gli riservano per creare spazi ad altri giocatori. 

 

L’attacco dei Razorbacks usa molto il pericolo dei suoi grandi tiratori per andare a canestro, dove segna con il 70%. Tanti blocchi lontani dalla palla per liberare Joe e, se non viene liberato lui, si libera un giocatore sotto il canestro. Il 75% delle sue triple vengono assistite, segno di giochi costruiti appositamente per lui, e il 76% delle conclusioni sono triple. 

34 punti per Joe contro Ole Miss. Due delle sette triple segnate in questa partita.

 

Per ora, è un giocatore monodimensionale. Ha scarsa capacità di lettura (l’Ast% è 11.2% in entrambe le stagioni), non va al ferro neanche con una pistola puntata alla tempia (il 5% delle conclusioni con 1.12 di OffRtg) e dal palleggio è abbastanza impacciato, anche se si vedono cose interessanti. Per fortuna, c’è quel bulldozer di Mason Jones, miglior scorer della Sec, a colmare tutto questo

Difesa e Draft

In ottica Draft, le sue quotazioni lo vedono tra inizio secondo e primo giro. È probabilmente il miglior tiratore della Sec, insieme a John Petty di Alabama e già questo lo rende appetibile per la Nba. Abbiamo visto come Duncan Robinson, inserito in un contesto particolare e preciso come quello dei Miami Heat, sia riuscito a ritagliarsi uno spazio importante in Nba, ma il fisico e il ruolo di Joe è molto diverso. Una guardia fisicamente ancora indietro (82 kg con pochi muscoli) che però riesce ad essere pericoloso sulle linee di passaggio, 1.9 rubate a partita. Ha già ricominciato ad allenarsi, ma Musselman non se l’è sentito di lanciarlo nell’ultima partita contro Florida. Rientrerà a breve perché manca come il pane a dei Razorbacks che vogliono strappare un posto al Torneo. D’altronde, se manca il tuo simbolo, qualche sbandamento è normale.

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