Quote by Kentucky, la più forte degli ultimi 10 anni

Ad inizio gennaio 2020, l’Associated Press ha votato la squadra più forte del decennio che va dal 2010 al 2019. Risultato? Ventuno voti su ventisei sono andati alla versione 2011-12 dei Kentucky Wildcats, squadra campione Ncaa nel 2012 con Anthony Davis e Micheal Kidd-Gilchrist poi diventati prima e seconda scelta assoluta del Draft NBA. Una squadra atletica e fisicamente fuori scala per i parametri della Division 1 che ha dominato come quasi nessun’altra ha saputo fare nel recente passato. 

Interrompere il digiuno

A Lexington, non vincere il titolo per quattordici anni è un fatto inusuale. Anche non andare alle Final Four per tredici anni è particolare, ma John Calipari, arrivato nel 2009 per risollevare le sorti di Kentucky, era riuscito ad interrompere la striscia nel 2011. In diciassette anni di Ncaa tra UMass e Memphis, il coach italo-americano era approdato soltanto due volte alla Final Four, senza mai riuscire a vincere il titolo e invece era stato scelto da Kentucky proprio per conquistare il Torneo.

I primi due anni ci è andato vicino, cadendo però in maniera inaspettata sul più bello. Nel 2010 John Wall e DeMarcus Cousins avevano perso solo tre gare, ma una all’Elite Eight a causa della partita della vita di Joe Mazzulla, junior per la prima volta titolare in carriera. L’anno seguente Brandon Knight e Terrence Jones avevano raggiunto la Final Four, ma erano stati sconfitti in semifinale (di un punto) dalla Connecticut di Kemba Walker.

Wall e Cousins - Kentucky Wildcats

Kentucky 2009-10, 35-3 il record di una squadra che vantava anche Eric Bledsoe e Patrick Patterson

Di quella squadra erano rimasti in tre: il già citato Jones e il sophomore Doron Lamb oltre all’uomo d’esperienza, il senior Darius Miller. Il resto, tutti nuovi arrivi. Non una novità. Fin dagli anni novanta, Calipari ha sempre dato ampio spazio ai suoi freshmen: a Memphis è arrivato in finale trascinato da Derrick Rose e poi ha fatto diventare Wall e Cousins due top 5 pick al draft Nba. In fondo, è coach Cal che ha dato il via alla prassi dei cosiddetti One&Done, i freshmen talentuosi che si fermano un anno al college prima di fare il salto verso il professionismo.

Dopo i due tentativi falliti, nel 2012 erano arrivati Anthony Davis, Micheal Kidd-Gilchrist e Marquis Teague, tutti fiduciosi del fatto che avrebbero trovato minuti e spazio a Lexington. Soprattutto Davis, comprensibilmente, catalizzava le attenzioni . Il ragazzo da Perspective Charter era cresciuto di 30 centimetri in quattro anni ed era diventato un lungo filiforme con l’agilità e il tocco di una guardia. Nell’AP Top 25 di pre-stagione, Kentucky era seconda, dietro la North Carolina di Harrison Barnes e Kendall Marshall. Volete una data? Eccola. Il 3 dicembre 2011. La leggenda della Kentucky 2012 parte dai Tar Heel, dalla vittoria contro North Carolina. E comincia con una sconfitta.

Una sconfitta fondamentale

Una settimana dopo quel 3 dicembre, Kentucky arriva a Bloomington, incandescente come una supernova, per giocare contro l’Indiana di Victor Oladipo, Christian Watford e del freshman Cody Zeller. Entrambe squadre imbattute, i Wildcats dopo la vittoria (di un punto) contro North Carolina, sono anche freschi del primo posto nell’AP poll. I leader offensivi della squadra sono Jones e MKG, due ali che distruggono le difese grazie al mix tra agilità e fisico già da Nba. Doron Lamb e Darius Miller sono tiratori implacabili, ma la vera sorpresa è Davis, che ha superato le attese degli esperti e per molti è già il miglior stoppatore della storia della D-1.

Anthony davis - Kentucky Wildcats 2

Aveva già piazzato una prestazione da 7 stoppate contro Kansas e una da 8 contro St John’s. Davis finirà a 4.7 di media

Indiana è la versione embrionale di quella che l’anno successivo sarà a lungo la squadra più forte del ranking. Jordan Hulls detta i ritmi, Watford è il tiratore scelto, Oladipo è l’energy guy che schiaccia a canestro e Zeller, la grande speranza bianca dell’Indiana. Gli Hoosiers riescono a reggere il ritmo forsennato che Kentucky impone alla partita, ma sembra abbiano poche speranze quando i Wildacts riescono a piazzare giocate impossibili.

 

A Davis vengono però fischiati due falli in rapida sequenza e così deve accomodarsi in panchina. Indiana prende fiducia e Watford e Hulls iniziano a sparare triple e le risposte di Jones non sono sufficienti. A dieci minuti dalla fine, Oladipo piazza questa cosa qui e sembra essere finita.

 

Molti dicono che quella Kentucky ha trovato lì, nella tana di Indiana, il carattere per vincere il titolo. Che quella partita (alla fine persa di un punto) abbia significato più di tante vittorie. Nonostante il 60% da tre degli Hoosiers e i problemi di falli di Davis (24 minuti per lui), Kentucky riesce a rimanere a galla e ad essere davanti a 13 secondi dalla fine grazie ad otto punti di Darius Miller. Poi arriva un altro pezzo di storia Ncaa. Ps. Se Tom Crean è ancora considerato un coach di fascia alta lo deve in parte anche a Watford.

Vendetta al Torneo

Dalla sconfitta con Indiana a quella contro Vanderbilt. In mezzo: 24 vittorie. Kentucky perde di misura la finale del torneo di conference contro i Commodores e si presenta alla March Madness da #1 overall e favorita assoluta, ma con un grande dubbio della Big Blue Nation: il timore che nelle partite che contano la squadra si sciolga. Dietro di lei partono North Carolina, Ohio State e Syracuse e come mine vaganti Missouri, Kansas e Duke.

Proprio i Blue Devils sono i principali rivali dei Wildcats: stesso regional, il South, con un appuntamento fissato ad Atlanta il 25 marzo per le Elite Eight. Una sfida che però non si terrà mai. Kentucky si sbarazza facilmente al primo turno di Western Kentucky, mentre la Duke di Austin Rivers crolla inaspettatamente contro #15 Lehigh di CJ McCollum. E #ciaone al big match.

Anche il secondo turno viene sbrigato facilmente dai Wildcats: l’Iowa State di Royce White e di un giovane coach 40enne chiamato Fred Hoiberg non fa neanche il solletico alla squadra di Calipari. Alle Sweet Sixteen, Kentucky incontra nuovamente Indiana, testa di serie n. 4, che dopo la vittoria contro UK ha perso qualche match di troppo in Big Ten. La partita è molto diversa da quella di dicembre: i ritmi alti non generano palle perse ed errori, come era accaduto la prima volta, ma anzi molti canestri in transizione ma il primo tempo finisce comunque in equilibrio (50-47 a favore dei Calippo Boys). Kentucky gioca un attacco caratterizzato da ottime spaziature.

 

Le minacce principali sono il tiro da tre di Doron Lamb, i temibili long two di Davis e Jones e le sfuriate di Kidd-Gilchrist in campo aperto. Raddoppiare uno di questi talenti significa essere colpiti in altro modo. La partita finisce 102-90, nonostante il 27 punti di Watford che dà il meglio ogni volta che gioca contro Kentucky. In ogni caso, UK centra la terza Elite Eight in tre anni. Arriva la n. 3 Baylor, che in teoria dovrebbe fare paura perché è una squadra piccola ma velocissima. I Wildcats non si allacciano nemmeno le scarpe. Grazie a difesa e transizione il primo tempo finisce sul +20, e gli ultimi 20 minuti sono caratterizzati da gestione e riposo. 

Final Four

Ohio State-Kansas e Louisville-Kentucky sono le due semifinali delle Final Four del Mercedes-Benz Superdome di New Orleans. La sfida contro Louisville significa il ritorno di Rick Pitino contro la sua Kentucky (che ha allenato dal 1991 al 1996 vincendo anche un titolo) e significa Pitino contro Calipari, due coach che si sono odiati durante la stagione 1996, quando si sono dati battaglia alle F4. Louisville gioca una grandissima gara, preparata alla perfezione da Pitino, con i Cardinals che sfruttano le doti atletiche di un grezzo Gorgui Dieng al secondo anno. Il centro africano è uno dei pochi che può rivaleggiare con Davis in termini di atletismo e apertura alare.

Deng rimane in campo 40 minuti e chiude con quattro stoppate e dodici rimbalzi, ma i Cardinals pagano in attacco la difficoltà dei piccoli (Peyton Siva, Russ Smith e Chris Smith) nel segnare in area (chiudono 11/37). I Wildcats soffrono a rimbalzo ma Anthony Davis è semplicemente immarcabile: 18 punti, 14 rimbalzi e 5 stoppate. E così per la prima volta Calipari arriva in finale con UK. 

Davis e Jones - Kentucky Widlcats

In finale, l’ultima vittima sacrificale è la Kansas di Thomas Robinson che regge solo dieci minuti grazie al lavoro di Jeff Whitey (uno dei pochi centri che hanno un Blk% maggiore di Davis, 15% vs 13%) nella protezione del ferro. Ma dura poco. Davis inizia a chiudere l’area, Kentucky impone la sua fisicità, corre dall’altra parte e mette un paio di triple (contestate) per scappare sul +14. Resta la preoccupazione della cabala: Kansas nella sua storia ha chiuso tutti i primi tempi giocati alle Sweet 16 con uno svantaggio in doppia cifra ma ha sempre vinto.

Anthony Davis - Kentucky Wildcats

Questa volta l’impresa non riesce. Nel momento di massimo sforzo per rientrare a dieci minuti dalla fine, Doron Lamb spara due triple in 30 secondi e chiude la partita. Kentucky è campione per l’ottava volta, Anthony Davis riesce nell’impresa di diventare MOP, tirando 1/10 dal campo, ma dominando tutti gli altri aspetti del gioco (16 rimbalzi, 6 stoppate, 5 assist e 3 rubate). John Calipari vince il suo primo e, finora, unico titolo in carriera. Uno solo, ma con la squadra più forte degli ultimi 10 anni.