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Loyola, la sorpresa forte e divertente

Autore: Riccardo De Angelis
Data: 27 Mar, 2018

La stagione

Una stagione con poche battute d’arresto, tante vittorie (record 32-5) e un sogno diventato realtà di partita in partita. Loyola aveva fatto parlare di sé già a dicembre con la vittoria clamorosa in casa di Florida e, una volta immersa nella regular season della Missouri Valley, ha lasciato solo le briciole agli avversari di conference. Non perde dal 1 febbraio e ha una striscia aperta di 14 vittorie consecutive.

Il torneo

Miami, Tennessee, Nevada e Kansas State: queste le teste fatte rotolare dai Ramblers per arrivare alle Final Four. Le prime tre partite sono state equilibratissime, decise soltanto negli istanti finali e, per questo, destinate a rimanere memorabili. Donte Ingram, Clayton Custer e Marques Townes: ognuna di queste sfide ha avuto un risolutore finale diverso, segno della grande capacità di Loyola di avere tanti giocatori che possono essere decisivi in ogni serata. Più facile, invece, l’incontro d’Elite Eight contro i Wildcats, dominato pressoché ininterrottamente (+23 a metà ripresa).

 

Punti di forza

Un solo, grande punto di forza capace poi di declinarsi in una miriade di modi diversi: il gruppo. Loyola mostra grande equilibrio fra le due metà campo, con un attacco intelligente, attentissimo alle spaziature, molto paziente contro la difesa schierata, che sa coinvolgere equamente tutti i suoi interpreti e segnare con percentuali dal campo molto alte. In questo Torneo, la difesa si è contraddistinta per aggressività, sacrificio e capacità di adattarsi agli avversari, subendo solo 63.5 punti a partita.

Punti deboli

Difficile trovare difetti in una squadra che, sì, non ha molto talento individuale, ma è organizzata in maniera puntigliosa. Loyola doveva soffrire enormemente sotto canestro e invece, almeno finora, è riuscita a tenere botta sotto i propri tabelloni nonostante un debito di centimetri e atletismo nettamente presente in ogni match-up. Anche se in genere sa orientarsi bene in transizione, può fare fatica quando costretta dagli avversari a giocare a ritmi sostenuti in maniera prolungata, incappando in un discreto numero di palle perse: contro Nevada, ad esempio, il loro TO% (24) ha superato quello medio stagionale, già di per sé piuttosto alto (18.9, 218° in Division I).

Il coach

50 anni da compiere ad agosto, Porter Moser si sta togliendo ora le maggiori soddisfazioni della sua carriera dopo aver pazientemente plasmato la creatura-Loyola stagione dopo stagione, esperimento dopo esperimento. Il suo segreto? Un’attenzione scrupolosa per tutti i dettagli del gioco, anche quelli più infinitesimali.

La star

Cinque partite saltate per infortunio nella seconda metà di dicembre e, non a caso, tre di queste si son risolte in sconfitte: Clayton Custer è il cuore pulsante dei Ramblers, quello che detta i ritmi e che, meglio di tutti, è capace sia di trovare l’uomo libero (4.2 assist) che di concludere (45.4% da tre) in una squadra dove i tiri piazzati sono il fulcro degli equilibri offensivi.

Il giocatore chiave

Parte sempre dalla panchina, non ha il minutaggio più elevato (è il settimo della squadra) ma, nonostante ciò, Aundre Jackson riveste una grandissima importanza per la sua capacità di segnare tanto in poco tempo e con percentuali alte. In questo torneo, viaggia a 12.3 punti di media in appena 18.5 minuti (20/33 dal campo e 8/8 ai liberi in totale).

Il senior

Donte Ingram è il giocatore più versatile del roster: 11.3 punti di media col 39.6% dall’arco, non arriva ai 2 metri d’altezza ma è il miglior rimbalzista della squadra (6.3 di media) e il suo timing vicino i tabelloni è stato semplicemente cruciale nelle sfide con Miami e Kansas State.

Il freshman

A inizio stagione aveva un ruolo più da comprimario ma, una volta ricevuta luce verde da coach Moser, Cameron Krutwig si è rivelato come arma in più di Loyola e migliore matricola della Missouri Valley. Corpo pesante ma piedi buoni, il mancino è la maggior risorsa della squadra in post-basso e, pur agendo esclusivamente sotto canestro, ha una visione di gioco da point-forward.

La statistica

Tornando al capitolo “efficienza offensiva”, Loyola viaggia in stagione con un 58.0 di eFG%, quinta miglior squadra della nazione e, in queste Final Four, seconda solo alla macchina-Villanova (59.3). Al contrario dei Wildcats (così come di Michigan e Kansas), la distribuzione dei punti segnati fra tiri da tre, da due e liberi è fra le più omogenee che si possano trovare.

Il quintetto

PG – Clayton Custer (redshirt junior)
SG – Ben Richardson (senior)
SF – Marques Townes (junior)
SF/PF – Donte Ingram (senior)
C – Cameron Krutwig (freshman)

La curiosità

Ormai la conoscono tutti: Jean Dolores-Schmidt è cappellana della squadra da quasi un quarto di secolo e, alla veneranda età di 98 anni, non manca di dispensare preghiere e consigli tecnici ai suoi cari Ramblers, prima di ogni incontro. La sua simpatia, schiettezza e invidiabile lucidità l’hanno resa prima un’eroina locale e, poi, il volto mass-mediatico della squadra in questa March Madness.

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