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Mid Major, tre lunghi da tenere d’occhio

Autore: Filippo Antonelli
Data: 8 Ott, 2018

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Continua la nostra carrellata di giocatori che vivono lontano dai riflettori delle grandi Conference ma che hanno mostrato talento e qualità. E in qualche caso hanno fatto breccia anche tra gli scout Nba. Dopo aver fatto un focus sugli esterni, vediamo qualche lungo meno conosciuto.

Honorable Mention: Mike Daum (South Dakota State Jackrabbits), PF, Senior

Stats 2017/2018: 23.9ppg, 10.3rpg, 1.3apg, 46.2% dal campo, 42.5% da tre

 

Partiamo da un fuori categoria. Mike Daum gioca a tutti gli effetti in una mid-major come South Dakota State. Però è difficile considerarlo una scoperta perché, a suon di grandi prestazioni, si è ormai imposto all’attenzione nazionale. Lo scorso marzo si è presentato per la terza volta in carriera al Torneo (come nelle due precedenti edizioni, i suoi Jackrabbits sono stati eliminati al primo turno) e questa volta ha fatto le cose in grande, disputando una partita da 27 punti e 6 rimbalzi con 5/10 da tre contro Ohio State.

Con Daum in squadra (miglior giocatore della Summit nelle due precedenti stagioni), i Jackrabbits hanno vinto tre volte su tre il torneo di conference e sembrano destinati a ripetersi anche quest’anno. Il suo obiettivo, a questo punto, al di là di una conferma personale che appare scontata, sarà provare a regalare al suo college  la prima partita vinta nella sua storia al Torneo: il record storico di South Dakota State, in Division I dal 2004, è di 0-5. Gli basterebbe, inoltre, una stagione a 26.3 punti di media – perfettamente alla portata – per superare Doug McDermott ed entrare nella Top 5 dei migliori realizzatori di ogni epoca della Division I. La vera domanda resta: che ne sarà poi di lui? I potenziali problemi di una eventuale carriera NBA sono di fatto due: l’atletismo non eccezionale e la capacità di adattamento ad un ruolo secondario. Per il resto, ha tutte le carte in regola per essere uno stretch-four di tutto rispetto anche al piano di sopra, grazie a capacità realizzative pressoché illimitate (soprattutto dall’arco) e a buone doti di rimbalzista.

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Devontae Cacok (UNC Wilmington Seahawks), PF/C, Senior

Stats 2017/2018: 17.7ppg, 13.5rpg, 0.9apg, 58.5% dal campo

 

Date la palla a Devontae e Devontae la schiaccerà nel canestro. Il mantra della sua stagione da sophomore, due anni fa, era stato questo. E il ragazzo aveva realizzato il record ogni epoca, con un 184/230 complessivo: un impressionante (e probabilmente irripetibile con così tanti tentativi) 80% tondo dal campo, per 12.3 punti a partita. L’annata da junior ha visto inevitabilmente le sue percentuali abbassarsi, anche perché nel frattempo gli sono state attribuite responsabilità offensive maggiori. Pur tirando circa il doppio rispetto alla stagione precedente (11.8 tentativi di media contro 6.6), il lungo dei Seahawks ha mantenuto percentuali alte e si è attestato come uno dei migliori realizzatori della Colonial.

Un passo in avanti che è stato compiuto con un aumento di minutaggio tutto sommato relativo (da 25.9 minuti a partita a 29.4) e che è stato accompagnato anche dall’aumento del fatturato a rimbalzo: Cacok, in sostanza, dopo aver guidato la nazione per percentuale dal campo nella sua stagione da sophomore, è stato il miglior rimbalzista dell’intera Division I nell’annata da junior. Qualche nome di giocatori capaci di vincere in due anni diversi due diverse classifiche statistiche della Division I? Jason Kidd (palle rubate nella stagione 1992/1993 e assist 1993/1994), Shaquille O’Neal (rimbalzi 1990/1991 e stoppate 1991/1992) e David Robinson (rimbalzi 1985/1986 e stoppate 1985/1986 e 1986/1987).

Non che Cacok sia sullo stesso piano dei giocatori di cui sopra, ci mancherebbe, però il materiale che ha messo in mostra è molto interessante, anche e soprattutto per i costanti miglioramenti che si sono visti stagione dopo stagione. L’annata 2017/2018 è stata piuttosto deludente per i Seahawks, che un anno prima avevano disputato il Torneo (12 punti e 15 rimbalzi per Cacok contro Virginia). Il lungo di UNCW, però, si è tolto un paio di soddisfazioni sotto forma di prestazioni monstre come i 35 punti e 12 rimbalzi contro East Carolina o i 26 punti e 24 rimbalzi contro James Madison. Come si può immaginare, ci troviamo dinanzi a un mostro di atletismo, paragonato da diversi esperti a Kenneth Faried non solo per le doti atletiche, ma anche per la capacità di correre il campo. Le mani sono tutt’altro che disprezzabili, così come la sua velocità di piedi, e si tratta perciò di un giocatore che, se completa il processo di maturazione, sarà molto ambito una volta che uscirà dal college l’estate prossima.

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Charles Bassey (Western Kentucky Hilltoppers), C, Freshman

Stats 2017/2018 (Aspire Academy, HS): 19.4ppg, 12.8rpg

 

Nato in Nigeria e approdato negli Stati Uniti all’età di 14 anni, ha deciso di lasciare l’high school con un anno di anticipo e in estate sono sorti diversi dubbi sulla sua eleggibilità. Inoltre Western Kentucky, che si è mossa per prima sul giocatore, ha in seguito assunto il suo tutore legale come assistant coach, attirandosi diverse critiche. La NCAA ha chiuso il dibattito dichiarando a fine agosto che il nigeriano può scendere in campo.

È considerato uno dei migliori prospetti della nazione e, per questo motivo, risulta particolare la sua scelta di accasarsi a Western Kentucky nonostante si fossero presentate anche potenze del calibro di Kansas, UCLA e California. È un grande atleta, con una forza fisica notevole a dispetto della giovanissima età (compirà 18 anni a fine ottobre) e una più che discreta maturità di gioco come bloccante e come letture. Mani educate (anche dal mid-range e come passatore), buoni istinti in difesa, doti da intimidatore anche dal punto di vista verbale ed espressivo, ha però un arsenale ancora tutto da costruire considerando che finora ha sempre potuto fare affidamento sulla superiorità fisica e atletica.

Ha comunque tutte le carte in regola per abbattersi sulla Conference USA e per essere una lottery pick nel prossimo draft. Una situazione interessantissima per la C-USA e per il basket mid-major in generale, considerando che solitamente i grandi talenti in queste Conference si rivelano col tempo e raramente si tratta di predestinati. Bassey, in teoria, appartiene invece proprio a questa seconda categoria. Da un lato potrebbe trovare gioco più facile per dominare, dall’altro – se non dovesse riuscire a rendere ai livelli previsti – la scelta di giocare a Western Kentucky potrebbe rivelarsi un boomerang. Vietato perdersi la sua stagione.

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Lunghi di riserva

I due senior Elijah Minnie e James Thompson (Eastern Michigan Eagles)

Stats Minnie: 16.8ppg, 6.1rpg, 1.9bpg, 45.3% dal campo, 33.8% da tre
Stats Thompson: 14.5ppg, 11.2rpg, 1.9bpg, 67.2% dal campo

Nella passata stagione Eastern Michigan ha potuto contare su un frontcourt difensivamente mostruoso: avventurarsi nell’area degli Eagles era solitamente una pessima idea. Alla coppia Minnie-Thompson si aggiungerà Boubacar Toure (2.13m), transfer da Grand Canyon. Minnie è uno stretch-four capace di bilanciare il suo gioco offensivo: ha tentato 233 tiri da due e 231 dall’arco nella passata stagione. Ha grandi capacità di lettura che gli permettono sempre di identificare la giusta giocata. Thompson è un lungo esplosivo, con un fisico statuario e una grandissima capacità di concludere al ferro. Ha collezionato una doppia-doppia di media in ognuna delle sue prime tre stagioni al college.

Scottie James (Liberty Flames), PF/C, Junior

Stats 2017/2018: 13.4ppg, 8.9rpg, 0.9bpg, 61.4% dal campo, 32.6% da tre

Il tipo di energia che porta in campo è paragonabile a quella di Chris Andersen o, salendo un po’ di livello, Steven Adams: Scottie James è letteralmente ovunque, si avventa su ogni pallone e – spesso e volentieri – ci arriva prima degli altri. Tecnicamente solido, con una buona varietà di soluzioni, ha anche fisico e atletismo, ma ha un’altezza contenuta che potrebbe penalizzarlo tra i professionisti.

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