Quote by Nova e Kansas fuori, Michigan in festa

E’ stata una notte di grandi massacri che ha visto uscire dal torneo i campioni in carica di Villanova, una big come Kansas e una star come Ja Morant. Lo scarto medio di 15 punti rende l’idea del poco equilibrio che c’è stato in molte partite, con l’eccezione della splendida LSU-Maryland e di Kentucky-Wofford, segnata dal record all’incontrario di Fletcher Magee.

Vediamo nel dettaglio cosa è successo nelle prime 8 gare del secondo turno.

EAST

#2 Michigan State – #10 Minnesota 70-50

Per la prima volta dal 2015, Michigan State tornerà a giocare una partita di Sweet Sixteen. Avanti di 20 punti nel primo tempo, la squadra di Tom Izzo ha sempre controllato la gara, gestendo il tentativo di rientro nel secondo tempo di Minnesota. Cassius Winston ha collezionato 9 assist e “solo” 13 punti, punti però messi a referto nel momento decisivo, quando Minnesota aveva ridotto lo svantaggio a -9 incendiando il pubblico a palazzo. Da lì, un 7-0 firmato Winston (2 penetrazioni e una tripla) che spiega perché la point guard sia stata nominata player of the year della Big Ten. Gli Spartans sono stati aiutati anche da Xavier Tillman, top scorer con 14 punti e 6 rimbalzi. Minnesota ha invece faticato a causa dei problemi di falli che hanno tenuto fuori dalla gara Jordan Murphy e a causa delle polveri bagnate dell’eroe della partita contro Louisville, ossia Gabe Kalscheur, passato da 24 a 2 punti con 0/4 da 3. L’unica soluzione in attacco è stata  Amir Coffey, a tratti immarcabile, che ha chiuso con 27 punti e 4 assist.

 

#3 LSU – #6 Maryland 69-67

Basterebbero gli ultimi minuti di gara per far capire perché Maryland-LSU è stata finora la partita più avvincente ed equilibrata del secondo turno. I Terrapins non approdano alle Sweet 16, ma sono una squadra giovane che ha ampi margini di miglioramento. LSU ringrazia “la coppia di guardie più forte del college“, come l’ha definita il coach ad interim Tony Benford, ossia Skylar Mays e Tremont Waters. Il primo (16 punti) ha messo tutte le triple che hanno fatto davvero male alla difesa di Maryland, compresa una nel finale di gara. Il secondo, sul 67-67 a pochi secondi dalla fine, ha segnato il layup (un po’ circense, ma nel suo stile) che ha regalato le Sweet 16 ai Tigers. Maryland ha trovato un Bruno Fernando ben arginato (solo 10 punti) ma comunque fondamentale sia in difesa (15 rimbalzi) sia nel caricare di falli Naz Reid e ha sfruttato il talento del giovane Jalen Smith (15 punti, compresa la tripla del pareggio finale), ma ha pagato la pessima serata dall’arco dei suoi principali giocatori tiratori da 3 (Eric Ayala 1/7).

 

WEST

#1 Gonzaga – #6 Baylor 83-71

Quinta qualificazione consecutiva alle Sweet Sixteen per Gonzaga che vince la partita nel primo tempo e gestisce i tentativi di ritorno di Baylor nel secondo. Merito di una prova quasi irreale di Brandon Clarke: 36 punti, 8 rimbalzi, 5 stoppate, 3 assist , 2 rubate e 83% dal campo, più svariati contenimenti in difesa. Primo giocatore dai tempi di Shaquille O’Neal nel 1992 a piazzare un 35+5 stoppate al torneo. Con un Clarke così, Rui Hachimura può anche prendersi una giornata di pausa, 6 punti e tanti problemi con i falli. Baylor ha provato a rientrare nel secondo tempo con un Mark Vital trascinante, uno dei quattro Bears in doppia cifra. Ma non appena il numero 11 ha fatto terzo e quarto fallo nel giro di pochi secondi, i tentativi di rimonta sono svaniti.

 

#2 Michigan – #10 Florida 64-49

Michigan approda alle Sweet 16 per la quinta volta negli ultimi sette anni dopo essersi imposta su Florida nel suo modo preferito: con la difesa. I Wolverines hanno tenuto gli avversari a quota 0.8 punti per possesso in entrambe le gare disputate fin qui: numeri alla mano, la loro è la miglior difesa del Torneo. E nemmeno di poco. Nel primo tempo, Michigan non ha impressionato tropo ma è stata comunque in grado di andare negli spogliatoi avanti sul 32-28. Nella ripresa – e in special modo nella parte finale del match – il controllo esercitato sulla partita è stato sempre più evidente, tant’è che Florida ha tirato con un misero 29% dal campo e segnato appena 5 punti (quando era ormai troppo tardi) negli ultimi 7 minuti della partita.

 

Jordan Poole è stato il top scorer di giornata (19 punti) ma a brillare è stato soprattutto Zavier Simpson con una tripla doppia sfiorata (quota 9 per punti, rimbalzi e assist) e il solito carattere mostrato su entrambe le metà campo.

#4 Florida State – #12 Murray State 90-62

Con Murray State surclassata da Florida State, la March Madness perde uno dei suoi principali protagonisti, ossia Ja Morant, ma al contempo guadagna un scontro di Sweet 16 molto suggestivo: lo scorso anno, infatti, FSU e Gonzaga si sono incrociate proprio ai 16esimi. I Seminoles non sono noti per essere particolarmente performanti in attacco e men che meno per le loro qualità perimetrali. Contro i Racers però hanno messo le mani sulla partita già nel primo tempo (50-34 all’intervallo) segnando a ripetizione e in tutti i modi, specialmente da tre: 8/14 nei primi venti minuti (11/27 e 40.7% a fine gara) per una squadra che, alla vigilia, aveva il 33.4% in stagione. Mfiondu Kabengele ha partecipato alla festa con un 2/2 dalla distanza e risultando alla fine mvp con 22 punti (10/12 dal campo), 7 rimbalzi e 3 stoppate in appena 23 minuti. Ja Morant, dal canto suo, è stato l’unico a fare davvero qualcosa per tenere in piedi la baracca fin quando è stato possibile. Esce dunque dal Torneo a testa alta con una prestazione da 28 punti e 4 assist condita da un 5/6 da tre (era a 5/5 a fine primo tempo) che ha mostrato tutte le sue qualità da leader, considerando che aveva chiuso la stagione regolare con un normale 36.3%.

 

SOUTH

#3 Purdue – #6 Villanova 87-61

Purdue ha smembrato Villanova con Carsen Edwards (42 punti, nuovo career-high, 12/21 al tiro, 9/16 da 3, 9/9 ai liberi) che è stato un iradiddio: cecchino infallibile e penetratore immarcabile. Quando nella ripresa ha trascinato i Boilermakers sul +35 addirittura aveva più punti dell’intera squadra avversaria (25-24). I ragazzi di coach Matt Painter hanno dominato la sfida sotto ogni aspetto del gioco: 42-24 a rimbalzo, 19 assist su 29 canestri dal campo, 53% dall’arco (16/30). La squadra ha funzionato come un orologio svizzero, e adesso fa decisamente paura.

 

Per Villanova è stata una vera mattanza. Mai in partita (già -19 all’intervallo, il più largo svantaggio nella storia per dei campioni in carica), gli è mancata la leadership dei suoi giocatori chiave perchè Phil Booth ed Eric Paschall (12/31 in due) si sono nascosti per lunghi tratti del match ed hanno chiuso la carriera universitaria con una prestazione dimenticabile. E se in attacco i Wildcats hanno fatto fatica a concludere, in difesa hanno avuto una cattiva comunicazione tanto che Matt Haarms (18 punti, 8/12 dal campo) è arrivato spesso al ferro senza nessuno ad infastidirlo.

MIDWEST

#2 Kentucky – #7 Wofford 62-56

Se il tuo giocatore più forte, che segna oltre 20 punti a partita, fa 0/12 da 3 è difficile vincere. Se sei la seconda miglior squadra della Division I con oltre il 41% dall’arco e tiri con il 29.6%, battere una big al Torneo è praticamente impossibile. E sì che sarebbero bastate un paio di triple a segno di Fletcher Magee e la storia tra Kentucky e Wofford avrebbe potuto essere ben diversa, perché i Wildcats hanno sofferto tremendamente per fare canestro e l’assenza di PJ Washington si è sentita tutta. Buon per John Calipari che Tyler Herro non sia solo un gran tiratore, ma anche un ottimo difensore e si è incollato a Magee senza mollarlo anche quando andava nella sua panchina. E così il recordman per triple segnate in Division I è diventato anche il recordman per triple sbagliate in una partita al Torneo.  Questo è il suo ultimo ferro.

 

Inoltre Reid Travis ha fatto vedere cosa vuole dire avere un senior al quinto anno grosso e ingombrante, per gestire i palloni decisivi. Complimenti comunque ai Terriers, guidati da un commovente Nathan Hoover, ma merito anche a Kentucky, venuta a capo di una partita complicata con la difesa e gestendo bene gli ultimi possessi. Due doti non scontate per una delle squadre più giovani del college basket.

#4 Kansas – #5 Auburn 75-89

Finisce in anticipo una stagione partita male e terminata in maniera peggiore per Kansas. I Jayhawks sono caduti sotto i colpi di Auburn e di Bryce Brown, autore di una prova da 25 punti frutto di 7 triple, dopo un inizio di gara terribile. I Tigers – che andranno alle Sweet Sixteen per la prima volta dopo 16 anni – hanno infatti chiuso il primo tempo sopra di 25 punti ottenendo la doppia cifra di vantaggio già dopo cinque minuti dalla palla a due grazie ad un attacco super atletico. E questa volta i 50 punti nel secondo parziale non sono bastati ai ragazzi di Bill Self per riaprire la contesa, visto che a meno di 9 minuti dalla fine erano sotto di 30. Dedric Lawson si è congedato con una prestazione da 25 punti e 10 rimbalzi, ma ha predicato (troppo tardi) nel deserto. Per Auburn ha funzionato tutto e quando la squadra di Bruce Pearl gioca così, batterla è molto complicato.