Quote by OKC: anno da favola. Ma il reset dei Thunder è imminente

OKC non ha davvero nulla da rimproverarsi. I Thunder parevano un team destinato alla ricostruzione, con la cessione di Paul George prima e di Russell Westbrook poi. Invece, la loro è diventata una autentica Cinderella story. Hanno dato filo da torcere ai Rockets durante il primo turno di playoff con un lavoro di squadra eccelso e un’ottima difesa, arrivando a una sola stoppata dalla semifinale contro i Lakers.

Dopo questa bella annata, tuttavia, OKC potrebbe cambiare drasticamente. Ecco 5 punti (più uno) sui quali vale la pena soffermarsi in vista della prossima stagione, in cui i Thunder possono essere fautori del destino di molti team.

BasketballNcaa - Billy Donovan

NUOVO CICLO, NUOVO COACH

All’alba dell’eliminazione in Gara 7 da parte di Houston, i Thunder e Billy Donovan si sono separati (ne abbiamo parlato qui). Il motivo è comune incompatibilità, con l’ex Gators che vuole un team già pronto a fare strada (forte su di lui l’interesse di Pelicans, Bulls e Pacers) e i Thunder che, invece, vogliono avere un core giovane, futuribile e non per forza vincente fin da subito. L’addio di Donovan conferma, quindi, che Sam Presti vuole premere il pulsante rosso e far ripartire da zero il suo team.

RIPARTIRE DAI GIOVANI CANADESI

La priorità di Oklahoma City è far crescere il reparto giovani, promettente e molto valido. Sono soprattutto le due stelline canadesi a dare buone speranze. Shai Gildeous – Alexander (da Toronto, di madre caraibica) è esploso dopo l’anno da matricola ai Clippers e ha concluso questo primo anno a OKC con 19 punti con 14 tiri presi a partita. Spostato ad ala piccola, ha assunto un ruolo importantissimo nel quintetto piccolo di Billy Donovan. Al suo fianco, il rookie undrafted Luguentz Dort (da Montreal, di sangue haitiano) e la sua presenza di spessore in quintetto (30 punti e 6 su 12 da tre per lui in Gara 6), specie per la sua carismatica difesa su James Harden durante la serie contro i Rockets.

SCRUTINIO DEL 2019/2020

Una squadra che in pagella ha meritato un voto ottimo. OKC non avrebbe nemmeno dovuto accedere alla postseason. Ma ciascun membro sotto Billy Donovan ha fatto un lavoro pazzesco per far rendere il team al di sopra delle aspettative. Spicca Dennis Schroeder. A Oklahoma il tedesco ha trovato un ambiente ideale e quest’anno è stato una pedina importantissima dalla panchina. I suoi 18 punti su 14 tentativi in 30 minuti lo hanno reso scorer importantissimo. Passa meno rispetto ai tempi di Atlanta (da 6 a 4 assist di media) e sicuramente il suo carattere è particolare (P.J. Tucker in Gara 5 ne sa qualcosa). Ma è stato comunque un elemento pazzesco per i Thunder e, forse, un veterano tradabile per ottenere nuovi assetti per il futuro. Altro elemento importante è stato Nerlens Noel: 7.4 punti a partita con quasi 5 rimbalzi in 17 minuti. Dopo anni di incertezze, a OKC l’ex Sixers ha finalmente trovato la sua dimensione di centro uscente dalla panchina.

I DUBBI SU CHRIS PAUL

L’artefice di tutto quanto è stato un redivivo CP3. Uscito dal vortice dei Rockets, è arrivato come ricambio di Westbrook e probabile partente fino a … novembre. Ma a inizio campionato Paul è tornato il leader che tutti conoscono e ha trascinato i Thunder a una postseason unica. Coinvolto nelle delicate tematiche che la NBA sta affrontando sin dalla sua ripresa, si è sentito di essere ancora più leader, sia in campo sia fuori. La sua ultima partita (almeno, fino ad ora) con i Thunder è stata una tripla doppia da 19 punti + 11 rimbalzi + 12 assist.

Insomma, un anno di rispolvero in cui Chris Paul è tornato ad essere a livelli da All – Star, togliendosi qualche sassolino nelle scarpe nei confronti dei Rockets. Tutto farebbe pensare a un ritorno con fanfara. La realtà è che Paul ha 35 anni e due anni ancora di contratto, il primo a 41 milioni di dollari e il secondo è una player option da 44. Non l’ideale, per una squadra in aria di ricostruzione. Ed ecco rispuntare l’opzione trade. Prima di febbraio si parlava dei Miami Heat, ma Pat Riley non ha mai negato di voler liberare il cap per tentare il colpo Antetokoumpo nel 2021 (tanto da non estendere nemmeno il contratto di Adebayo). Accanto ai soliti Knicks, subito dopo l’uscita dai playoff dei Bucks contro Miami, Milwaukee è apparsa come il team più indicato all’arrivo di CP3.

Ecco una possibile (e dispendiosa) trade con cui i Bucks possono arrivare a Paul.

GALLINARI RESTA O VA VIA?

Se CP3 è stato il generale dei Thunder, Danilo Gallinari è stato il suo braccio destro. Il suo anno a OKC è stato eccezionale per importanza in attacco e come leadership. È stato definito da Paul come il compagno migliore mai avuto. Eppure, questo potrebbe non bastare per firmare il rinnovo con i Thunder. A Febbraio, Danilo era a un passo dai Miami Heat (salvo per la lunghezza del contratto). Se fino alla fine di agosto le porte per OKC non parevano del tutto sbarrate, l’addio di Donovan cambia tutto. A 32 anni, Gallinari potrebbe cercare cifre alte per l’ultimo contratto importante in NBA, puntando forse a un team già rodato per arrivare ai playoff e, magari, al titolo. I Minnesota Timberwolves, in caso di addio, sarebbero molto interessati a firmare il nativo di Sant’Angelo Lodigiano.

Danilo in Gara 6 contro i Rockets.

COME SI VA PER IL 2021?

Il futuro dei Thunder è uno degli argomenti clou della prossima offseason. Oklahoma City potrebbe fare da ago della bilancia, nel breve tempo, per il destino di altre squadre NBA. Per il 2020 – 2021 ci sono 103 milioni di dollari occupati sul salary cap: di questi, 41 sono solo di Paul. 27 sono di Steven Adams, un altro che era parso con le valigie pronte (i Celtics lo volevano in offseason 2019). 15,5 sono invece per Schroeder. La sensazione è che Sam Presti potrebbe provare a cedere sia il tedesco sia il neozelandese. Il loro contratto scade nel 2021, rendendoli molto appetibili per team in cerca di rinforzi in vari ruoli (come Sixers e Mavericks). Più difficile, invece, la cessione di CP3 per via della player option del secondo anno. Presti vorrà provarci, cercando l’offerta più adatta. Il nucleo rimanente è giovane e non molto caro: supponendo che Mike Muscala eserciterà la sua player option da due milioni, è infatti Gildeous – Alexander il più oneroso, con soli 4 milioni a libro paga. Saranno senza contratto, invece, Andre Robertson, Nerlens Noel e, appunto, Gallinari. Infine, il vero tesoro di OKC: 11 scelte al primo giro da qui al 2026 (di cui la 25ma assoluta al Draft 2020) per avviare una lenta e costante ricostruzione da orientare attorno alle nuove leve.