Quote by Okongwu, il miglior centro del Draft

Onyeka Okongwu di USC è il miglior centro del prossimo Draft. Non sorprendetevi di sentire quest’affermazione che sta diventando un leitmotiv costante sui vari siti made in USA specializzati nell’analisi dei futuri giocatori Nba.

The Big O è una delle sorprese di questo primo mese di college basket. Ha sempre vissuto all’ombra di prospetti ben più pubblicizzati o mediatici, sin dai tempi di Chino Hills High School, quando ha dovuto mostrare tutto il suo valore nonostante il circo messo su dalla famiglia Ball. Se di quella squadra tutti si ricordano di Lonzo, LiAngelo e LaMelo, sono pochi quelli che vedendo le prodezze dei figli di Lavar in diretta nazionale hanno buttato un occhio sul #21 di origine nigeriane.

Okongwu a Chino Hills

Okongwu a Chino Hills

Cresciuto a pane e tennis, ad East Los Angeles, Onyeka si è avvicinato al basket soltanto all’età di 9 anni grazie al fratellone Nnamdi, promessa di Chino Hills e prospetto corteggiato da mezza Ncaa prima di perdere la vita in un tragico incidente in skateboard. Un incidente che ha segnato profondamente la vita di tutta la famiglia Okungwu, con il piccolo Onyeka che non solo ha deciso di dedicarsi anima e corpo alla palla a spicchi, ma anche d’indossare il numero 21 in onore di suo fratello.

Tre titoli statali con Chino Hills e due premi di Mr. California Basketball, frantumando record su record, non gli sono bastati nemmeno per una chiamata al McDonald’s All-American. La sua scelta collegiale era ridotta a tre università: USC, UCLA e Arizona State. Come detto, il ragazzo ha dovuto convivere sempre con le ombre più che con le luci della ribalta. Un problema per The Big O? Certamente no, e infatti dimostra di essere molto più maturo dei suoi coetanei, anche attraverso dichiarazioni poco comuni per un diciottenne (“Basketball doesn’t define me”).

Perché scegliere i Trojans? Per rimanere a casa vicino alla famiglia e perché, semplicemente, “I just want to rock with USC”. Okongwu ha iniziato la sua avventura collegiale con numeri straordinari: 17.4 punti, 8.7 rimbalzi, 3.3 stoppate e 1.2 rubate di media con prestazioni monstre come i 27+14 rifilati ad Harvard o le 7 stoppate contro le quali si è infranto l’attacco di TCU, senza dimenticare il career-high da 33 punti contro Pepperdine.

 

Basta dare un’occhiata a statistiche e highlights per capire cosa ci sia di speciale in questo ragazzone di 206 cm per 111 kg: un fisico forgiato dagli dei del basket, un atletismo e un’agilità che coniugati ad una grande forza fisica lo rendono una minaccia prima difensivamente e, poi, offensivamente. Un prospetto di two-way player totale.

Se Okongwu sta scalando, settimana dopo settimana, le posizioni dei vari Mock Draft, lo deve soprattutto a quello che i GM Nba chiamano “defensive upside”. Oltre le semplici statistiche, infatti, quello che rende intrigante il lungo di USC è la possibilità di trasformarlo in uno dei migliori rim protector del futuro in Nba. Un’apertura alare di 213 cm, un’elevazione straordinaria e un istinto innato per i tempi della stoppata lo rendono, infatti, un’ancora a difesa del ferro.

Aggiungeteci un grande controllo del corpo (solo 2.3 falli di media), una velocità di piedi e di movimento anormali per un giocatore della sua stazza che gli permettono di tenere anche sugli avversari più piccoli, sia sul perimetro che in situazioni di pick and roll, e avrete, senza ombra di dubbio, il miglior difensore nel settore lunghi del prossimo Draft.

 

E in attacco? Beh se le statistiche non vi bastano per farvi un’idea della minaccia “Big O”, basta guardarlo fisicamente per capire come sia di un altro livello rispetto ai pari ruolo a livello collegiale. Troppo forte ed esplosivo nei pressi del ferro per essere contenuto dalle difese, ottimo tagliatore e praticamente inarrestabile in situazioni di post, è anche l’unico giocatore insieme a Udoka Azubuike di Kansas ad avere almeno 20 schiacciate a referto.

Il tipico centro tutto muscoli e potenza incapace di essere un pericolo quando si allontana dal ferro? Nient’affatto: due mani educate, la capacità di colpire con il layup dalla media e un discreto 71.2% ai liberi testimoniano il potenziale da stretch-five, ottimo fit nel basket moderno.

Non è tutto oro quello che luccica: c’è ancora tanto da migliorare nella comprensione della fase offensiva, nella capacità di servire i compagni e nelle scelte di gioco, ma c’è ancora tempo e le luci della ribalta non sono di certo un problema per Okongwu, il cui motto è: “Winning over everything”.