Quote by Pan, Cubaj e Georgia Tech: miracoli in corso

Forse il tempismo non è il nostro forte, visto che qui scriviamo di Georgia Tech proprio all’indomani della loro seconda sconfitta di fila. Quest’anno è la prima volta che le Yellow Jackets ne perdono due di seguito. L’anno scorso, invece, le strisce negative non erano una rarità. La rivoluzione compiuta in questa stagione, con protagoniste le azzurre Lorela Cubaj e Francesca Pan, si riflette anche in dati come questo.

Davvero un peccato, questa ‘L’ contro North Carolina arrivata dopo un overtime. Nonostante ciò, GT rimane nella parte alta della ACC, ha un bel record stagionale (14-5) e punta a tornare alla March Madness dopo sei anni dalla sua ultima apparizione. L’ultima edizione della Bracketology di Charlie Creme la dà in tabellone col seed numero 8.

Un paio di mesi fa, nessuno dall’esterno poteva immaginare che le cose potessero andare così bene, fra un licenziamento con strascichi pesanti, un nuovo coach a raccogliere una eredità recente piena di sconfitte e due giocatrici-chiave che avevano fatto i bagagli.

Francesca Pan (Photo by Danny Karnik)

Dal polverone Joseph…

La conduzione tecnica di MaChelle Joseph, ben 16 anni alla guida di Georgia Tech, era finita in maniera a dir poco ingloriosa, dopo tre annate consecutive con record negativo nella ACC e una partecipazione al Torneo NCAA che manca dal 2014.

Cosa estremamente più grave, il licenziamento dell’allenatrice è arrivato dopo un’inchiesta interna che, raccogliendo testimonianze da tutte le atlete in squadra, aveva fatto emergere accuse di abusi sul piano emotivo e psicologico. Poi si sono fatte avanti delle ex giocatrici, alcune per difendere l’allenatrice, altre per affermare la veridicità di quanto denunciato (anche rincarando la dose). Il tutto mentre Joseph faceva causa all’università, sostenendo di essere oggetto di una vendetta per aver protestato più volte circa l’iniquità di trattamento fra il suo programma e quello maschile.

…alla ricostruzione di Fortner

Al terremoto si sono poi succedute le solite macerie sportive, coi trasferimenti di Balogun e Dixon, rispettivamente prima e terza scorer della squadra. Altre giocatrici erano entrate nel portal, salvo decidere di rimanere dopo aver incontrato la nuova allenatrice, Nell Fortner. E da lì, da quelle ragazze, si è ricostruito.

Fortner, due medaglie d’oro al collo con USA Basketball (Mondiali del ’98 e Olimpiadi del 2000), fino all’anno scorso lavorava come giornalista per ESPN e non sedeva su una panchina da sette anni. Il desiderio forte che l’ha riportata a vestire il ruolo di coach si è tradotto in entusiasmo da trasmettere alle ragazze. Cubaj la racconta come una persona divertente da scoprire: “Siamo molto diverse ma penso che ciò renda il tutto più interessante”.

Coach Nell Fortner (Photo by Danny Karnik)

GT ha fin qui battuto due ranked team (#23 Miami e #11 Florida State) su tre affrontati, oltre ad aver sconfitto le rivali di Georgia sul loro campo per la prima volta in assoluto (e con 33 punti di scarto!). Ma quando le si chiede come diavolo abbia fatto a mettere insieme un inizio simile, Fortner sposta l’attenzione sulle giocatrici: “Queste sono brave ragazze. Do loro tutto il merito. Stava a loro decidere in quale modo avrebbero gestito ciò che è successo”.

In campo, le Yellow Jackets fanno leva su una delle migliori difese in circolazione. Il credito che Fortner riserva alle giocatrici non si limita al già menzionato piano umano, ma abbraccia anche quello tecnico: “Questa squadra era molto buona in difesa da ben prima che arrivassi io. C’erano già buoni fondamentali e cose che funzionavano difensivamente. Quindi si trattava di prendere ciò e provare a farlo crescere ulteriormente”.

Beh, come dire? Missione compiuta: Georgia Tech è attualmente sesta in Division I (e quarta fra le high major) in quanto a punti per possesso concessi (0.756). Ci manca il dato relativo allo scorso anno, ma basti pensare che i punti di media lasciati erano 63.6, 143° dato in D-I. Ora sono 50.1, il che le pone alle spalle della sola Baylor. Alla faccia della crescita.

Lorela Cubaj (Photo by Danny Karnik)

Tocco italiano

Per alcune cose che, grazie al cielo, cambiano, altre rimangono le stesse. Altrettanto fortunatamente. Georgia Tech continua ad avere un International Flavor in cui le note di azzurro sono quelle più distinte. Quest’anno, con forza anche maggiore.

Francesca Pan è al quarto e ultimo anno di college. Lorela Cubaj è al terzo. Il loro impatto nel college basketball non una novità. Ma questo è un anno diverso, un contesto diverso: lo si vede che il loro apporto, adesso, si dispiega su un piano differente.

Pan (12.2 punti e 2.7 assist di media) è la leading scorer di una squadra dove, nella metà campo d’attacco, sono spesso lei e Jasmine Carson (12.1 punti) a fare la voce grossa. Le sue capacità di creare dal palleggio e di trovare il canestro con gli arresti sono a volte una manna per un collettivo che tende a balbettare un po’ dal punto di vista realizzativo.

Nelle già citate vittorie con Georgia (20 punti) e Florida State (16), la sua presenza si è fatta sentire, eccome (nel secondo caso, anche con un buzzer beater folle). La sua esperienza pesa e difficilmente si può prescindere da lei. Anche per questo motivo, serve che cambi marcia adesso, visto che nelle ultime due gare il tiro proprio non voleva saperne di entrare (2/18 in totale dal campo).

La presenza d’area di Cubaj in entrambe le metà campo è un’ancora per Georgia Tech, come e più di prima. Terza in squadra per punti di media (10.5) e prima sia per rimbalzi (8.2) che per stoppate (1.5), l’azzurra è di certo un bel problema quando servita sotto, visti i suoi movimenti in post, ma ha anche la possibilità di espandere il proprio repertorio in varie direzioni. Già lo scorso anno si vedevano spunti interessanti nell’innescare le compagne (2.5 assist) e, ogni tanto, anche qualche tripla che non guasta mai.

“Semplicemente, penso che siano affamate”, ha detto Fortner quando le è stato chiesto quale fosse la chiave di tutto in questa GT. Concetto che, ovviamente, si estende alle due italiane. Perché loro come tutte le altre da oltre due mesi vanno in campo per dimostrare che questo gruppo sa andare al di là di quelle due partenze nel roster. Se le sconfitte con Boston College e North Carolina avranno ripercussioni, ce lo dirà solo il campo. Una cosa certa però è che a questa squadra il concetto di “resettare” non pare proprio estraneo.

Georgia Tech ha già stupito tutti. Perché non continuare a farlo?

Festeggiamenti in panchina durante l’upset su Miami (Photo by Danny Karnik)