Quote by Preseason Top 25 – N. 23 – Richmond

> Preseason Top 25 <

La squadra

«Si sono viste squadre fare molto bene con un nucleo di junior e poi riavere tutti da senior, ma non sempre la cosa funziona come vorresti». Jacob Gilyard, point guard di Richmond, sa che il successo non è una questione di semplice aritmetica. Va detto pure che i suoi Spiders, come raccontato da The Athletic, si trovano a meraviglia sia dentro che fuori dal campo. Il che dovrebbe aiutarli parecchio nell’evitare di steccare un anno così colmo di promesse.

C’erano tifosi che volevano la testa di Chris Mooney dopo due annate con record negativo. Il coach però ha dimostrato loro che serviva un po’ di pazienza: il suo gruppo è finalmente sbocciato (24-7 nella scorsa stagione, 14-4 nell’Atlantic 10) e adesso, con un quintetto di senior e un roster pressoché intatto, ha i mezzi per puntare al titolo in una conference che si annuncia complicata, piena di possibili contendenti.

Chris Mooney (Photo by Alexa Welch Edlund/Times-Dispatch)

“Equilibrio” è la parola-chiave. Richmond ha messo su una difesa affidabile (95.3 di AdjD, secondo miglior dato in 15 anni di gestione Mooney) e conta su un attacco che fa della coralità la sua forza: tanto movimento lontano dalla palla, buone mani per passarla, pochissime perse (#17 in Division I per To%), predisposizione al contropiede senza cercarlo in maniera esasperata. Il tutto senza togliere libertà d’azione al backcourt titolare: Gilyard e Francis sono infatti i due con licenza di forzare, ma difficilmente li vedrete strafare.

Posto che il quintetto titolare è di solidità certificata, c’è poi una panchina abbastanza corta ma dalla quale può forse uscire fuori un vero sesto uomo. Tyler Burton, ala sophomore, è in tal senso quello che accende le maggiori speranze del coach: «Penso che abbia la possibilità di diventare uno dei migliori giocatori nella storia di Richmond. Due metri, corpo perfetto per la pallacanestro, sa fare un po’ di tutto», ha detto Mooney al podcast Good ‘n Plenty.

EDIT (20/10) – Nick Sherod salterà la stagione per la rottura di un legamento del ginocchio destro. Un duro colpo, perché Sherod è un cecchino in attacco e un difensore ultraversatile. Andre Gustavson e Connor Crabtree (ex Tulane) sono i due candidati a sostituirlo nello spot di 3 titolare.

Starting Five

G – Jacob Gilyard – Sr, 1998, 175 cm
G – Blake Francis – R-Sr, 1998, 183 cm
G – Andre Gustavson – Jr, 1999, 193 cm
F – Nathan Cayo – Sr, 1997, 201 cm
F – Grant Golden – R-Sr, 1998, 208 cm

Giocatori in evidenza

Jacob Gilyard (12.7 punti, 5.7 assist) incarna in buona parte il prototipo del playmakerino di college – rapido, sfacciato e creativo, specie come passatore – ma se immaginate che la taglia ne faccia una tassa in difesa, vi sbagliate di grosso. In una squadra attentissima sulle linee di passaggio (#19 in D-I per Stl%), è lui che fa la parte del leone: 3.2 recuperi di media l’anno scorso, primo in D-I.

Blake Francis (17.7 punti) è un altro che sopperisce ai pochi centimetri con una difesa intensa e intelligente, ma è in attacco che si fa notare maggiormente. Primo terminale offensivo della squadra, se i secondi scorrono e non c’è una soluzione, è meglio passarla a lui. Sa davvero segnare da ogni mattonella del campo (36.3% dall’arco l’anno scorso, ma può tornare a sforare quota 40), mette palla a terra in un battito di ciglia e può liberare un buon tiro anche quando non c’è spazio.

Grant Golden (13.4 punti, 6.9 rimbalzi, 3.4 assist) è l’arma in più dell’attacco. Lungo non molto atletico o potente (in una P6 soffrirebbe un po’ ma per una mid va più che bene), ha soluzioni sia fronte che spalle a canestro (meglio nel secondo caso), può gestire i raddoppi in post basso e ha due mani d’oro che ne fanno il play aggiunto di Richmond. Vicino al ferro o dal gomito, ha visione di gioco e capacità di passaggio tali da moltiplicare notevolmente le soluzioni a disposizione della squadra (occhio ai giochi a due con Gilyard).

Curiosità

Scorrendo i nickname delle formazioni NCAA, nelle tre Division si trovano 76 aquile, 46 tigri, 40 bulldogs e… un ragno. Quella di Richmond è infatti l’unica fra centinaia e centinaia di università ad aver scelto come mascotte un animale che, ai più, suggerisce solo repulsione. Un tempo gli atleti di UR erano noti come Colts, ma nel 1894 cominciò a prendere piede il nuovo soprannome, originariamente riservato da un giornalista locale al dinoccolato pitcher della squadra di baseball che, a suo dire, “sembra[va] entrare in campo coi suoi compagni come un ragno nella tela”. Poi evidentemente qualcuno ha deciso che i ragni sono meglio dei puledri (ma anche no) ed eccoci qui a chiamarli Spiders da più di un secolo.

L’annuario di Richmond dell’anno 1900

Copertina: Photo by Spiders Athletics

Add Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *