Quote by Rob Gray, lo scorer di cui nessuno parla

Come fa il miglior marcatore della American Athletic Conference a finire “under the radar”? In effetti è abbastanza un mistero, perché Rob Gray Jr, PG senior di Houston, ha tutte le caratteristiche per fare impazzire scout e appassionati. Punto primo: è una macchina da canestri, che fin da ragazzino ha capito che la pallacanestro sarebbe stata la sua vita. “I don’t really have anything else that I would say I’m interested in as much as basketball“. Viva la sincerità.

Punto secondo: è un perfezionista. Stagione in corso, Houston vince contro South Florida e contro Temple poi perde in casa di Wichita State. Nelle tre gare Gray tira 2/10 da 3 punti, lui che ha il 40% di media e la tendenza a metterla quando conta davvero. La sconfitta contro gli Shockers arriva di giovedì sera, il venerdì mattina la squadra prende un aereo per tornare in Texas. Il venerdì pomeriggio Rob è in palestra e ci sta fino a sera. Poi tutto sabato. Poi tutta domenica. Poi tutto lunedì.

 

Houston giocherà il giovedì successivo e Gray disputerà la miglior partita della sua carriera collegiale, peraltro già brillante. Vittoria da MVP contro Tulsa (non la più scarsa della conference) segnando 34 punti con 7/9 da 2 e 5/8 dall’arco. Più 8 assist. Più 2 recuperi. Una partita di quelle da incorniciare.

In realtà, è tutta la stagione che finora è da incorniciare. Miglior marcatore della American per il secondo anno di fila (19.6 punti), secondo miglior giocatore della conference per Kenpom (come l’anno scorso dietro a Semi Ojeleye, che ora fa parte dei Celtics). Il suo OffRtg non solo è il più alto di tutta la AAC, 123.7, ben distante dal 118.4 di Shake Milton che pure è un prospetto Nba, ma è il secondo dell’intero college basketball dietro a Jock Landale di Saint Mary’s.

 

Cifre nude e crude, stagione dopo stagione. Percentuale da 2: 49.8%, 51.8%, 52.7%. Percentuale da 3: 34.3%, 38.2%, 40.9%. Percentuale ai liberi: 70.4%, 81.3%, 84.3%. Assist Rate: 11.7, 21.2, 24.4. Si potrebbe andare avanti in questo modo quasi per ogni voce statistica ma l’aspetto più importante è che nel corso degli anni Gray ha subito sempre più attenzione da parte delle difese e ha gestito sempre più palloni, ma questo non gli ha impedito di migliorare in ogni aspetto.

 

Ok, quindi Nba sicura? No, molto più probabile che la sua destinazione finale sarà l’Europa. Non compare nemmeno tra i primi 100 della lista pubblicata recentemente da Espn e questo per più motivi. Il primo è che a marzo compirà 24 anni, il secondo che è alto “solo” 1,85 (se va bene) e il terzo è che al di là delle sue doti di scorer non è noto come assistman, cioè (nonostante sia tra i migliori della conference) è più abile nel creare gioco per se stesso che per gli altri. Infine, ed è un’amara verità, Houston da quando c’è Gray ha fatto un grande balzo nella AAC, ma è sempre rimasta dietro a squadre come SMU o Cincinnati (e in più quest’anno c’è anche Wichita State) ed è successo raramente che la conference avesse abbastanza visibilità/forza per mandare più di 3 squadre al Torneo Ncaa.

PS. A inizio stagione Gray è finito su quasi tutti i media americani perché è stato sospeso per la prima partita della stagione. Droga? Alcol? No, in estate ha preso parte a una partita di basket ricreativa in un oratorio. Un amico ha pagato l’ingresso di 5 dollari per lui. Gray non solo ha saltato la gara d’esordio della stagione, ma ha anche dovuto restituire i 5 dollari. W la Ncaa.