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Chandler Hutchison e la fame da Nba

Autore: Stefano Russillo
Data: 16 Gen, 2018

“Lui e Lillard hanno la stessa fame”. Parola di Phil Beckner.

Beckner chi? L’assistant coach di Boise State, l’allenatore che, durante i suoi anni a Weber State, ha trasformato Damian Lillard in un prospetto Nba. “Lui” è Chandler Hutchison, il senior dei Broncos e il candidato numero uno a “steal of the Draft” del prossimo giugno che sta guidando Boise State polverizzando tutti i record nella storia dell’ateneo.

3/12/2017: nella vittoria vs Portland arriva la prima tripla doppia nella storia dell’università con 23 punti, 10 rimbalzi e 10 assist.

13/1/2018: nella vittoria vs San Diego State segna 44 punti, record all-time per un giocatore dei Broncos.

Arrivato a Boise State come recruit 4 stelle, un’ala piccola dal grande atletismo ma dal fisico gracile e senza tiro da tre, ha passato i primi due anni ad essere un buon role player noto per le sue doti da slasher. Nell’off-season tra il suo anno da sophomore e quello da junior, i Broncos ingaggiano Beckner che, colpito dalle potenzialità e dall’etica di lavoro del ragazzo, decide di farne il suo progetto personale.

 

Da dove cominciare? Dal costruire un tiro credibile e dal mettere su peso. Chandler non se lo fa ripetere due volte e passa l’estate a tirare (almeno 600 triple al giorno con una nuova meccanica di  tiro con un rilascio più alto e rapido) e a sollevare pesi in weight room. Si presenta a inizio stagione con 5kg in più di massa muscolare, passando dai 6.8 punti di media con il 23% da tre del suo secondo anno a 17.4 punti con il 37.7% con i quali chiude l’annata da junior. Nonostante la metamorfosi da role player a go to guy, i vari GM gli fan capire che se non mette su ancora un po’ di muscoli, non diventa un tiratore credibile (migliorando anche le scelte di tiro) e non sviluppa un ball-handling decente, l’Nba rischia di vederla direttamente dal divano di casa.

 

Dopo un’estate di allenamenti con Lillard (tutto sotto la supervisione di Beckner), il play di Portland dichiara: “Damn, he’s pretty good”. Hutchison si presenta così a inizio stagione con altri 5kg in più di muscoli, una mano ancora più precisa e una crescita mentale in termini di leadership per prendersi la MWC, della quale viene nominato Preseason Player of the Year. Ad oggi i numeri dicono: 19.8 punti, 8.4 rimbalzi, 3.4 assist di media con il 42.4% da tre. Inutile dire che si tratta di career high in ogni voce statistica. Con l’inizio delle partite di conference ha innalzato ancor di più il suo livello di gioco e sta viaggiando a 27.5 punti di media con il 57.7% da tre, ritrovandosi al 10° posto nella corsa all’Mvp stagionale di KenPom e risultando clutch quando bisogna vincere la partita.

 

Hutchison è diventato un giocatore totale. La facilità con la quale entra in area puntando il ferro, grazie al mix di atletismo e di gambe e braccia che paiono infinite, rimane il suo punto di forza. E se non arrivano due facili, gli avversari sono costretti a mandarlo in lunetta ( in tutta la Ncaa per tiri liberi tentati su 40 minuti, tirati però con un migliorabile 70.5%). Oltre a un istinto innato per il rimbalzo ciò che colpisce di più sono, però, i miglioramenti nel playmaking, la sicurezza con la quale prende palla e guida la transizione e la fiducia nel prendersi la tripla non solo sugli scarichi ma anche dal palleggio.

 

In Nba, in previsione, è un 3&D capace in difesa di tenere sui pari ruolo e sui più piccoli grazie a wingspan (7’0) e velocità di piedi e in attacco di essere una minaccia dal perimetro, con la possibilità di sfruttare gli spazi grazie alle sue ottime doti da tagliante e la sua esplosività al ferro.

Una cosa è certa: plasmato da Beckner e raccomandato da Lillard, Chandler Hutchison l’Nba non la vedrà dal divano di casa.

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