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Spaccabracket: 5 mid-major da tenere d’occhio

Autore: Riccardo De Angelis
Data: 22 Feb, 2022

Ogni marzo ha la sua guastafeste: a chi toccherà quest’anno? Ok, magari stavolta non assisteremo a una corsa storica come quella di Oral Roberts nella scorsa stagione, ma qualche mid-major capace di fare uno scherzetto o due di sicuro salterà fuori. Ecco 5 indiziate dalle one-bid league, cioè quelle conference in grado di mandare una sola squadra al Torneo Ncaa.

 

Murray State

La scelta più ovvia, visto che in questo momento è addirittura proiettabile come unica squadra proveniente da una one-bid league con un seed in singola cifra. E in uno scontro 8-vs-9 al primo turno può davvero battere chiunque. Ora l’attende un gran scontro con Belmont che, se vinto, sarebbe l’equivalente d’una ipoteca su un 18-0 finale di regular season nella Ohio Valley. Squadra molto solida sulle due metà campo, che mette pressione sui tiratori e che può controllare i tabelloni sia in attacco che in difesa. Non ha bisogno di rotazioni particolarmente profonde, avendo diverse individualità di altissimo impatto: le bombe di Tevin Brown e di Justice Hill sono una manna per una formazione altrimenti non pericolosa da lontano, mentre sotto c’è un KJ Williams che, come segnalato di recente, spesso fa quel che vuole in area.

 

Iona

Aveva perso un po’ di smalto nelle scorse settimane (due sconfitte di fila) ma, oltre a sembrare di nuovo in carreggiata, volete davvero scommettere contro Rick Pitino a marzo? Squadra di buoni cervelli, in cui il pallone gira a meraviglia il più delle volte (tutti i giocatori in rotazione hanno un Ast% in doppia cifra), questa però non è la solita mid-major che deve fare all-in sul QI cestistico per sopperire alla mancanza di fisico: la taglia è buona (e sopra la media della MAAC) in tutti i reparti, anche nello spot di 5 – quello più critico per una mid – grazie al buon Nelly Junior Joseph, uno che può tenere testa a diversi lunghi high-major. Capacità d’impattare le due metà campo e un geniaccio in panchina: vi piacciono come ingredienti per un upset o due?

 

Vermont

Coach John Becker l’ha già portata al Torneo tre volte (senza pandemia, sarebbero state forse quattro) ma non è mai riuscito a superare il primo turno: che sia finalmente la volta buona? Pur non più imbattuta, Vermont ha già prenotato il titolo di regular season nell’America East, con tantissimo merito suo, ma anche con l’aiuto di una conference di livello proprio modesto quest’anno. Tante versioni passate dei Catamounts avevano brillato in attacco, ma nessuna come questa: nelle partite di conference, siamo su livelli da videogioco col 44.8% da tre e il 62.5% da due per un 64.5 di eFG%. L’asse Ben Shungu-Ryan Davis promette un bel mal di pancia per la high-major con seed alto che se li ritroverà davanti.

 

South Dakota State

Premesso che non è affatto escluso rivedere una cavalcata di ORU nel torneo della Summit (conference, tutto sommato, affatto male al proprio vertice), tocca però riconoscere che South Dakota State appare favoritissima stavolta. Scott Nagy prima e TJ Otzelberger poi l’avevano messa sulla mappa e ora, al terzo anno da head coach, Eric Henderson sta confermando di essere un erede più che degno. I suoi Jackrabbits sono un incubo assoluto da contenere difensivamente e portano in dote l’ingrediente preferito per gli upset alla March Madness: il tiro da tre. Primi in tutta la D1 per percentuali dall’arco (44.3, che diventa addirittura 46 nelle sole gare di conference) grazie a un reparto esterni completamente composto da cecchini veri, contano anche un lungo-non-troppo-lungo, Douglas Wilson, molto efficace nel fare legna sotto canestro, fra seconde possibilità e viaggi in lunetta raccolti entrambi a volontà. In una gara di ritmi e punteggio alti possono battere chiunque.

 

Montana State

Arrivati a fine Top 5 sarebbe più prudente puntare sull’usato sicuro di una North Texas (pare anche più forte di quella che aveva battuto Purdue al primo turno l’anno scorso) o di una New Mexico State (che è tornata a comandare la WAC, pur non incontrastata): ma che gusto ci sarebbe nel compilare una lista del genere senza una squadra al di sotto della Top 100 di KenPom? La Big Sky di quest’anno è tremendamente incerta e divertente nella sua metà alta: quattro contender serie, un paio di mine vaganti e nessun favorito per il torneo di conference. I Bobcats però, già in evidente crescita l’anno scorso (che gran lavoro sta facendo coach Danny Sprinkle!), sono quelli che sembrano aver ingranato una marcia in più nelle ultime settimane (la sconfitta all’OT con EWU, oltre a starci, sembra più un incidente di percorso). Non sempre lucida offensivamente ma dotata di tanti bravi tiratori, MSU fa leva in primis sull’essere molto ben coperta nella propria metà campo, fra la pressione portata dagli esterni e la rim protection di Jubrile Belo, lungo britannico che da tre anni è anche una costante spina nel fianco nelle aree avversarie. Tutti contribuiscono e la mentalità è da squadra vincente.

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