Quote by Stewart e McDaniels, la supercoppia di UW

Non è da tutti passare da un gruppo che ha dominato la Pac12 grazie all’esperienza del proprio roster alla leadership di due giovani freshmen. Washington però sta mostrando anno dopo anno una grande solidità sotto la guida di coach Mike Hopkins.

Va anche detto che non è da tutti, tranne se le tue due giovani matricole si chiamano Isaiah Stewart e Jaden McDaniels. Una coppia che vale una chiamata in Top10 al prossimo Draft Nba, che vive in simbiosi dentro e fuori dal parquet e capace di catapultare Washington nella Top25 della AP già dopo la prima settimana di college basket.

Prima partita, prima vittima

La prima uscita stagionale degli Huskies, con l’upset in rimonta piazzato ai danni di Baylor, è stato solo il primo episodio della premiata ditta Stewart-McDaniels, una delle migliori coppie di lunghi di tutto il college basket. Dopo un primo tempo e un impatto difficile con il mondo Ncaa (con più falli commessi e turnovers che punti) nel secondo tempo sono venuti a galla tutto il talento e la leadership delle due matricole che hanno chiuso rispettivamente con 15pts+7reb+2ast e 18+7+2.

Non fatevi ingannare soltanto dalle statistiche: il duo ha messo la propria firma su tutte le giocate della rimonta degli Huskies (sotto di 10 punti a 5 minuti dalla fine) con Stewart che ha messo il punto esclamativo con il canestro del sorpasso a 30 secondi dalla sirena finale.

 

Casualità? Per nulla. Sin dal suo primo giorno a Washington, Stewart ha deciso che sarebbe stato il leader di questi Huskies, un ruolo naturale per un ragazzo dal carattere forte e deciso che fa dell’etica di lavoro il suo mantra personale e che non ha paura di sbilanciarsi davanti ai media quando gli si domanda della sua leadership: “I just feel like it’s something that’s in me, I’m OK with leading. I’m OK with pushing my teammates to be better every day. I definitely want my teammates to be better, to be as great as I want to be”.

Caratteri opposti

Un esempio e un’energia che il nativo di Rochester, New York, mette prima di tutto in difesa come attestano le tre stoppate rifilate ai Bears. Stewart è un totem a protezione del ferro, la vera arma letale (e di successo) di coach Hopkins. L’allenatore non si è tirato indietro quando ha definito il suo centro come un giocatore capace di “make a difference in the culture of our program for the next 20 years” con la sua leadership.

Isaiah Stewart - Washington

Isaiah Stewart – Washington

Differenza che McDaniels preferisce dimostrare direttamente in campo, lui che si autodefinisce a “quiet guy”, un ragazzo che senza fronzoli dichiara che “il mio gioco parla per me”. Un giocatore dallo stile unico sia per caratteristiche fisiche sia per talento, che gli è costato sin dai tempi dell’high school il costante paragone con un certo Kevin Durant.

Il motivo? Essere uno scorer puro dal fisico longilineo e asciutto (206cm x 91kg) capace tanto di mettere con facilità palla a terra e puntare il ferro quanto di colpire da fuori, senza per questo rinunciare ad andare forte a rimbalzo. Uno stile di gioco complementare a quello prorompente e fisico di Stewart. Quest’ultimo è un dominatore d’area, soprannominato dal compagno Naziah Carter “attack dog”, che fa sembrare bambini i lunghi avversari, ma dotato di un ottimo range anche dalla media-lunga distanza.

Coach Hopkins vede, però, nel suo numero 4 non solo un’attaccante di razza, ma anche un’ala capace di mettersi a disposizione dei compagni con la sua visione di gioco come attestano le sue parole: “I see unselfish, I see elite, I see playmaker. I see an incredible player”. altruismo sì, ma anche capacità di fare giocate decisive, come è stato con l’assist che è valso la tripla di Carter per il pareggio degli Huskies a poco più di un minuto dalla fine.

 

I due, compagni di stanza nel campus di UW, non potevano essere più diversi e più complementari: un centrone della costa orientale che si sente a casa dalla parte opposta degli Stati Uniti con il suo essere prorompente dentro e fuori dal campo al fianco di un nativo di Seattle che, alla timidezza mostrata extra-parquet, risponde con giocate di classe e pura eleganza.

Non è da tutti schierare due talenti come Isaiah Stewart e Jaden McDaniels.