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Transfer Portal, cos’è e come cambia la Ncaa

Oscar Tshiebwe Kentucky transfer portal
Autore: Giovanni Bocciero
Data: 23 Apr, 2021

Il transfer portal sta rivoluzionando il mondo della Ncaa come lo conosciamo. Quando un giocatore decide di voler cambiare università, non deve fare altro che inserire il proprio nome in questo elenco ed aspettare l’offerta che ritiene più giusta. In pratica, come fosse un nuovo reclutamento.

Già l’anno scorso era stato introdotto un anno extra (rispetto ai canonici quattro) a causa del Covid per chi aveva giocato nel 2020. Una ottima opportunità per provare a mettersi in mostra altrove. Un’ulteriore accelerata all’aumento degli iscritti al portal è stata data dalla decisione della Ncaa di abolire l’anno di sospensione derivante dal trasferimento. Insomma, se oggi un giocatore decide di cambiare squadra, non deve più osservare uno anno di stop forzato ma è da subito arruolabile.

Sia chiaro, ciò avviene solo al primo trasferimento. Ma diamo due numeri per capire l’entità di questa decisione ormai nell’aria da tempo. Il transfer portal è stato introdotto nel 2018, e all’inizio ha contato circa 700 atleti iscritti a questo database. Quest’anno sono invece oltre 1400 gli iscritti, e non è sbagliato pensare che possano soltanto aumentare.

Ma perché un giocatore dovrebbe scegliere di trasferirsi? Le motivazioni possono essere tante e diverse. Prendiamo gli esempi di Quentin Grimes che a Kansas non ha vissuto l’esperienza che si aspettava, o di MaCio Teague che ha scelto Baylor perché voleva qualcosa di più. Spesso invece un giocatore segue semplicemente il coach con il quale si è trovato bene, proprio come accaduto a Keve Aluma.

Questo portale, secondo la Ncaa, ha l’obiettivo di rendere trasparente ciò che accade durante la offseason con i trasferimenti. Un coach può infatti contattare un giocatore solo quando è iscritto all’elenco, e mai prima. Inoltre, grazie ad aggiornamenti in tempo reale, gli atleti e gli allenatori possono seguire passo passo il reclutamento. E se un ragazzo non è contento dell’interesse nei propri confronti, può decidere di togliere il proprio nome dal portal e rimanere lì dov’è. Come ha appena fatto Mac McClung che resterà a Texas Tech.

Offseason in stile Nba con tante incertezze

Con la decisione della Ncaa di abolire l’anno di sospensione per il primo trasferimento, non sono mancate le critiche. Per gli addetti ai lavori si assisterà ad una vera e propria offseason in stile Nba. In pratica, la situazione che i critici descrivono può essere così riassunta:

Per il telecronista Dick Vitale l’anno di stop dovrebbe essere abolito solo nei casi di atleti che cambiano squadra per via dell’esonero del coach. Ovvero, il trasferimento in questo caso sarebbe giustificato. Matt Painter, tecnico di Purdue e membro del Comitato allenatori, ha addirittura scritto una lettera alla Ncaa spiegando che tale decisione rappresenterà un problema non da poco: “Il turnover annuale del roster avrà meno certezze per gli atleti stessi. E come allenatore, sarà più difficile guidare un programma in modo efficace”.

Altra argomentazione critica è quella riguardante il futuro degli stessi giocatori. Siamo certi che un ragazzo che lascia la squadra ‘x’ troverà un migliore ambiente nella squadra ‘y’? Ma soprattutto, si è certi che un giocatore non di primo livello riesca comunque a trovare un’altra borsa di studio? Questi sono gli interrogativi che alcuni addetti ai lavori si pongono. E non hanno neppure tutti i torti.

I giocatori acquistano più potere

Questo strumento rappresenta però anche un’opportunità: è innegabile infatti che gli atleti ora abbiano maggior potere. Infatti, prima del 2018 ci si poteva comunque trasferire ma la prassi era molto più complessa. Un giocatore doveva chiedere l’autorizzazione al coach per parlare con altre squadre. Se l’allenatore non acconsentiva poteva rivolgersi al direttore atletico, e come ultima spiaggia ad un comitato d’ateneo. Con il transfer portal un atleta non è costretto a ricevere nessuna autorizzazione, ma può recarsi direttamente in segreteria e richiedere d’inserire il proprio nome nel portale.

Dal punto di vista dei direttori atletici, ma anche dei coach, si va molto a semplificare il lavoro di reclutamento. Attraverso il transfer portal, gli allenatori possono reclutare giocatori per il proprio programma semplicemente consultando questo enorme database. Un’occasione in più per avvicinare anche qualche atleta di livello, scontento dell’esperienza collegiale sin lì vissuta, ma allo stesso tempo voglioso di dimostrare il proprio potenziale in un ambiente più piccolo e con meno riflettori addosso.

L’alba di un “nuovo” reclutamento

A cascata, come una logica conseguenza, cambierà il modo di reclutare dalle high schools. Esclusi i liceali 5-stelle, che faranno sempre e comunque gola, cosa succederà per tutti gli altri? Adam Berkowitz che gestisce un’organizzazione di New York che mette in contatto le università con i liceali all’ultimo anno, ha detto che tante scuole gli hanno riferito che preferiranno completare le squadre tramite il portale piuttosto che reclutare freshmen.

Insomma questo transfer portal è destinato a cambiare – o forse già lo ha fatto – lo sport universitario. Come? Forse ancora non è chiaro, e a tante domande ancora non vi sono risposte.

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