Quote by Tutti gli errori di Coach K

Mike Krzyzewski è un mostro sacro del basket universitario e del basket in generale. È l’allenatore più vincente nella storia della NCAA dopo John Wooden e ha vinto 5 medaglie d’oro come allenatore capo di USA Basketball, tra olimpiadi e mondiali. Eppure in questa stagione Coach K è apparso stanco e forse non in grado di allenare come una volta, nonostante l’enorme talento dei suoi Blue Devils. Ecco dunque tutti gli errori di Coach K quest’anno che non hanno permesso alla squadra di arrivare alle Final Four.

L’utilizzo di Cam Reddish

Forse il “crimine” peggiore della stagione di Duke è stato il terribile utilizzo di Reddish. Arrivato a Durham come il terzo migliore giocatore della classe 2018 per ESPN e Rivals, Reddish è stato limitato tutta la stagione ad essere uno spot-up shooter. E, quando il tiro da tre è cominciato a non entrare, la fiducia del giocatore è calata notevolmente, senza mai riuscire ad esprimere tutto il suo talento con costanza. Giocare in squadra con due fenomeni come RJ Barrett e Zion Williamson non è certamente facile per capire il proprio ruolo sul parquet, e Cam è stato un buon comprimario, ma il talento del ragazzo è sembrato più volte sprecato da Coach K. I limiti di Reddish del primo giorno sono gli stessi che l’hanno accompagnato fino a marzo: la sua limitata capacità di palleggio e la visione di gioco sono due delle aree in cui gli scout avrebbero voluto vedere miglioramenti in vista del Draft, ma senza mai uno schema giocato per lui (se non per veloci tiri da tre) o un pick and roll con lui come “primary ball handler”, i margini di miglioramento sono stati minimi.

Da un allenatore del calibro di Krzyzewski, abituato ad allenare le mille personalità della nazionale americana, ci si sarebbe aspettato di più nell’amalgamare il gioco dei tre freshmen e dovremo aspettare l’approdo di Reddish nella NBA per scoprire tutto il potenziale del ragazzo.

La gestione del finale delle partite

Il ritornello è stato lo stesso per tutta la stagione, nel finale di partita la palla va a RJ Barrett che gioca “iso” e crea dal palleggio. Per nulla male sulla carta come giocata, quando hai uno dei talenti più cristallini della generazione, che ha vinto tutto sia in high school sia internazionalmente con il Canada. D’altro canto però, se nella stessa squadra hai Zion Williamson, le opzioni dovrebbero e devono aumentare con l’andare dei mesi. E invece la solfa è sempre stata la stessa: RJ che gioca 1 contro 5 e tutti gli altri che stanno a guardare, fermi sul perimetro.

Esempio lampante è stata proprio la partita contro Michigan State. Zion è il primo freshman da Derrick Rose nel 2008 a segnare almeno 100 punti nel torneo NCAA, chiudendo con una media di 26 punti a partita. Eppure nel finale di partita Zion non ha mai toccato pallone. Come il video qui sotto dimostra, Duke si schiera con il classico 4-fuori-1-dentro e, senza che nessuno si muova senza palla, lascia che Barrett crei dal palleggio 1 contro 5. E il canadese si schianta contro il muro difensivo ben preparato dagli Spartans.

Ancora più grave è la seconda azione, con i Blue Devils sotto di due a pochi secondi dalla fine – e appena rientrati dal timeout – dove si ripete esattamente la stessa situazione: Barrett che deve creare dal palleggio e solo Alex O’Connell che porta un blocco senza palla a Zion, che infatti si ritrova libero in area per un facile appoggio se solo il canadese se ne fosse accorto.

 

Questo video non è tanto la dimostrazione di come Barrett giochi male gli ultimi possessi –  situazione in cui sicuramente ha tanto da migliorare ma in cui per altro è stato clutch in molte situazioni, chiedete a UCF – ma soprattutto indica una mancanza di “coaching” da parte di Coach K. Uno potrebbe dire “eh ma è solo una partita”. Invece questo dato è stato un leitmotiv della stagione: in tutte e tre le partite che Duke ha perso con Zion disponibile, Barrett ha tirato 0 su 9 nell’ultimo minuto di gioco, contro i 3 tiri totali di tutti gli altri (uno solo per Zion).

Il mancato sviluppo del gioco durante l’anno

Per una squadra da tutti reputata con un QI cestistico alto e guidata da una delle migliori tre PG per assist-to-turnover ratio della nazione come Tre Jones, un altro punto di critica è il fatto che per tutto l’anno non ci siano stati cambiamenti nel modo di giocare. Poco movimento senza palla, e soprattutto nessun nuovo schema. Certo, vincere di 34 contro Kentucky la prima partita dell’anno avrà dato parecchia fiducia, ma la stagione è lunga, le squadre e gli allenatori si adattano, gli scouting report si ispessiscono e il risultato finale è stato che Tom Izzo ha surclassato Krzyzewski alle Elite 8.

Lo sviluppo del contorno

Era chiaro a tutti che Duke quest’anno si sarebbe basata sui quattro freshmen-prodigio. E ci mancherebbe altro. Ma, specialmente alla Big Dance, avere più opzioni dalla panchina può fare la differenza. Chiedete a Louisville nel 2013 con Luke Hancock o alla stessa Duke nel 2015 con Grayson Allen. Eppure anche quest’anno i Blue Devils erano cortissimi con Jack White, Javin DeLaurier e Marques Bolden a completare una rotazione a sette.

Coach K si è fidato sempre e solo di White per allargare il gioco, nonostante l’australiano abbia tirato con il 27% da tre e con il 36% dal campo, e non è mai stato in grado di dare minuti a giocatori come Alex O’Connell, il miglior tiratore da tre della squadra con oltre il 37%, e Jordan Goldwire, che ha avuto la migliore defensive efficiency della squadra e che avrebbe potuto dare qualche minuto di grande intensità difensiva assieme a Jones contro Cassius Winston e i portatori di palla di MSU come aveva già fatto, per esempio, contro North Carolina e nella storica rimonta contro Louisville (sotto di 23 con 10 minuti da giocare). Nel video, il suo ultimo possesso difensivo contro i Cardinals.

 

Troppo talento?

Qualunque allenatore sulla faccia della terra pagherebbe oro per avere il talento nella propria squadra che Duke ha avuto in questi ultimi anni. Ecco una lista dei giocatori che sono passati tra le mani di Coach K dal 2016: Zion Williamson, RJ Barrett, Cam Reddish, Tre Jones, Jayson Tatum, Harry Giles, Marvin Bagley, Wendell Carter, Luke Kennard, Frank Jackson, Trevon Duval, Gary Trent, Brandon Ingram. Solo a leggere i nomi, ci si aspetterebbe che i Blue Devils abbiano vinto almeno un titolo nazionale: invece, da quando sono stati campioni l’ultima volta nel 2015, non sono mai neanche tornati alle Final Four.

Quest’anno il mancato sviluppo di Reddish, l’anno scorso la madre di Wendell Carter Jr. che si lamentò del fatto che Coach K non li avesse avvertiti che Bagley avrebbe firmato con la squadra: sembra quasi che Duke cerchi di ammassare ogni anno più one-and-done possibili, senza domandarsi se i giocatori siano effettivamente compatibili fra di loro. La March Madness ci ricorda che spesso e volentieri la squadra con più talento non vince, mentre sono le università con i leader veterani che vanno avanti. E, guarda caso, l’ultima volta che i Blue Devils sono stati national champs, Quinn Cook era senior e capitano.

E l’anno prossimo?

Duke si prepara anche l’anno prossimo ad avere una squadra piena di talento: la classe freshman era infatti già composta dal centro Vernon Carey Jr., #5 nel ranking nazionale dei migliori 100 giocatori di high school compilato da ESPN ogni anno, dall’ala piccola Wendell Moore (#21) e dalla shooting guard Rejean “Boogie” Ellis (#36). Dopo gli annunci dell’ultima settimana, si è arricchita ulteriormente grazie alle firme del 5-star power forward Matthew Hurt (#10 del ranking) e di un’altra guardia tiratrice 4-star come Cassius Stanley (#29), lanciando Duke al primo posto nel ranking delle università con le migliori recruiting class per il terzo anno di fila.

Nonostante il grandissimo talento della classe entrante, l’annuncio più importante per l’università è stata la decisione di Tre Jones di rimanere a Durham per il suo anno da sophomore. Scelta rara di questi tempi, e che permetterà a Coach K di ritrovare il suo floor general e mastino difensivo.

DeLaurier e Bolden, dichiarati al Draft, dovrebbero tornare per il loro anno da senior, aggiungendo nel mix i giocatori in rotazione nella stagione passata – White, O’Connell e Goldwire – la squadra si troverà nuovamente con un eccesso di giocatori e talento per ogni ruolo. Spetterà a Coach K riuscire a trovare migliori equilibri (e migliori risultati) di quelli ottenuti nella stagione appena conclusa.