Quote by Viaggio al centro della Stella Azzurra

 

C’è in Italia una società che ha un legame particolare con gli Stati Uniti e che riceve abitualmente visite di scout di college americani. C’è chi la considera un’eccellenza italiana e c’è chi la critica, quello che è certo è che la Stella Azzurra di Roma ha struttura, metodi di reclutamento e obiettivi diversi da tutti gli altri. Per questo siamo andati a scoprirla più da vicino.

La prima sensazione che si ha appena entrati all’interno del campus è quella di iniziare un viaggio all’interno di un mondo a parte, in una sorta di enclave di cultura americana trapiantato nella Via Flaminia della capitale. Non c’è solo una palestra ma una serie di strutture che vanno dal palazzetto alla sede ufficiale fino alla foresteria, e dappertutto si respira calore familiare, come quando vai a casa degli zii che non vedi da secoli e hai la sensazione di essere in un posto confortevole.

La prima squadra della Stella Azzurra milita in serie B ma la società è nota soprattutto per il suo settore giovanile, che spesso è ai vertici (quando non domina) nelle varie categorie della pallacanestro italiana e ben figura nei tornei internazionali. Il nome più famoso prodotto dal loro vivaio è ovviamente quello di Andrea Bargnani ma, dopo “il mago”, altri ragazzi negli ultimi anni si sono messi in evidenza, alcuni dei quali hanno deciso di affrontare l’esperienza americana, come Amar Alibegovic a St. John’s o come la coppia Mattia Da Campo-Scott Ulaneo da questa stagione alla Seattle University.

Entri nel campus e respiri aria di basket e ogni cosa sembra organizzata nei minimi dettagli con l’obiettivo di far crescere i ragazzi. In estate uno dei campi esterni chiuso da un pallone gonfiabile si trasforma in una piscina e la foresteria (che ospita una quarantina di ragazzi ed è praticamente attaccata al palazzetto) non chiude mai, se non per un breve momento, e dispone di aule per lo studio e sale comuni in cui divertirsi e rilassarsi.

Il playground Stellino e sullo sfondo il palazzetto

All’ingresso nel palazzetto notiamo una serie di ragazzi e ragazze allenarsi insieme ai coach e un piccolo gruppetto che comprende anche coach Germano D’Arcangeli alle prese con una strana apparecchiatura. Scopro che si tratta di “visual training”, uno strumento che permette di vedere ciò che vede chi indossa dei particolari occhiali e registra come reagisce l’occhio agli stimoli esterni. Viene voglia di indossarli ma nel frattempo ci sediamo in sala video con il direttore sportivo nonché gestore del reclutamento Giacomo Rossi e con l’addetto stampa Paolo De Persis, pronti per la chiacchierata con BasketballNcaa.