Quote by Gillespie star a ‘Nova, DePaul scopre Reed

Villanova e poi Marquette al comando, dietro le altre otto, tutte con record vinte-perse sotto al .500: la situazione nella Big East non è cambiata rispetto alla scorsa settimana e c’è molta attesa per lo scontro fra Wildcats e Golden Eagles in programma per questo sabato. Nel frattempo, diamo un’occhiata ad alcune delle prestazioni individuali più significative viste nel corso degli ultimi sette giorni.

1. Collin Gillespie (Villanova)

Più siamo e meglio stiamo: Villanova sta vivendo un gran periodo grazie alla coppia di veterani Booth-Paschall (41.1 punti di media nella conference) ma poter contare su un terzo tenore non farebbe altro che accrescere la pericolosità della squadra. Collin Gillespie sta pian piano emergendo come giocatore capace d’indossare queste vesti: 5 partite in doppia cifra nelle ultime 6, nella vittoria contro Georgetown, il sophomore è esploso in una giornata da 30 punti (career-high), certificando una volta di più le sue qualità di cecchino (6/11 da tre, 41.6% in stagione) e mostrando buonissima mano ai liberi (10/12). Da notare anche la museruola messa a Mac McClung nei primissimi minuti, togliendo ritmo e fiducia che l’avversario non ha più trovato nel resto dell’incontro (2/11 dal campo e 3 perse). Una partita davvero a tutto tondo per un giocatore intelligente e in crescita costante.

 

2. Markus Howard (Marquette)

Ormai non sappiamo più quali aggettivi usare per lui. Le statistiche di Markus Howard nelle partite di Big East successive all’esordio maldestro con St. John’s sono semplicemente allucinanti. Se mettiamo fra parentesi la gara con Georgetown (si era infortunato dopo 3 minuti), contiamo quanto segue: 30.7 punti, 46.7% dal campo (su 19.6 tiri a partita), 45.8% da tre (8.4 triple tentate), 5.3 assist. Solo uno come Shamorie Ponds può ancora fargli concorrenza ma, in altri contesti, non ci sarebbe nemmeno dibattito sul POY della conference. Grilletto facile, separazione istantanea: davvero non c’è modo di fermarlo e, contro Butler, ha infilato la difesa avversaria con una disinvoltura che non smette di affascinare e lasciare disarmati: per lui 32 punti in 33 minuti con 12/18 da due, 2/5 da tre e 2/2 ai liberi.

 

3. James Akinjo (Georgetown)

Due ottime partite che gli sono valse, per la terza volta, il premio di freshman della settimana nella Big East: migliore in campo nella battaglia persa contro Villanova (19 punti, 4 assist), nella partita precedente aveva messo in croce Xavier con 23 punti (6/10 dal campo, 7/7 ai liberi), 4 assist e 5 recuperi. Difetta ancora di continuità al tiro ma sa fare un ottimo lavoro quando si tratta di far girare la palla (6 assist di media nelle partite di conference) e, in ogni caso, le sue qualità di scorer non sono in discussione e in queste due ultime partite ha dimostrato ampiamente di non aver paura di caricarsi la squadra sulle spalle quando c’è bisogno.

4. Paul Reed (DePaul)

Il suo è un nome che sta lentamente diventando sempre più discusso: relegato in panchina da freshman, l’ala grande di DePaul è cresciuto molto nella seconda parte di questa stagione e sempre più spesso lascia il segno grazie alle sue dosi abbondanti di atletismo e versatilità in entrambe le metà campo. Contro Providence, il sophomore è stato determinante e ha messo insieme la quarta doppia-doppia della sua annata (tutte prodotte nella Big East), 18 punti e 15 rimbalzi. I Blue Demons quest’anno non sono più lo zimbello della conference e ciò non è solo per demeriti avversari. Già ora miglior rimbalzista della squadra (8.2), aspettatevi doppie-doppie a pioggia nei prossimi due anni.

 

5. Martin Krampelj (Creighton)

I Bluejays contano tanto, tantissimo sul tiro da tre ma i punti segnati in area da Martin Krampelj risultano preziosi almeno quanto quelli prodotti da Ty-Shon Alexander e compagnia. Contro Xavier, il lungo sloveno ha surclassato i suoi diretti avversari ed eguagliato il proprio career-high di punti (23) con un 8/11 dal campo e un 7/7 ai liberi, aggiungendo 6 rimbalzi e 4 recuperi. Il suo opportunismo off-the-ball può creare seri grattacapi e, se abbastanza aggressivo, può essere difficile da contenere sotto entrambi i tabelloni. Se dovesse riuscire a mantenere continuità, la sua presenza può diventare molto condizionante, data la sua capacità di riaprire il gioco quando raddoppiato e di non essere battezzabile ai liberi: in non-conference, aveva prodotto un mediocre 19/41 ai liberi mentre nella Big East ora è a 36/46.