Quote by Virgilio: non è ancora la migliore St. John’s

Cercando negli archivi online, il primo anno di cui si può controllare la schedule di St. John’s è il 1949. Ma per trovare una stagione iniziata meglio di quella in corso bisogna spingersi più in là, nel 1982-83, quando la squadra partì con un fenomenale 14-0. Quella squadra, nella prima metà degli anni ’80, è probabilmente la più forte versione dei Johnnies che si sia mai vista. L’allenatore era il mitico Lou Carnesecca, che oggi dà il nome all’arena in cui giocano i Red Storms e due anni dopo, nella stagione 84-85, St John’s arrivò alle Final Four. In squadra c’erano Walter Berry, Bill Wennington, Mark Jackson, Ron Rowan, Shelton Jones, ma il miglior marcatore era Chris Mullin con quasi 20 punti a partita. Mullin che oggi è l’allenatore del college.

Quella formazione, per la cronaca, si arrese in semifinale alla Georgetown di Patrick Ewing (trovate la partita su Youtube). Amarcord a parte, il senso è che la partenza-razzo di St John’s versione 2018-2019 ha finito per scomodare ricordi illustri. “Dobbiamo stare con i piedi per terra”, commenta Luca Virgilio management analyst della squadra, “siamo molto entusiasti, molto contenti, abbiamo vinto il primo torneo dopo 10 anni (il Legend Classic, battendo VCU in finale a novembre, ndr), ma siamo anche consci che c’è tanta strada da fare. Il calendario finora non è stato difficilissimo”.

Chris Mullin e Luca Virgilio

Chris Mullin e Luca Virgilio

Avete battuto Rutgers in casa loro, non è mai facile
Quella è stata la nostra migliore partita finora, abbiamo lavorato benissimo in difesa e imposto il nostro ritmo.

Qual è la nota più positiva finora?
Che non stiamo giocando bene, ma abbiamo sempre vinto. Se dovessi dire direi che siamo al 65% del nostro potenziale, ma il fatto di non aver giocato brillantemente e averle vinte è un segnale incoraggiante.

Cosa non è andato?
Beh l’infortunio a Sedee Keita (transfer da South Carolina, ndr), che ha giocato finora una manciata di minuti. Speriamo rientri a breve, lui è fondamentale per aumentare la nostra presenza sotto canestro.

Cosa è cambiato rispetto all’anno scorso?
Abbiamo rotazioni più lunghe e questo ci consente di aumentare la pressione in difesa. Anche l’anno scorso avremmo voluto passare momenti della partita a pressare a tutto campo ma, a causa degli infortuni, non siamo riusciti. E poi, sarà banale dirlo, ma abbiamo più talento, che spesso fa la differenza.

Chi dei nuovi si è integrato meglio?
Mustapha Heron (transfer da Auburn, ndr) è stato finora una delle aggiunte più importanti. Non siamo più Ponds-dipendenti e paradossalmente questo ha aiutato Shamorie, che ora non deve forzare e non ha l’obbligo di fare sempre canestro. Dopodiché, a parte i nuovi, è molto importante la leadership di giocatori come Marvin Clark o Justin Simon, che ormai conoscono l’ambiente e coach Mullin, conoscono schemi difensivi e offensivi. Un anno in più aiuta tutti.

 

Parliamo di Shamorie Ponds, che sta giocando la sua migliore stagione in carriera
Abbiamo lavorato molto sulle sue scelte offensive. Ha lavorato molto per capire come la sua abilità in penetrazione costringa le difese a collassare, permettendogli di trovare tiratori che fanno canestro. Ha percentuali altissime di realizzazione al ferro e ha migliorato gli assist. Cioè gli aspetti su cui questa primavera gli scout gli avevano detto di lavorare maggiormente.

(I dati finora danno ragione a Ponds. Il suo AssistRate è passato da 29.7, già buono, secondo migliore della Big East all’attuale 34, mentre il TOrate è passato da 13.4 a 10. Ovviamente il rapporto assist/palle perse è migliorato in maniera esponenziale)

Raccontaci di Heron, che giocatore è?
La cosa più importante, oltre al fatto che ha talento ed è un’arma offensiva di primissimo livello, è che ha esperienza. Ha giocato due anni ad alto livello ad Auburn, è stato al torneo Ncaa. Sono caratteristiche non facili da trovare, lui ha davvero giocato da protagonista.

Mustapha Heron - St. John's

Mustapha Heron – St. John’s

Qual è il giocatore più sottovalutato?
Direi LJ Figueroa. I ragazzi che vengono dagli junior college spesso sono sottovalutati. È dominicano, talentuoso, gioca col cuore e porta una grande intensità difensiva.

Qual è il freshman che secondo te alla lunga uscirà meglio?
Greg Williams è un giocatore interessante. Ha davanti giocatori più esperti di lui e quest’anno giocherà poco, ma se saprà aspettare il suo momento potrebbe evolvere in un bel giocatore.

Il vostro principale tallone d’Achille è sotto canestro?
Sì, siamo un po’ corti sotto, ma siamo riusciti a imporre il nostro ritmo agli avversari. Di sicuro il ritorno di Keita ci darà una mano nel fare a sportellate sotto i tabelloni, ma non credo soffriremo anche nell’avere una sola opzione anche perché quest’anno di squadre con veri centri nella Big East non ce ne sono. Ad esempio non c’è più Angel Delgado (ex Seton Hall, ndr), che abbiamo sempre sofferto un sacco.

A proposito della Big East, come la vedi quest’anno?
C’è un calo generalizzato che era prevedibile. Ce lo aspettavamo. Non c’è più la distanza abissale tra Villanova e le altre. Hanno tutte perso giocatori importantissimi. Marquette ha uno degli attacchi più forti del college, sono molto difficili da marcare. Io poi sono sempre stato un grande fan di Providence. E poi c’è Creighton, giocare in casa loro è sempre difficilissimo.

Pronostici per la stagione?
È ancora presto, Duke sembra la candidata numero uno alla vittoria, ma ci sono tante squadre solide e poi il torneo è una roulette russa.

Dimmene una che ti ha colpito
Michigan ogni anno si pensa che debba rifondare la squadra e si pensa non sarà competitiva, e poi invece sono sempre lì ai vertici. È che hanno un ottimo allenatore e poi un sistema rodato in cui tutti credono.