Quote by Duke torna regina, UCLA nel baratro

Altro giro, altra regina. Duke torna in testa al ranking NCAA grazie ad una convincente vittoria contro Texas Tech mentre Kentucky sembra aver finalmente trovato la quadratura del cerchio. Qualcuno invece sembra non aver trovato una soluzione per rendere al meglio in campo. Nel frattempo continua il cammino perfetto di Michigan. Ecco chi sale e chi scende tra le big del college basketball.

Chi sale

Duke (11-1)

I Blue Devils tornano al comando dell’AP Ranking dopo la sconfitta al Maui Invitational e lo fanno vincendo una partita che sapeva molto di March Madness. Se la gara contro Princeton è stata una passeggiata di salute per Zion & Co, quella contro Texas Tech è stata decisamente di altro tenore. I Red Raiders hanno combattuto con il coltello tra i denti per tutti i quaranta minuti di gioco riuscendo a limitare Duke a soli 69 punti segnati, record negativo di stagione, e riuscendo a comandare nel punteggio per buoni tratti del confronto. Coach K però ha trovato la sua arma segreta. Con Zion Williamson fuori per falli, RJ Barrett in versione spara mattoni e Cam Reddish sempre più fantasma è stato Tre Jones a prendere per mano la squadra. Importante anche l’apporto di Jack White da sesto uomo, l’unico in grado di segnare fuori dall’arco.

Kentucky (9-2) 

La sconfitta all’esordio contro Duke ha fatto scrivere parole dure nei confronti dei Wildcats, ma nelle ultime settimane la squadra di Coach Calipari sembra essersi ritrovata e soprattutto ha battuto il primo colpo. Contro North Carolina si è vista una difesa molto aggressiva sin dalla palla a due e un atletismo dominante per tutta la partita. Le note positive arrivano anche dai singoli: Reid Travis è un fattore in attacco, anche se persiste qualche problema dall’arco; PJ Washington si è finalmente integrato e sta dimostrando di essere un lungo tutto campo capace anche di passare e non solo di segnare e lottare sotto il ferro. Resta, forse, qualche perplessità su Ashton Hagans. Le qualità le ha sicuramente, è un buon passatore e contro UNC ha dimostrato anche di avere mani molto veloci (8 le rubate, fondamentali), tuttavia manca di cattiveria e fantasia quando va al ferro.

Indiana (11-2) 

Altro en-plein per gli Hoosiers che ora, oltre a Romeo Langford e Juwan Morgan – mostruosa la prestazione al tiro contro Butler e da segnalare la tripla doppia contro Jacksonville- hanno trovato anche un terzo violino in Rob Phinisee. Il freshman non è uno da tanti punti a referto, almeno per ora, ma sicuramente quelli che mette sono pesanti. Chiedere a Butler per conferma.

Manca ancora una grande vittoria per suggellare lo status di Indiana, ma sicuramente la squadra è in continua crescita. Attenzione al giorno della Befana, quando ci sarà il test contro Michigan.

Chi scende

North Carolina (8-3)

La vittoria contro Gonzaga aveva esaltato i Tar Heels, la sconfitta contro Kentucky li ha riportati sulla terra. UNC deve trovare un suo equilibrio tra difesa ed attacco: 170 punti concessi in due partite sono davvero troppi. Contro i Wildcats hanno lasciato troppi punti facili in contropiede o sotto il ferro e dall’altra parte del campo hanno subito enormemente la difesa aggressiva degli avversari. Soprattutto, mancano i punti dalla panchina e manca Nassir Little. Il freshman continua a non trovare spazio in quintetto e le parole di coach Williams nei suoi confronti non sono confortanti. Al momento, oltre a Luke Maye, solo Cameron Johnson può fornire un contributo decisivo.

Villanova (9-4)

Il rematch della Final Four dello scorso anno non è andato bene per i campioni in carica. Phil Booth ed Eric Paschall hanno tenuto in vita i Wildcats con due buone prestazioni, ma non è bastato. Nova ha un grande problema nel creare occasioni di tiro pulite contro difese solide che non permettono facili penetrazioni. Inoltre, persiste il problema del pitturato: Dhamir Cosby-Roundtree sembra poter garantire una sola fase alla volta; o difende il ferro o segna punti, e al momento la prima opzione è quella che gli riesce meglio.

Gonzaga (11-2)

Se ciò che è accaduto contro Tennessee è stato un campanello d’allarme, la sconfitta contro North Carolina è una sirena più preoccupante. I 100 punti concessi ai Tar Heels sono un enormità ed un’anomalia nelle statistiche della squadra di Mark Few, a dimostrazione che la difesa di questi Bulldogs non funziona sempre ed è un grande problema. I rientri di Killian Tillie e Geno Crandall potrebbero dare una mano, ma le sensazioni non sono buone. Continua ad esistere anche un problema di rotazioni: otto giocatori non bastano per una stagione vincente.

UCLA (7-5)

Difficile pensare a quindici giorni peggiori per i Bruins. Le sconfitte contro Cincinnati ed Ohio State fanno male e bruciano e in nessuna di queste la squadra di Steve Alford è mai stata in partita. Ma quella precedente contro Belmont è stata proprio un totale disastro. I Bruins (quelli di Belmont) hanno messo a nudo tutte le difficoltà di questa squadra e fatto esplodere la protesta contro il coach. In effetti, il backdoor concesso e sfruttato a dovere da Kevin McClain per mettere a segno il layup della vittoria pesa tantissmo su una squadra che era attesa a un anno di successi.

Le perdite di Shareef O’Neal e Tyger Campbell non possono essere  eterni alibi. Moses Brown, Kris Wilkes e Jaylen Hands sono il terzetto chiave, ma solo il secondo riesce a fornire prestazioni costanti.

Stabili

Michigan State (10-2)

Un roster profondo e completo dà a Coach Izzo le armi giuste per battagliare per il titolo della Big Ten contro i Wolverines. La leggera flessione di Xavier Tillman nel ruolo di sesto uomo non ha influito sulle vittorie contro Oakland e Green Bay, anche se contro quest’ultimi la difesa ha fatto registrare qualche singhiozzo soprattutto sul perimetro.

Michigan (12-0)

Continua il cammino perfetto dei Wolverines che stendono sia Air Force sia Western Michigan. Proprio dal match contro quest’ultima arrivano i segnali positivi. Dopo un primo tempo combattuto e chiuso avanti solo grazie al layup di Charles Matthews – 25 punti e 10 rimbalzi per lui -, Michigan ha dimostrato molta resilienza adattandosi al suo avversario per sopraffarlo. Un po’ in ombra Ignas Brazdeikis, che ha chiuso con appena quattro punti, ma ben sostituito in termini di apporto offensivo da Jordan Poole e Zavier Simpson che al solito decisivo apporto difensivo sta aggiungendo punti pesanti.

Kansas (10-1)

Contro Villanova è arrivata l’ennesima vittoria importante di questa stagione e Dedrick Lawson ha mostrato una volta di più di essere una star del college baskteball. Il lungo nativo di Memphis ha messo assieme l’ennesima doppia doppia stagionale, ma ciò che più sorprende sono le sue percentuali al tiro: nelle ultime tre non è mai sceso sotto 63% dal campo. C’è, però, un ma. La sconfitta contro Arizona State è arrivata a causa della sterilità offensiva nel finale di gara – un solo canestro negli ultimi 7 minuti – e delle difese su Edwards, spesso lasciato con troppo spazio per agire. Bill Self ha detto che la squadra imparerà da questa sconfitta, non ci resta che credergli.