Quote by Wiseman, l’unicorno che parla mandarino

Parla mandarino, sogna di aprire un fast-food, legge i libri di Kobe Bryant e vuole far diventare grande la squadra di Memphis, la città che lo ha adottato cestisticamente. E ha tutte le carte in regola per farlo: è lui infatti il numero 1 della classe 2019 di ESPN e ha già messo in bacheca il Morgan Wootten National Player of the Year, il Gatorade National Player of the Year e il titolo MVP (condiviso con Cole Anthony) al Jordan Brand Classic. Vi raccontiamo chi è James Wiseman, il lungo tuttofare dal cognome assai promettente che nella prossima stagione vestirà i colori di Memphis.

Wise di nome e di fatto

“Parlo molto bene il cinese mandarino. Ho iniziato a studiarlo due anni fa, perché è una lingua differente da tutte le altre. Tutti i miei coetanei scelgono lo spagnolo, ma io no. Volevo e voglio essere differente”. Affermazione assai utile per inquadrare un giocatore che sia nel suo cognome (letteralmente “uomo saggio”), che nelle sue decisioni mostra una grande saggezza. Nell’estate 2017, a sedici anni e dopo due stagioni trascorse nel liceo privato di The Ensworth School, a Nashville, si trasferisce con la famiglia a Memphis per giocare nei Mustangs alla East High School. Un cambio non semplice, ma che sarà una vera svolta nella sua carriera: “E’ stata una decisione difficile da prendere, ma nel basket la East è molto più competitiva. Certo, mi sono dovuto abituare, ma sono andato lì per giocare e per migliorare giorno dopo giorno”.

Un mentore di nome Penny Hardaway

E proprio alla Memphis East High School avviene l’incontro con Penny Hardaway, ex stella NBA con un grande ascendente sui giovani provenienti da tutto il Tennessee. È proprio questo che lo spinge in quella direzione: “Quando ho incontrato Penny per la prima volta, mi ha assicurato che, se fossi andato a giocare per lui, mi avrebbe preparato a un basket differente e avrebbe sistemato i miei punti deboli. Anche se non ero ancora nato, lui e Shaquille O’Neal sono stati i miei giocatori preferiti”.

Coach Hardaway prende così sotto la sua ala protettrice James e lo allena prima nel suo Team Penny del circuito estivo AAU e poi nei Bluff City Legends della EYBL (Elite Youth Basketball League) targata Nike. E il giovane James assorbe tutto quello che Penny gli insegna: “coach P. mi ha insegnato a portare il mio basket ad un livello superiore e a usare bene il mio corpo in modo da fare la differenza in campo”.

Wiseman con Penny Hardaway e Mike Miller

Problemi di eleggibilità

Ma l’esordio in maglia Mustangs non è dei più positivi: secondo la TSSAA (Tennessee Secondary School Athletic Association), avrebbe infatti violato la regola secondo cui uno studente che si trasferisce e che ha avuto negli ultimi dodici mesi un legame di qualche tipo con l’allenatore della scuola in cui si è trasferito, deve stare fermo altrettanti mesi prima di poter scendere sul parquet. E James aveva giocato per Hardawayy durante i tornei estivi.

Si ritrova così fuori per sei partite fino a quando gli avvocati riescono ad aggirare il problema dimostrando che l’allenatore ufficiale della squadra non era Penny ma Todd Day (giocatore di Pesaro nel 1998). Anche se iniziata solo a dicembre, la stagione 2017-18 lo vede in continuo miglioramento con una media di 17 punti e 9 rimbalzi. La finale che regala ai Mustangs il terzo titolo consecutivo del Tennessee porta tutta la sua firma: 19 punti di cui 14 solo nel primo quarto. Si tratta del primo titolo di Wiseman agli ordini di Hardaway e a Memphis tutti sperano che ne vengano tanti altri.

 

Nel segno della tradizione

Mentre Penny Hardaway viene assunto dalla University of Memphis, la sua alma mater, al posto di Tubby Smith, Wiseman si laurea MVP dello Slam Summer Classic a New York e si avvia alla sua ultima annata alla Memphis East, ora agli ordini di coach Jevonte Holmes. “Dal primo giorno, James avrebbe potuto lasciare e andare in qualsiasi Prep Scool. Invece ha deciso di rimanere qui a Memphis East”, ha spiegato coach Holmes.

Il motivo è presto detto: “So quanto il basket significhi sia per questa università che per l’intera comunità: questo mi ha spinto a rimanere”. Nel suo anno da senior, il nativo di Nashville ha trascinato i Mustang in semifinale con 22 punti, 7 rimbalzi e 8 stoppate (per poi perdere però in finale). E non finisce qui. Quando si è trattato di scegliere il college, non ha avuto molti dubbi: ha seguito il suo cuore e il suo mentore che in una sola stagione aveva sviluppato così tanto il suo gioco: “Parliamo tanto ogni giorno. Conosce le mie debolezze e ogni giorno mi aiuta a superarle. So che sotto la sua ala potrò fare grandi cose”.

Un unicorno per le tigri

Il suo commitment del 20 novembre 2018 viene trasmesso in diretta nazionale sul popolare format Sports Center di ESPN ma, anziché con il consueto cappellino con il logo dell’università scelta, si presenta con il pupazzo di un unicorno con il logo dei Tigers.

Nonostante le sue lunghe leve (2.13 di altezza e uno strepitoso 2.28 di wingspan) è infatti dotato di ottima mobilità laterale e rapidità di piedi, aspetti essenziali soprattutto per reggere in difesa negli inevitabili accoppiamenti con giocatori più piccoli e veloci. Oltre ad essere un micidiale stoppatore, vanta un ottimo trattamento di palla e sa tirare sia dalla lunga che dalla media distanza.

È merce piuttosto rara trovare un diciassettenne con una simile produttività su entrambi i lati del campo. E i paragoni si sprecano. Alcuni rivedono in lui le caratteristiche di Chris Bosh, altri quelle di Kevin Garnett o David Robinson. Ma lui taglia corto: “Io sono me stesso. Voglio creare la mia strada. Voglio semplicemente essere il prossimo migliore James Wiseman, così le persone potranno prendere me come modello nel futuro. Ma è vero, studio molto da questi tre giocatori”.

Obiettivo fast food

Se qualcuno si chiede perché abbia vinto il “Morgan Wootten” – assegnato non tanto al giocatore che si contraddistingue per le sue doti atletiche o sportive, ma per il carattere di leader positivo – ecco cosa ha dichiarato sulle sue ambizioni future: “Ci sono stati molti afroamericani, sia adulti che bambini, che mi hanno ringraziato per essere rimasto a Memphis.  Un giorno voglio diventare un filantropo. Sono originario di Memphis e ho un piano per la comunità nella quale sono cresciuto: voglio cambiarla e renderla migliore.

Certo, il basket è il mio lavoro, ma sono di più che un semplice atleta. Voglio laurearmi in business o sport management e aprire una mia attività quando smetterò di giocare”. E se vi domandate che tipo di attività ha in mente James, la risposta è “Chick-fil-A” un fast food specializzato in sandwich al pollo e dal 1997 sponsor stabile del Peach Bowl, ovvero il superbowl del campionato universitario di football. “Ci sono molti soldi che girano intorno a questi tipo di ristoranti e quindi voglio investirci e con questi poter aiutare i giovani”.

Tra Mamba Mentality e filantropia

Atteggiamento e predisposizione che il giovane ha sicuramente preso dai sui due idoli: Kobe Bryant e Lebron James. Non a caso, uno dei passi preferiti di Wiseman è tratto da “Mamba Mentality” di Kobe: “La cosa più importante è cercare di ispirare le persone in modo che anche loro possano essere grandi in qualsiasi cosa vogliano fare”. “Leggo molto e tra i libri che hanno avuto un grande impatto su di me sicuramente ci sono quelli di Bryant. È stato un giocatore capace di cambiare i giovani. Ho preso spunto da moltissimi passi dei suoi testi”.

 

E poi naturalmente c’è Lebron, modello di giocatore/filantropo che con la sua scuola sta cambiando le sorti della sua città natale e che con le sue performance atletiche ha dato nuova vita a tutto l’Ohio. “Sono molto sensibile ai problemi della comunità afroamericana di Memphis e sono una grande fonte di ispirazione per il mio modo di giocare e vivere il basket. Voglio che tutti i giovani e tutta la comunità, vedendomi giocare, capiscano che possono fare qualsiasi cosa se si impegnano in quella direzione”.

Make Memphis great again

Che sia un grande giocatore lo sta già dimostrando. Quanto grande potrà diventare? Staremo a vedere. Anche perché nel Jordan Brand Classic non ha propriamente brillato (14 punti e 4 rimbalzi nella sconfitta dell’Ovest contro l’Est per 115 a 100) secondo gli addetti ai lavori: ha giocato bene sì, ma ormai tutti si aspettano cose incredibili da lui.

 

Il primo banco di prova sarà quello di Memphis: “Voglio vincere il titolo e ridare lustro al programma”. L’arrivo di un All-American numero uno nei ranking è una prima assoluta per l’ateneo. Gli stessi alunni illustri Derrick Rose, Tyreke Evans e Will Barton non lo erano. I Tigers hanno avuto la loro migliore stagione nel 2008 quando sono arrivati fino alla finale del Torneo (perdendola contro Kansas per 75 a 68), ma è dal 2009 che non raggiungono le Elite Eight. Il suo arrivo ha creato un effetto calamita e Penny Hardaway ha ora a disposizione la miglior recruiting class della nazione (di cui presto vi parleremo nel dettaglio). Sarà davvero l’anno dei Tigers?