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Zach Edey, il nuovo idolo di Purdue

Zach Edey Purdue Oakland
Autore: Manuel Follis
Data: 16 Dic, 2020

Lui a basket non ci voleva giocare. “Non mi andava, mi scocciava il fatto che tutti mi proponessero la pallacanestro solo perché ero alto e così mi rifiutavo per principio“. Quanto alto? Parecchio. E se cercate su internet trovate misure diverse perché continua a crescere. Lo danno 7-3 (ossia 221 cm), ma in realtà gli scout che lo hanno visto di recente e il sito ufficiale di Purdue scrivono 7-4, ossia 224 cm. Zach Edey è nato a Toronto il 14 maggio del 2002, ha ancora 18 anni, indossa il 50 di scarpe, la sua wingspan è 7-7 (231 cm) e per fortuna qualcuno alla fine l’ha convinto a scendere su un campo da basket.

Oddio, non è stato semplicissimo. A lui piacevano più l’hockey (hockey alto 220 cm? Noi a sta cosa dell’hockey non ci crediamo, sappiatelo) e ovviamente il baseball. Quella del baseball è divertente. Era un pitcher anche bravino e non a caso Alabama aveva messo gli occhi su di lui. Peccato che continuando a crescere, la sua “area di strike” fosse diventata enorme. Insomma, niente baseball ad alti livelli. Nel frattempo però il padre del suo migliore amico (non ringrazieremo mai abbastanza entrambi) faceva il coach e così, a furia d’insistere, ha convinto il ragazzo a iscriversi nella squadra locale di pallacanestro, partendo dall’insegnamento dei fondamentali praticamente da zero.

Zach Edey

Zach Edey

La sua prima partita ufficiale, quindi con referto, è avvenuta nell’ottobre del 2017. Sei mesi dopo, era già stato convocato con la nazionale giovanile canadese. Un fenomeno? In realtà, per i principali siti di recruiting solo “uno molto alto”. Secondo Espn c’erano almeno 62 centri più forti di lui nel suo anno, mentre per 247Sports lui era 74°. Solo tra i centri, non in assoluto. L’altezza però non si insegna, e molti degli allenatori che storicamente amano i lunghi-davvero-lunghi gli avevano messo gli occhi addosso, da Scott Drew di Baylor a Richard Pitino di Minnesota.

Zach alla fine però ha scelto Purdue. A essere sinceri, manco Purdue era così convinta del ragazzo. L’offerta c’era, ma tutto si è concretizzato perché altri centri che interessavano di più ai Boilermakers erano andati altrove. Insomma, di riffa o di raffa, dalla quotata IMG Academy (che ha sfornato da Michael Beasley a Jonathan Isaac), Edey è finito nell’Indiana dopo essersi riclassificato, anticipando quindi al 2020 il suo esordio nel basket di college.

Zach Edey e coach Matt Painter - Purdue

Zach Edey e coach Matt Painter – Purdue

Facciamola semplice. Nessuno si immaginava questo giocatore. Non i suoi allenatori della nazionale canadese, non i siti di recruiting (pernacchie a go-go), ma non del tutto nemmeno Matt Painter, il suo allenatore. All’inizio. Poi sono cominciati gli allenamenti. Edey è proprio uno di quelli che ti convince se lo vedi giocare, perché appena scende in campo ti dà l’idea di uno che non combinerà nulla. L’allenatore e lo staff avevano deciso di fargli fare un anno da redshirt. Ma allenamento dopo allenamento lo vedevano giocare e alla fine hanno cambiato idea: il ragazzo è già pronto. Per questo di recente Painter ha risposto: “Non sono per niente sorpreso“, a una domanda di The Athletic. Aggiungendo: “Certo, nemmeno io ero così sicuro che quello che vedevo in allenamento si potesse confermare sul campo“.

 

Tranquillo coach, tutto confermato. Edey, in sei partite, ha 13.3 punti di media su 15.5 minuti giocati, con 30 su 40 dal campo e 20 su 27 ai liberi (74.1%), tira giù 4.3 rimbalzi a gara (con rendimento altissimo sotto i tabelloni avversari, 15.3 di OR%) e piazza quasi una stoppata a partita (7.6 di Blk%). È stato votato subito freshman della settimana nella Big Ten, una conference dove due o tre giocatori bravini al primo anno ci sono, tra cui il compagno di squadra Brandon Newman, il freshman che sta giocando più minuti di tutti in Big Ten.

Ha possibilità di andare in Nba? Al momento non si può dire. I difetti (attuali) sono evidenti e non sono pochi. Manca qualche chilo, a volte è impacciato nei movimenti, non è rapidissimo, e soprattutto ha iniziato da poco e deve maturare conoscenza e istinti per il gioco. Però ha mani educate, più grinta di quanto si pensi, e a rimbalzo è già un fattore – paradossalmente, più offensivamente che difensivamente.

Nella clip seguente si vedono due azioni consecutive. Nella prima Edey è chiaramente in ritardo con l’aiuto difensivo. Ha i mezzi fisici per poter aiutare anche con poco sforzo, ma è proprio un problema di reattività. Nella seconda però è evidente di come sia a proprio agio quando si viaggia ad altezze che può permettersi solo lui.

 

Il dato più interessante è che Zach Edey è già l’idolo dei fan. Sarà per quel fisico alto e magro, per quella faccia dai tratti un po’ asiatici, per quel modo dinoccolato che ha di vagare per il campo che non gli daresti due lire e invece ti schiaccia a due mani nel canestro. Di fatto, per molti Edey è già diventato il giocatore da seguire, al di là del fatto che abbia chance da Nba. “La sua storia sembra un film“, avrebbe detto uno dei suoi ex allenatori. Di sicuro è una di quelle storie da college basketball che tanto ci piacciono. Voi per il momento segnate: Purdue, canotta numero 15. Tutto il bello della Ncaa.

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