Quote by James Bouknight, gli occhi sull’obbiettivo

È ormai dall’ultima parte della scorsa stagione che, piano piano, si parla sempre più spesso di James Bouknight. Oggi sul parquet è il trascinatore di Connecticut a suon di giocate da urlo e, fra i sophomore di quest’anno, il suo è il nome più caldo in ottica Draft.

Guardandolo giocare, si capisce subito come la decisione non sia qualcosa di cui difetti sul piano caratteriale, non solo in campo e già dai tempi delle superiori. Cresciuto giocando a baseball e frequentando il ruvido playground di Crown Heights, Brooklyn, dopo essersi fatto un nome con LaSalle Academy – a due passi dalle rovine post-punk dell’East Village – a chi gli chiedeva cosa lo spingesse fino al Massachusetts per giocare in una prep school, rispondeva in maniera tanto semplice quanto chiara: “togliere la mia famiglia dai quartieri poveri”.

Il tipo di spinta e di focus che gli ha permesso di mettersi subito alle spalle una bravata che avrebbe potuto pregiudicare la sua permanenza agli Huskies, ovvero un incidente stradale con un po’ tutti gli ingredienti “giusti” (eccesso di velocità, ebrezza, tentata fuga dalla polizia) avvenuto prima che mettesse piede nel campus. James però da allora non ha fatto altro che rigare dritto, sia nella vita di tutti i giorni che a canestro.

James Bouknight UConn USC

James Bouknight in azione contro USC, gara chiusa con 18 punti, 7 rimbalzi e 2 assist (Photo by AP/Jessica Hill)

Scorer completo

Classe 2000 ed ex prospetto 4 stelle, James Bouknight è chiaramente il prototipo del realizzatore su tre livelli. La capacità di trovare punti al ferro è da top assoluto, grazie ad una combinazione di atletismo, potenza negli arti superiori e controllo del corpo in aria.

È comune vederlo lanciarsi in mezzo ad una selva di difensori avversari ed uscirne con un canestro anche quando questi provano a fermarlo con le cattive maniere. In questa stagione, la capacità di segnare contro il contatto sembra, se possibile, migliorata (60% al ferro nelle tre gare disputate finora per Hoop-Math, con solo il 25% di conclusioni assistite), grazie anche ai 6 kg di massa muscolare messi su durante l’estate.

Durante il periodo più critico della pandemia, Bouknight ha chiesto ed ottenuto di utilizzare le strutture del campus, anche per tenersi lontano dal focolaio di New York, cogliendo l’occasione per lavorare sul trattamento di palla e sul tiro. Nelle prime tre partite di questa stagione – tutte vinte – ha messo già in luce alcuni miglioramenti. Nella gara contro USC, in bel confronto a distanza fra prospetti con Evan Mobley, ha eguagliato il record personale di triple tentate (6), mettendone la metà per un bottino totale di 18 punti.

 

Essenziale, a modo suo

Nonostante lo troviate in diversi video di highlights spettacolari, Bouknight non è il tipo che strizza l’occhio ai fotografi. Sembra invece che anche le sue acrobazie più sfrontate ed i passaggi più fantasiosi non siano altro che delle giocate giuste al momento giusto.

Questo suo ruolo di facilitatore è cruciale per UConn. Pur non essendo il trattatore di palla primario – ruolo che è passato dalle mani di Christian Vital a quelle di R.J. Cole – James si fa trovare spesso in posizione strategica, e la pulizia tecnica con cui riceve e lascia andare il pallone gli permette di dettare naturalmente il ritmo ai compagni. Quando non è sul parquet, la manovra degli Huskies diventa macchinosa, e sembra mancare un vero riferimento. Non a caso, il suo minutaggio è in costante aumento.

La sua capacità di trovare le spaziature perfette con i compagni lo rendono una vera spina nel fianco per i suoi avversari. Quando si apposta sulla linea di fondo, in una frazione di secondo è in grado di ricevere e decidere se tirare dalla media, attaccare il ferro o forzare il collasso della difesa per liberare un compagno meglio posizionato.

 

Le debolezze

Proprio questo, però, è un aspetto del suo gioco in cui ha ancora dei margini di miglioramento da riempire. A volte sembra fidarsi troppo dei propri mezzi e si ritrova in situazioni difficili nell’area avversaria. Per uscirne, deve forzare dei colpi che non sempre vanno a buon fine.

Anche nella metà campo difensiva, Bouknight limita gli sforzi superflui. Per il newyorchese, la difesa è un gioco di posizionamenti, istinto e letture più che d’intensità: spesso e volentieri lo si vede staccarsi dal diretto avversario per cercare la rubata, intercettare un passaggio o giocare d’anticipo sul rimbalzo difensivo.

Questo, ovviamente, nel rovescio della medaglia, lo espone a tagli backdoor o a repentini cambi di fronte che lo colgono fuori posizione. Qui sotto c’è una piccola collezione di brutture difensive: Bouknight si fa sfuggire il diretto avversario sotto al naso (1), concede il potenziale tiro del pareggio a Baumann andando a cercare un rimbalzo difensivo inutile (2), poi rimane un po’ ingenuamente dentro il blocco (3). Per fortuna, però, si fa perdonare subito con una transizione da manuale.

 

Primo giro? Sì, grazie

L’infanzia passata nei suburbs di New York, al fianco dell’amico di sempre, Cole Anthony, il trasferimento da adolescente, la notorietà, i primi guai e la riscossa a suon di canestri. A soli 20 anni, James Bouknight sembra aver vissuto già un discreto saliscendi emotivo, ma ha ancora un obiettivo chiaro e preciso: “diventare il miglior studente, il miglior atleta ed il miglior cittadino possibile”.

E magari essere scelto in lottery al prossimo Draft. Anche se di guardie ce ne sono per tutti i gusti – da Cade Cunningham a Jalen Suggs, da B.J. Boston a Josh Christopher, per non parlare della coppia G League Nix-Green – il leader di UConn ha le carte in regola per farsi apprezzare, anche perché il suo stile di gioco sembra fatto a posta per stare in mezzo ai pro.

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