Quote by Coach al primo anno: il nuovo volto della SEC

I coach sono i frontman del college basketball. C’è però una bella differenza con un frontman di una band: se per il gruppo musicale è una prassi rarissima e quasi mai porta un vantaggio, cambiare l’allenatore spesso si rivela una scelta vincente. Questo è il primo di due articoli che parleranno delle aspirazioni dei principali coach al primo anno su una nuova panchina. Oggi si inizia con il continuo restyling della SEC.

 

Nate Oats, Alabama

  • Obiettivo: Portare Bama stabilmente fra le prime cinque della SEC
  • Chance al primo anno: Torneo NCAA

L’allenatore più promettente del lotto arriva nel programma dei suoi sogni con il compito di elevare le buone reclute degli anni passati in giocatori vincenti. Il lavoro dell’ex Buffalo si svilupperà su due piani. Ha investito sia nel mercato dei transfer (per poter rendere la squadra competitiva da subito), sia nella costruzione di una rete di contatti con i coach delle high school locali. Ha infatti contattato tutti gli allenatori dell’Alabama invitandoli a vedere i suoi allenamenti e il suo modo di giocare: vuole rendere tutto lo stato partecipe del suo successo. La squadra giocherà ad un ritmo veloce, basato su spaziature e tiro da tre, che sembra fatto su misura per giocatori come Kira Lewis, Herb Jones e John Petty. Oats li sta martellando su questo fondamentale, facendogli tirare come minimo cento triple al giorno. Il talento c’è. L’allenatore bravo, anche. Ai Crimson Tide non resta che vincere.

 

Eric Musselman, Arkansas

  • Obiettivo: Riportare i Razorbacks ai bei tempi degli anni ’90
  • Chance al primo anno: Se tutto funziona, il NIT

La scelta di Musselman è un segnale di svolta per un programma all’inseguimento dei fasti d’un tempo. Mike Anderson non è stato all’altezza del suo insegnante Nolan Richardson e le sole tre partecipazioni al Torneo in otto anni ne sono la testimonianza. Musselman viene da 110 vittorie in quattro anni a Nevada, dove ha reclutato sia McDonald’s All-American che ottimi transfer. I Razorbacks ripartono proprio da questi ultimi. Il ritorno di Jimmy Whitt consente di schierare più ball handler contemporaneamente. Connor Vanover, 220 cm in attesa di un waiver, potrebbe essere la risposta di una squadra piccolissima alle difficoltà a rimbalzo (347a per rimbalzi offensivi concessi la scorsa stagione). I due s’inseriscono in un roster con alcuni elementi giovani ed interessanti come Isaiah Joe, (tiratore fenomenale), Jalen Harris (leader per assist nella SEC) e Reggie Chaney (centro sottodimensionato che sa proteggere il ferro). Punteranno su un basket positionless, come visto a Nevada, con un stile che discosterà dalla pressione costante e all’aggressività di Anderson.

 

Buzz Williams, Texas A&M

  • Obiettivo: Rendere costante un programma discontinuo
  • Chance al primo anno: far crescere un roster giovane

Buzz Williams è un tipo particolare. Si è ripresentato a Texas A&M (assistente tra il 2004 e il 2006) tenendo un seminario, chiamato Get Better 101, dove ha invitato chiunque facesse parte del programma atletico ad assistere. Argomenti? Come si cambiano le ruote di una macchina, come un professionista dovrebbe rapportarsi coi social media e il valore dei soldi. Sarà un primo anno difficile: pochi giocatori esperti e ben sei freshman in una conference spietata. Sembra difficile che possa condurre da subito una stagione con record vincente. Williams ha dichiarato di non aver visto un secondo delle partite dello scorso anno: vuole farsi un’idea sua dei giocatori, senza preconcetti. Molto passerà da come ritorneranno TJ Starks e Jay Jay Chandler, entrambi reduci da un infortunio alla spalla. Savion Flagg è tornato dalla combine NBA con l’obiettivo di riprovarci l’anno prossimo e tutto passerà dai suoi miglioramenti in difesa e sulla sua costanza. I due freshman da tener d’occhio sono Emanuel Miller e il turco Yavuz Gültekin.

 

Jerry Stackhouse, Vanderbilt

  • Obiettivo: Rendere Vanderbilt rilevante
  • Chance al primo anno: le stesse di Cassius Winston scelto alla #1 al Draft

Jerry Stackhouse si è creato una bella reputazione in ambito NBA durante gli ultimi tre anni. Ha contribuito notevolmente al primo titolo dei Toronto Raptors, svezzando i vari Siakam, Van Vleet e Powell nell’affiliata di G-League, Toronto 905, arrivando anche a due finali. In un anno a Memphis, ha portato la difesa dei Grizzlies da essere la 27a per DefRtg ad essere la 9a. Per questo, quando ha firmato un contratto di sei anni con Vanderbilt, tutti sono rimasti stupiti. “Ha un talento nel costruire una cultura velocemente, connettersi, insegnare, relazionarsi e sviluppare i giocatori”, ha detto Malcolm Turner, presidente della G-League dal 2014 al 2019. Turner è ora direttore atletico di Vanderbilt e la scelta per uscire da una stagione disastrosa (0-18 nella conference) è stata proprio l’ex Tar Heels, il quale si è presentato ai nuovi tifosi portando due figli d’arte: Scottie Pippen Jr. e Kenyon Martin Jr. Ha reclutato il promettente Dylan Disu e DJ Harvey da Notre Dame. Saben Lee sarà il leader della squadra ma gli occhi saranno tutti puntati sul nuovo coach.