Quote by Edwards show, doppia Italia a Minneapolis

Le Elite 8 sono iniziate con due partite bellissime che hanno portato alle Final Four non proprio due squadre abituate a raggiungere questo traguardo, anzi. Virginia e Texas Tech eliminano Gonzaga e Purdue e portano un po’ di Italia a Minneapolis.

Vediamo chi ha vinto e chi ha perso.

Up

Davide Moretti: primo italiano a conquistare una Final Four, c’è il suo zampino nella vittoria di Texas Tech con due triple assolutamente fondamentali piazzate nel finale. Un primo tempo un po’ grigio e una ripresa in crescendo: che il Moro sia clutch lo si sapeva da tanto tempo, ma replicare quel tipo di freddezza su un palco così grande non è da tutti.

Matt Mooney: il soldatino di coach Chris Beard è stato il migliore in campo per i Red Raiders. Per l’ennesima volta è stato un uomo ovunque e ha fatto la differenza nelle due metà campo come forse mai prima in stagione. Se gli avversari non sono mai scappati, in buona parte è merito suo.

Chris Beard: da soli tre anni sulla panchina dei Red Raiders, porta Texas Tech dove nessuno l’aveva mai portata: primo posto nella regular season della conference e Final Four. Ed è bene ricordare sempre quali erano le aspettative per questa stagione: settimo posto su 10 squadre nei preseason poll della Big12. Sì, come no.

Carsen Edwards: il pazzesco one man tournament show della guardia di Purdue è senza happy ending sul campo, ma con più di una traccia nei libri dell’Ncaa. Record su record per il tiro da 3, quando ne ha messa una anche di tabella, la sensazione che fosse assolutamente unstoppable è stata totale.

Italia: non solo Davide Moretti, anche Francesco Badocchi ha vinto un viaggio a Minneapolis. L’ala milanese di Virginia ha giocato un solo minuto al Torneo, ma intanto l’aria delle Final Four la respirerà anche lui.

Mamadi Diakite: dalla Guinea a Minneapolis passando per Louisville, dove ha mandato al supplementare un partita fantastica con un canestro di tecnica e freddezza.

Kyle Guy: si è finalmente acceso, quando contava di più. Triple fondamentali, carisma, penetrazioni. Ma soprattutto si è incollato a Ryan Cline e ha tolto dalla partita quello che poteva essere un fattore X. Decisivo.

 

Down

Josh Perkins: ha rimediato un tecnico nel finale che è stato una vera mazzata per la sua Gonzaga. Spiace gettargli la croce addosso: era stato uno dei più positivi in campo fra gli Zags e la sua carriera universitaria meritava un epilogo migliore.

Arbitri di Texas Tech-Gonzaga: nel finale, un errore ai danni di Gonzaga (Owens che recupera un pallone ma dopo aver pestato la linea) e poi uno contro Texas Tech (la rubata di piede a Moretti). Non c’è “compensazione” che regga: queste sono sviste che non dovrebbero mai accadere in una Elite Eight.

Mark Few: questa Gonzaga era forse anche più forte di quella che ha raggiunto la finale due anni fa ma verrà ricordata solo per due sconfitte inattese nella finale della WCC contro Saint Mary’s e alle Elite 8 contro Texas Tech.

De’Andre Hunter: il canestro del sorpasso a 28 secondi dalla sirena ha migliorato il voto alla sua partita, ampiamente sotto la sufficienza fino a quel momento. Poteva e doveva essere molto più determinante, è stato invece l’uomo in meno di Virginia.

Zach Norvell: il suo 2/9 dall’arco pesa come un macigno sulla sconfitta di Gonzaga. I suoi tiri avrebbero permesso di liberare l’area, intasata da Beard per impedire a Clarke di fare male. Ci ha provato, ma non è andata.

Ryan Cline: ha iniziato alla grande con 2 triple delle sue. Poi è stato imbavagliato da Kyle Guy e dalla difesa di Virginia chiudendo con 0/2 da 2 e 2/5 da 3 punti. L’eroe contro Tennessee si è fermato alle Elite 8.