Quote by Fois e Gonzaga: ‘Vincere non è mai banale’

Ventotto vittorie su trenta partite, non perde da metà dicembre e ha rifilato scarti di venti o più punti in quasi tutte le gare giocate nella conference: Gonzaga è un fiume in piena nella West Coast e una delle maggiori candidate al titolo nazionale. Abbiamo parlato della squadra e dei giocatori che la compongono con Riccardo Fois, membro dello staff degli Zags da ormai quattro anni, attualmente nelle vesti di Coordinator of Analytics.

Gonzaga è abituata a essere la regina della West Coast ma quest’anno la distanza fra voi e le altre è particolarmente abissale. Come fate a tenere alla larga i cali di tensione fra gennaio e febbraio? Esiste una “ricetta”?

La ricetta è semplicemente quella di pensare una partita alla volta e di migliorarsi settimana dopo settimana, cercando di fare la corsa su se stessi ma, allo stesso tempo, rispettare avversari che ci conoscono bene e che sono molto ben allenati in alcuni casi. Per molti di loro, quella contro di noi rappresenta la partita più importante dell’anno, quella cerchiata sul calendario. È un po’ il loro superbowl. Quindi non ci possiamo mai permettere cali di concentrazione. Al contrario di altre squadre top, noi non possiamo permetterci sconfitte nella nostra conference. L’obiettivo è quello di continuare a migliorarsi per arrivare pronti alla March Madness. E comunque vincere la WCC è un obiettivo sempre importante e mai banale. Vincere non è mai banale.

Ora siete la #1 nel ranking AP e, quando questo succede, la liturgia su twitter è sempre la stessa, con la sequela di fan avversari e detrattori vari che in sostanza dicono che Gonzaga gioca contro il nulla nella WCC e che, per questo motivo, la squadra non è forte come sembra. Questo tipo di discorsi ricorrenti sono un qualcosa che per voi – e per i giocatori in particolare – funge come fonte di motivazione ulteriore o che invece tendete a ignorare?

Fortunatamente siamo abbastanza abituati a essere i numeri 1 nel ranking, quindi non è un qualcosa che ci cambia più di tanto la vita. Chiaro, fa piacere perché è un riconoscimento di quanto di buono han fatto e stanno facendo i nostri ragazzi. Però sappiamo anche che è una fotografia di questo momento e che non vuol dire niente nei valori delle squadre perché Duke, Virginia, Kentucky potrebbero tranquillamente meritare di essere numero 1. Per quanto riguarda quello che dicono i fan o i detrattori, sicuramente non è un qualcosa di cui preoccuparsi. Anche in Europa è successo tante volte che il Maccabi Tel Aviv fosse la squadra più forte pur venendo da una competizione inferiore come può essere il campionato israeliano.

 

In questo momento della stagione apparite come una vera corazzata: esiste però un aspetto magari poco visibile che non vi soddisfa e sul quale vi state concentrando in particolare?

Qualcosa che possiamo migliorare nelle prossime settimane sono sicuramente i rimbalzi difensivi. Anche in difesa penso che possiamo fare un altro step. Queste sono le due cose su cui ci stiamo concentrando di più.

Mark Few aveva espresso la speranza di poter contare su Killian Tillie per la postseason: ora come ora, da 1 a 10, quanto è probabile che ce la faccia per il Torneo NCAA e quanto invece è probabile un ritorno già per il torneo di conference?

Tillie ha cominciato a fare tiro nell’ultimo paio di giorni, penso che comincerà ad allenarsi nella prossima settimana, mercoledì o giovedì. Sulle possibilità di giocare il Torneo NCAA, dico 10; per il torneo di conference, probabilmente 5 o 6. Vediamo, dipende anche da come si sente lui la prossima settimana quando comincerà ad allenarsi. Killian per noi è un giocatore fondamentale, quindi l’obiettivo è di averlo al top per il Torneo NCAA.

C’è un giocatore – o anche un aspetto in generale – di questa squadra che ti ha sorpreso rispetto a quelli che potevano essere i tuoi pensieri e previsioni d’inizio stagione?

Non so se possiamo parlare di sorpresa però Brandon Clarke sta facendo una stagione che probabilmente neanche io mi aspettavo. Mi aspettavo che toccasse certi punti alti, ma essere così costante sia a livello difensivo che offensivo rappresenta una nota molto positiva. Lui queste cose le faceva già a San José State: riuscire però a tradurre quello che faceva lì a questo livello è stata un’ottima sorpresa. Poi c’è anche Jeremy Jones, un ragazzo venuto qui come walk-on, cui abbiamo dato una borsa di studio due anni fa e che adesso sta giocando tanti minuti importanti. È stato fondamentale in alcune delle migliori vittorie di questa stagione. Penso che lui incarni in pieno il nostro spirito: è uno che lavora sodo per massimizzare il proprio talento ed è riuscito a ricavarsi un suo ruolo in una delle migliori squadre degli Stati Uniti.

 

Recentemente Few ha raccontato di come il carattere estroverso di Geno Crandall abbia aiutato la squadra a comunicare meglio. A questo proposito, come descriveresti la leadership all’interno di questa Gonzaga dal punto di vista globale, sia emotivo che tecnico?

Crandall è quello che si definisce un energy giver. La sua energia si sente e ci è mancata quando è stato infortunato. Lui, Josh Perkins, Zach Norvell, Jeremy Jones e Rui Hachimura sono il nostro zoccolo duro quest’anno. È una leadership interpretata da ognuno in modo diverso: c’è un giocatore che ha entusiasmo come Geno, uno che ha vinto e che è qui da tanto come Josh, uno che ha grande fiducia in se stesso come Zach, uno che ha lavorato partendo dal basso come Jeremy e infine c’è la leadership silenziosa di Rui.

A proposito di Rui Hachimura: lui sta avendo una gran stagione ed è sempre fra i nomi caldi nei discorsi sul prossimo Draft. Quando si parla di lui come prospetto e dei suoi limiti, alcuni pongono l’accento sul range di tiro, altri sulla sua difesa: secondo te in quale area del suo gioco dovrà lavorare maggiormente durante il suo primo anno fra i professionisti?

Rui sta facendo benissimo: più di 20 punti a partita in 30 minuti, tirando col 60% dal campo e più del 44% da tre in una delle migliori squadre degli Stati Uniti. Come per tutti quelli che vanno in NBA, ci saranno delle cose da migliorare, degli aggiustamenti da fare. Penso che molti dei i suoi detrattori siano tali perché lui comunque è un ragazzo che è qui da due anni, quindi lo hanno visto giocare tanto e più volte: quando vedi un giocatore più volte, i difetti si notano di più. Non credo che avrà problemi a diventare un giocatore importante in NBA.

 

Invece Brandon Clarke come lo immagini al piano superiore?

Lo vedo sicuramente più da 4 che non da 5, cioè il ruolo che ha ora qui da noi. È un atleta incredibile, forse il migliore che abbia mai visto. Può cambiare sui pick and roll, può andare a prendere la palla su un lob, sta migliorando il tiro e il repertorio offensivo. Penso che queste saranno le tre qualità più importanti per lui per avere successo a livello NBA: essere versatile e difendere sui 3 e sui 4, continuare ad avere lo stesso livello di attività in attacco e a rimbalzo e sviluppare una propria identità offensiva.

 

Ti proponiamo una specie di giochino. Noi facciamo il nome di alcuni giocatori di Gonzaga di cui non ti abbiamo chiesto direttamente finora e tu devi associare loro la prima parola che ti viene in mente per descriverlo, non importa se come giocatore o come persona.

Zach Norvell

Baller.

Josh Perkins

Vincente.

Filip Petrušev

Giovane.

Corey Kispert

Duro.

Uno sguardo velocissimo al futuro. Avrete sei freshmen in entrata l’anno prossimo: chi è quello con maggiori possibilità d’impatto immediato?

Uh! Ancora non abbiamo finito questa stagione e già mi fai pensare al futuro? Sicuramente sarà difficile perché perderemo alcuni pezzi abbastanza pregiati. Sono molto curioso perché penso che sia una classe con moltissimo talento – fisico, atletico e tecnico – però un po’ grezzo e che quindi andrà sviluppato. Anton Watson, il nostro freshman da Spokane, sorprenderà molti perché è un 2.03 che può giocare da 3, tira, passa, difende molto bene. Sarà il giocatore perfetto per sostituire Rui.

Quest’anno hai incrociato un italiano sul campo, Guglielmo Caruso, che nell’ultimo mese ha fatto molto bene ma i due match con Gonzaga devono essere stati in una sorta di shock per lui. Che impressioni hai sulla sua annata?

Di Caruso ho visto l’ultima partita ed è andato molto bene [13 punti, 6 rimbalzi e 2 stoppate in una vittoria a sorpresa contro San Francisco, ndr]. Sta migliorando notevolmente, la sua crescita è stata costante e si è imposto fra i migliori giocatori della sua squadra, il che non è mai facile. Sta aiutando Santa Clara a fare una stagione che forse sta andando al di là anche delle loro aspettative. Lui con noi ha avuto qualche difficoltà, però nelle ultime settimane ha avuto tante partite in doppia cifra, tirando anche da tre. Penso che per lui questa sia stata un’esperienza super positiva e che stia crescendo sia dal punto di vista umano che cestistico. Sono contento della scelta che ha fatto. Gli auguro tutto il meglio per il futuro.

 

Per chiudere, due pronostici: Final Four di quest’anno e cenerentola della March Madness. Spara!

Coi pronostici sulle Final Four sono scarsissimo, non ne prendo uno da cinque anni. Però ci provo: Duke, Virginia, Kentucky secondo me sono le favorite. Le altre, vediamo. Per quanto riguarda la cenerentola, è durissima: quest’anno ci sono tante squadre di buon livello. Dico Houston, che cenerentola non è ma magari è meno conosciuta dal grande pubblico. È un’ottima squadra, allenata benissimo.