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Gianmarco Arletti, all’improvviso ma non dal nulla

Gianmarco Arletti Delaware
Autore: Riccardo De Angelis
Data: 14 Gen, 2021

A volte capitano dei momenti in cui si ha l’impressione di poter fotografare l’essenza di un giocatore, il suo punto zero dello stare in campo. Prendete Gianmarco Arletti, per esempio, ragazzo che a BN ormai conosciamo bene dai tempi di Holy Cross e fra i migliori azzurri della classe 2001. È al primo anno di college e, come capita spesso ai freshmen, di spazi ne trova pochi al suo arrivo: 4.6 minuti di media nelle prime 5 partite e nemmeno un punto segnato in totale.

Succede però che due compagni di squadra – tra cui uno del suo reparto, quello delle guardie – s’infortunano. Il momento è di quelli in cui è imperativo dare un motivo valido al coach per essere lasciato sul parquet almeno un po’ più del solito.

Arletti fa il primo ingresso dopo poco più di cinque minuti di partita.

Ne passano due abbondanti per il primo tiro da prendere.

È una tripla.

Ed è un air ball.

Ora, se sei una matricola, se non giochi nemmeno cinque minuti di media e se al terzo tiro in totale della stagione non prendi neanche il ferro, sarebbe umano scoraggiarsi.

Macché. Nell’azione successiva, Arletti riceve palla in transizione, vede un varco lasciato dal cattivo rientro degli avversari e non ci pensa su due volte: cambia passo, brucia un difensore, si accentra, elude l’aiuto al ferro e sono due punti in lay-up. I primi della sua carriera Ncaa e i primi di un ventello decisivo per portare a casa la vittoria.

Click, ecco la fotografia. Chi l’ha seguito nei suoi due anni di high school o persino da prima alla Salus Bologna, lo sa perfettamente: Gianmarco Arletti non si perde d’animo, non indietreggia e non è timido. Anzi, è proprio sfacciato, sportivamente parlando.

 

Da quella gara con Charleston, la musica è cambiata per l’esordiente di Delaware: 13.7 punti segnati in 33.3 minuti d’impiego negli ultimi tre match. Benché il bilancio sia di una vittoria (di 3 punti) e due sconfitte (di 7 e di 5), il bolognese ha fornito un impatto positivo, oltre a tanti spunti interessanti sul proprio repertorio e su come questo possa adattarsi ed evolvere in ambito Ncaa.

In questo articolo vi presentiamo una carrellata video su Gianmarco Arletti, procedendo per temi tecnici e col commento del giocatore stesso. In alcuni casi le clip servono da input per discorsi più generali, in altri parliamo invece di alcune situazioni specifiche.

Tiro da tre

BN – Nel tempo hai messo su un tiro dalla distanza molto interessante. Nel video qui sotto colpisce in particolare l’ultima tripla, eseguita in maniera fluida pur dovendo raccogliere il pallone dal basso. Nelle ultime tre partite hai preso una buona quantità di tiri ma non sono lo stesso tipo di conclusioni che prendevi in high school, quando ti potevi (e dovevi) caricare spesso la squadra sulle spalle: come ti trovi adesso nel dover selezionare in maniera diversa?

GA – Diciamo che in high school era più un dovere. Chiaramente potevo anche, però il fatto di prendermi più responsabilità, anche facendo forzature, era più una necessità. Qui invece sono in una squadra in cui tutti, per esempio, hanno la capacità di creare dal palleggio. Comunque sì, è stato difficile. Dopo l’ultimo anno in high school ero molto fiducioso, ma all’inizio qui ho fatto fatica: vedevo che le cose che mi riuscivano in high school al college invece non mi venivano bene, o almeno non bene come prima. Però col tempo che passa, gli allenamenti, l’inserirmi nel sistema di gioco e capire cosa l’allenatore voglia che io faccia, diciamo che ho imparato cosa fare e soprattutto quando posso permettermi certe cose.

 

Jumper dalla media

BN – I tiri dalla media sono forse la parte più bella da vedere fra i canestri che hai segnato. Nel video qui ci sono tiri presi dai due lati, dal centro, mettendo palla a terra sia di destro che di sinistro, e anche facendo saltare il difensore e strappando un 2+1. I mid range jumper però sono anche quei tiri notoriamente meno consigliati in termini di efficienza: paradossalmente, però, è la voce nella quale stai andando meglio (63.6% di realizzazione per Hoop-Math). C’è da aspettarsi qualcosa di diverso da te con l’andare del tempo o credi che sarà sempre una soluzione che cercherai con quella frequenza? (Sempre per H-M, rappresentano il 28.9% delle tue conclusioni dal campo)

GA – Ti dirò: lo cerco molto meno di quello che sembra. Nel senso che ora il mio gioco è principalmente basato sull’esser pericoloso prima da fuori e poi costruirmi la mia via dentro l’area. Chiaramente se da tre non è serata e cose così, invece s’inizia da dentro, prendi fiducia e poi inizi a lavorarti la tua via verso la linea dei tre punti. Cerco di essere sempre pericoloso dall’arco, così il difensore non mi può battezzare e deve sempre sapere dove sono.

Poi comunque credo di aver sempre avuto un buon arresto-e-tiro, una buona proprietà di palleggio, controllo del corpo, riesco ad attaccare i close out e penso di fare delle buone letture e di poter buttare giù palla sia a destra che a sinistra. Quindi non credo che cambierò il mio modo di fare arresto-e-tiro, siccome non reputo sia la parte principale del mio gioco.

 

Conclusioni al ferro

BN – Ci sono cose interessanti nel modo in cui attacchi il canestro: la capacità di assorbire i contatti (dal punto di vista fisico sei cresciuto molto), di strappare il fallo e di coordinarti anche in soluzioni complicate. Premesso che i numeri basati su poche gare vanno presi con le molle sia in un senso che in un altro, c’è comunque da notare che in queste partite hai avuto percentuali basse al ferro (33.3%). L’impressione è che non sia una questione di mezzi ma di scelte. Volevamo chiederti la tua opinione a riguardo, in particolare sulle ultime due azioni di questa clip: una stoppata subita probabilmente evitabile concludendo di sinistro e poi una penetrazione centrale in spazio ristretto fra due avversari finita con una persa.

GA – Nella prima clip, quella della stoppata, onestamente il difensore non l’avevo visto con la coda dell’occhio, quindi credevo di avere solo il difensore dietro che avevo battuto e di poterlo prendere di sorpresa cambiando sulla mano destra. Invece la seconda azione direi che è stata soprattutto una brutta esecuzione: riesco a passare fra due difensori, il problema però è che poi vado su con un piede e sono fuori equilibrio. Diciamo che in generale le entrate e le conclusioni vicino al canestro sono le cose sulle quali sto lavorando di più di tutte: arresto in due tempi, finte, un po’ come in quel 2+1 contro Charleston.

 

Gestione del pallone e passaggi

BN – Il tuo coach all’high school, John Valore, disse che al college avresti giocato più da 2-3 che da point guard. E così pensavamo anche noi. Invece ti si vede portare su palla e creare per gli altri. Anche tu ti aspettavi di essere usato più che altro off the ball prima di cominciare ad allenarti con la squadra?

GA – Me lo aspettavo per il primo anno, visto che ho davanti due senior. Immaginavo che sarebbe stato difficile poter giocare nel modo in cui ero abituato e che credo sia il mio stile. Poi per questioni varie, infortuni, rotazioni, ora c’è bisogno che dia una mano e sicuramente mi fa piacere. Credo che ora io stia giocando molto meglio da 1 rispetto a quando ero in high school, perché lì dovevo essere il go-to guy e in più quello che mette a posto i compagni sulle giocate, che parla con l’allenatore. Era tanto, soprattutto per due stagioni intere. Invece qui mi ritrovo molto spesso a fare una delle due cose: essere quello che porta palla, che la passa e poi entra nel gioco; oppure, quando sono off the ball, posso prendermi più responsabilità, magari su dei curl, fuori dai blocchi, oppure con un pick and roll in più.

BN – In quanto a passaggi effettuati, se ne notano parecchi a una mano. Insomma, in generale c’è anche un certo stile nel tuo modo di dare via il pallone. È una cosa che hai sviluppato negli USA o che facevi già prima?

GA – Direi che è una qualità che ho sempre avuto. Più che altro è proprio istinto: quando vedo un buco dove la palla può passare, ci provo sempre. Anche lì devo migliorare sulle decisioni che prendo, infatti ho fatto qualche passaggio che sicuramente potevo risparmiarmelo.

 

BN – In effetti ci sembri il tipo di giocatore a cui piace giocare un po’ sul filo e tentare cose difficili. Rimanendo in tema di passaggi, qui nella clip si vede un lancio a tutto campo andato a buon fine, poi un passaggio in contropiede andato male e infine un outlet pass che, diciamo, sarebbe potuto andare male. Coach Martin Ingelsby come si pone in generale sul prendere determinati rischi?

GA – Quando sale l’agonismo e ho la palla in mano, a volte mi piace cercare una tripla in transizione o quel passaggio che ti fa prendere la partita per la giugulare. Comunque sì, il coach mi è sempre stato addosso per quelle cose lì. Quando porto su palla e passo sul lato della panchina mi dice sempre “Sotto controllo! Sotto controllo!”, perché vuole assicurarsi che non la perdi o che non fai delle brutte scelte.

Come detto, devo migliorare sulle letture. Quel passaggio a tutto campo contro William & Mary non è stata una lettura proprio corretta, ma so che ho quel passaggio lì, che lo posso fare. Un’altra cosa che ho notato è che molte volte i miei compagni non si aspettano che io possa fare quel tipo di passaggio e quindi magari, in quella situazione lì, il compagno corre con la testa girata verso il ferro. Ne abbiamo già parlato infatti, dopo. Però devo migliorare sulle decisioni e sul tempismo di quei passaggi.

 

Mezzi fisici, difesa e rimbalzi

BN – Sei una guardia di quasi 2 metri, hai un wingspan importante (non sappiamo di preciso la misura, ma immaginiamo sia almeno un 6-foot-9, cioè 2.06 metri), mani grandi e, come abbiamo già detto, in generale si vede il lavoro fatto sul piano fisico. Proprio i tuoi mezzi ci suggeriscono un potenziale di tutto rispetto in altre voci del gioco. Qui, per esempio, c’è un rimbalzo che ci ha colpiti parecchio, un pallone affatto facile da afferrare.

GA – Sicuramente però devo lavorare sul tagliafuori, su qualche occasione ho lasciato un rimbalzo offensivo. È proprio una cosa personale: essendo una guardia di 2 metri, non vedo perché non dovrei prenderne almeno cinque a partita.

 

BN – Per quanto riguarda la difesa, nel video qui sotto ti si vede dare molto fastidio in punta in uno schieramento a zona (1), sfruttare le braccia lunghe per portare via un pallone (2) o riuscire a metterci una pezza in uno-contro-uno dopo essere stato battuto (3). Insomma, nella tua metà campo si notano già cose molto interessanti quando combini i tuoi mezzi fisici a reattività e intensità.

Al di là del potenziale e degli istinti che mostri, quali sono invece gli aspetti difensivi in cui senti di dover migliorare e in cui magari proprio Ingelsby insiste particolarmente?

GA – Devo migliorare sui backdoor: non girare la testa ma comunque sentire l’avversario con le braccia e guardare la palla sempre. Più che altro devo lavorare sul posizionamento, sul mio footwork e sui close out, non mandare gli avversari verso il centro quando invece dovrei mandarli sulla linea di fondo. Secondo il coach ho la possibilità di diventare un difensore migliore di quello che sono adesso: bisogna soltanto lavorarci.

 

BN – In tema di close out, c’è stato un momento nella prima delle due gare con Charleston in cui appunto il tuo avversario poi prende il centro per un arresto-e-tiro.

GA – Sulla finta apro i piedi e gli do il centro. Poi lui, essendo un tiratore, dovevo stargli attaccato e mi ha battuto sul primo passo essendo più veloce.

 

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