Quote by Hofstra vola con Wright-Foreman

Ad attirare le luci dei riflettori nel panorama delle mid-majors, da inizio stagione ad oggi, sono state in particolare Buffalo (reduce però da un’inaspettata sconfitta contro Northern Illinois) e Furman, protagonista dell’incredibile vittoria su Villanova e rimasta imbattuta fino a fine dicembre. Di entrambe le squadre vi abbiamo già parlato (qui l’approfondimento su Buffalo e qui quello su Furman).  Se però andate a controllare le statistiche, scoprirete che nell’intera nazione la striscia attiva più lunga di vittorie appartiene agli Hofstra Pride della Colonial con 14 successi in fila.

La stagione di Hofstra è iniziata relativamente sottotraccia perché i Pride, pur avendo avuto un rendimento tutto sommato buono nel calendario non-conference, non hanno portato a casa scalpi eccellenti, rimediando anche tre sconfitte contro Marshall, Maryland e VCU. La sfida con i Rams – l’ultima delle sconfitte in ordine cronologico – ha dato però un primo segnale del potenziale di Hofstra perché è maturata solamente al termine di una sfida combattutissima e dopo un tempo supplementare.

Il talento di Wright-Foreman

Senza nulla togliere al sistema di squadra, il destino dei Pride ruota interamente attorno allo straordinario talento del senior Justin Wright-Foreman, attualmente terzo miglior marcatore della nazione con 26.2 punti a partita in aggiunta a 4.9 rimbalzi e 3.4 assist. Sempre sul versante delle statistiche e delle strisce attive, nell’ultima gara disputata da Hofstra – vittoria su Charleston – Wright-Foreman ha firmato la 73° partita consecutiva in doppia cifra di punti: è la 17° striscia più lunga in tutta la storia della Division I.

Quello della stella dei Pride è stato un percorso tutt’altro che lineare perché il nativo del Queens, una volta approdato al vicino college di Long Island, ha vissuto un’anonima stagione da freshman da appena 1.6 punti di media in 4.1 minuti di utilizzo. A coach Joe Mihalich va concessa l’attenuante che la forza di quell’edizione dei Pride era in fondo proprio in un backcourt guidato da Juan’ya Green, ma comunque Wright-Foreman non sembrava esattamente un predestinato.

44 punti nell’intera stagione da freshman, mentre in quella da sophomore gli sono bastate appena quattro partite per raggiungere questo traguardo. Dai 14 punti segnati a Kentucky nella semifinale del Brooklyn Hoops dell’11 dicembre 2016 non si è più voltato indietro e non è più sceso sotto la doppia cifra in più di due anni solari. Tra le figure fondamentali in questo percorso ci sono stati lo stesso coach Mihalich, che passo dopo passo ha insegnato a Wright-Foreman ad essere il faro offensivo della squadra, ma anche l’assistant-coach Speedy Claxton (una lunga carriera NBA dopo aver giocato proprio ad Hofstra).

Oggi Wright-Foreman è considerato come uno dei migliori realizzatori puri dell’intera nazione e sa effettivamente fare canestro in ogni modo, con percentuali da capogiro sia da due punti sia dall’arco: può sorprendere, dunque, che la sua dote migliore non sia la meccanica di tiro o la pulizia nell’esecuzione. Certo, anche su quel versante non ha particolari difetti, ma la sua qualità più importante è sicuramente il primo passo: Wright-Foreman ha tutto il repertorio di incroci, finte ed esplosività in grado di far girare la testa al suo diretto marcatore.

 

Una volta che mette il pallone a terra e parte, metà del lavoro è fatto perché spesso il difensore è già alle sue spalle a rincorrerlo: a quel punto Wright-Foreman può fermarsi per l’arresto e tiro, andare al ferro per la poderosa schiacciata o servire un assist al bacio punendo l’aiuto del lungo. La classica tripla dimensione che rende un giocatore potenzialmente immarcabile e così, fino ad ora, è stato per le avversarie di Hofstra.

Le prospettive dei Pride

Non c’è solo Wright-Foreman, ad essere onesti, perché anche il junior Eli Pemberton (15.2 punti e 4.6 rimbalzi) sta garantendo affidabilità e consistenza, confermando il rendimento positivo dello scorso anno. Desure Buie è poi un playmaker vivacissimo da 5.1 assist a partita, perfetto per imbeccare due esterni così prolifici, e Jacquil Taylor (7.8 rimbalzi e 1.6 stoppate) aggiunge solidità e stazza a una squadra per il resto molto piccola.

I Pride volano sulle ali di Wright-Foreman e dell’entusiasmo, con un gioco bilanciato che tuttavia non disdegna un largo utilizzo del tiro da tre punti. Cavalcano preferibilmente la transizione, anche in virtù della taglia fisica non eccezionale già evidenziata, ma non temono il gioco a metà campo, consapevoli dal fatto che Buie e ovviamente Wright-Foreman hanno ottime capacità in uno contro uno e nello sfruttare il lavoro dei bloccanti.

Con questo mix, Hofstra ha agevolmente conquistato un 7-0 fino ad ora all’interno della Colonial e non sembrano esserci rivali credibili per contendere ai Pride il biglietto per il Torneo NCAA. Di fatto, nella maggior parte di queste sette gare, non c’è stato nemmeno particolare equilibrio. Solo Northeastern (+9 a 5’ dalla fine) ha costretto la squadra di coach Mihalich ad un’affannosa rimonta, con Wright-Foreman che ha segnato 8 punti all’interno del parziale 10-0 che ha ribaltato il risultato e poi ha anche realizzato la tripla della vittoria sulla sirena.

 

William & Mary, invece, è stata la squadra della Colonial che finora è andata più vicina a sgambettare Hofstra in una maratona che ha regalato addirittura tre supplementari. Una partita all’apparenza maledetta perché i Tribe hanno trovato la tripla del pareggio (di Milton) a fine tempi regolamentari, la tripla del pareggio (di Knight) a fine primo OT e il canestro e fallo del pareggio (sempre di Knight) a fine secondo OT. Serviva qualcuno che chiudesse la gara nel terzo OT e, dopo la tripla del +2 di Jalen Ray, ci ha pensato Wright-Foreman ad infilare i due tiri liberi della staffa. Chi se non lui? Troppo facile così, troppo facile la Colonial con uno come lui. Ora i tifosi non vogliono delusioni e li aspettano al Torneo.