Quote by I cinque top player delle Sweet Sixteen

Dopo stagioni altalenanti per alcuni, emozionanti per altri, adesso quando le partite contano davvero c’è chi sta brillando più di altri. Da Zion Williamson, meteora abbattutasi sul college basketball fin da inizio stagione, a Nassir Little, in crescita nelle ultime uscite. Come loro, Brandon Clarke e Carsen Edwards stanno avendo un impatto fondamentale sulle proprie università. Ecco 5 giocatori che non potete non guardare in questa Sweet 16.

Zion Williamson

L’infortunio subito dopo pochi secondi dall’inizio della partita contro North Carolina è già un ricordo. Zion Williamson è tornato ad essere il re del college basketball. Ha dominato il torneo dell’ACC, guidando Duke a tre vittorie consecutive che si sono tradotte nel titolo di conference. Poi, iniziata la March Madness, il ragazzo ha mostrato di non subire in alcun modo la pressione ed è tornato a sfoggiare il suo talento, peraltro mettendo a tacere gli opinionisti convinti che avrebbe fatto meglio a non giocare più e dedicarsi già al draft 2019.

Oltre al fatto di essere un giocatore unico, un’ala con un fisico dominante, tra le sue peculiarità c’è quella di riuscire sempre a stupire: fa sempre almeno una giocata ad effetto, peraltro senza mai dare l’impressione di farlo apposta. Durante l’agevole vittoria al primo turno contro North Dakota State, Zion ha fatto registrare 25 punti in 30 minuti, tenuto poi a riposo da Coach K per ben un quarto di tempo effettivo. Contro UCF invece Williamson è esploso, risultando decisivo per tutto il match, con un canestro+fallo nei minuti finali, chiudendo (da chiaro mvp) con 32 punti, 11 rimbalzi e 4 assist. Ormai, quasi terminata la stagione, Zion ha fatto capire di avere un’altra grande dote: la continuità di rendimento, visto che l’unico di Duke a non esser mai calato e a non aver mai fatto mancare il suo contributo.

Carsen Edwards

Il go to guy di Purdue è uno dei giocatori più caldi della nazione. Se il torneo della Big Ten si è rivelato una delusione per i Boilermakers, con un’uscita nei quarti di finale contro i Minnesota Golden Gophers, la March Madness sta, per ora, regalando grandi soddisfazioni alla point guard del Texas. Nonostante le basse percentuali è riuscito a incidere contro Old Dominion con 26 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, e la difesa di Purdue ha fatto il resto tenendo gli avversari a 48 punti.

A quel punto Edwards si è abbattuto come un tornado su Villanova. “Capisci che è caldo da come mette il primo tiro“, ha commentato il compagno di squadra Matt Haarms, “vedi come segna e sai già che per i tuoi avversari sarà una lunga lunga serata“. Ha chiuso con 42 punti e 9/16 da tre punti. Quando è in forma, Edwards tira da ogni posizione, il che costringe il difensore a seguirlo e a esporsi alle sue penetrazioni, che peraltro gestisce bene visto che ha una parte superiore del corpo ben sviluppata.

Brandon Clarke

Facciamola breve e secca: Brandon Clarke è di gran lunga il miglior lungo che potrete trovare al Torneo. Certo, altri giocatori a tratti possono regalare una giocata estemporanea, che però va bene se siete di quelli che giudicano la pallacanestro dai soli highlights (che peraltro Clarke regala), esprimendo giudizi su partite di 40 minuti guardando solo 30 secondi. Le parole chiave per descrivere il centro di Gonzaga sono efficienza, intensità e continuità. Sembra incapace di fare una scelta sbagliata, vicino a canestro è una sentenza, non ti concede nemmeno un rimbalzo gratis e, se appena appena è in zona in difesa, probabilmente prenderà il tempo giusto per una stoppata. I 36 punti, 8 rimbalzi e 5 stoppate fatti segnare contro Baylor non devono impressionare, così come il mostruoso 15/18 dal campo non rappresenta la partita che giochi-una-volta-nella-tua-vita. Con Clarke Gonzaga conferma di essere un college che sforna lunghi di livello. Vederlo contro Florida State sarà un piacere.

Nassir Little

La regular season di Nassir Little era soltanto la punta dell’iceberg. Questo inizio di torneo sta evidenziando tantissimi lati positivi dell’ala non visti in stagione. Sempre in uscita dalla panchina e con un minutaggio ristretto come in precedenza, Little sta avendo un impatto completamente diverso. L’energia apportata è doppia e l’inserimento tra i compagni finalmente sembra buono. Al primo turno contro Iona, Little ha collezionato 19 punti (9/13 dal campo), mentre contro Washington (vincitrice della Pac12) ha registrato 20 punti, 7 rimbalzi e 1 stoppata dando un grande contribuito alla vittoria. Il tutto in soli 38 minuti passati in campo nelle due gare. Anche difensivamente, il suo impatto nelle ultime partite è aumentato esponenzialmente, favorito dal grande atletismo che lo contraddistingue, mentre in attacco, dopo un anno alla corte di Roy Williams, sta imparando a capire la propria posizione in campo e a gestire il pallone quando necessario.

Jarrett Culver

Contro Northern Kentucky è arrivata una delle prestazioni finora più degne di nota della March Madness. Jarrett Culver ha confermato la propria candidatura a scelta da top 5 del draft Nba con una prestazione da 29 punti, 8 rimbalzi e 7 assist. Culver ha anche completato una fantastica prestazione al secondo turno contro Buffalo mettendo a referto 16 punti, 10 rimbalzi e 5 assist. È di sicuro uno dei giocatori più versatili della Ncaa. Chris Beard ha lavorato su di lui, facendone uno scorer letale, bravo con la palla tra le mani, ma anche capace di giocare negli spazi e lontano dal pallone. Culver è poi uno dei giocatori più capaci di incidere in partita anche nella metà campo difensiva, grazie a lunghe leve e grande mobilità, che sostanzialmente gli permettono di marcare 5 ruoli a livello collegiale.