Quote by Il rebus Oregon e l’attesa di Mannion

Settimana a dir poco difficile per la Pac12: Oregon (8-4) continua a essere un rebus, Washington (8-4) non riesce a fare il definitivo salto di qualità, ASU (8-2) è una squadra a dir poco altalenante, mentre Arizona (8-4), UCLA (7-4) e USC (6-6) sembrano lontane anni luce dai fasti del passato. Ecco tutto ciò che è successo nella conference.

Oregon: solo un’illusione?

Quattro vittorie di fila, due in settimana contro Boise State e Florida A&M, con ottime sensazioni per coach Dana Altman: un Payton Pritchard che veste (finalmente) i panni del vero leader (19 punti e le giocate clutch nella W vs BSU, leadership e efficienza vs FAMU), Victor Bailey Jr. fondamentale dalla panchina (14.5 di media nelle 2W), Paul White che torna a giocare da vero senior (13.5 per lui), il dominio a rimbalzo della coppia Wooten-Okoro, la crescita costante di Will Richardson e l’esordio del freshman Miles Norris. Il tutto senza Bol Bol: out nelle ultime tre per un problema al piede sinistro.

 

Che sia tornata la vera Oregon, quella che doveva dominare la Pac12? La sconfitta nella notte contro Baylor ha riportato i Ducks con i piedi per terra: un attacco stagnante, una difesa che fa acqua da tutte le parti, Louis King che fatica a ritrovare la forma e il tiro, i Bears che banchettano in area Ducks e soprattutto nessun giocatore (escluso il solo Pritchard) in grado di fare la differenza. Oregon è un rebus.

Le montagne russe di Arizona State

ASU è una squadra tanto esaltante quanto isterica: capace nell’arco della stessa partita di offrire la migliore e la peggiore versione di se stessa, l’ultima settimana ne è stata una prova con due trasferte contro team della SEC. Nella vittoria di misura su Georgia (76-74) i Sun Devils hanno vinto in trasferta recuperando uno svantaggio di 18 punti  con il loro gioco divertente fatto di triple, transizione e atletismo guidati da un Remy Martin in versione MVP (21 punti, giocate clutch e titolo di Pac12 Player of the Week), un ritrovato Romello White (16pts) e la sensazione Luguentz Dort che anche in giornata no (2/10 al tiro) piazza il canestro decisivo a 12 secondi dalla fine.

 

Contro Vanderbilt: pronti, partenza, via e ASU sembra in totale controllo nei primi 15 minuti di gioco. Poi? Il black-out con i Commodores che chiudono il primo tempo con un parziale di 34-19. Nella seconda frazione i Sun Devils tentano la rimonta portandosi anche sul -3 a meno di 4 minuti dalla fine ma la seconda impresa settimanale fallisce, complice anche un backcourt deludente con il trio Dort-Martin-Lawrence che tira 9/37 dal campo, combina per soli 5 assist e 6 palle perse.

Washington: un centesimo per fare una lira

In settimana poteva arrivare per Washington la tanto attesa vittoria di valore contro un ranked team, capace di alzare le chance di partecipazione al Torneo Ncaa. Dopo le sconfitte contro Gonzaga e Auburn, è arrivata invece una sonora sconfitta anche contro Virginia Tech. La zona 2-3 di coach Hopkins ha fatto acqua da tutte le parti e l’attacco non è stato mai in partita (36.9% dal campo, 15 TO) con i due leader Nowell-Dickerson assenti ingiustificati. Per fortuna non sono tutte brutte notizie in casa Huskies: nella W contro Sacramento State la difesa è tornata sui suoi standard (“That zone is not a joke” le parole di coach Katz dopo le 21 perse dei suoi), Matisse Thybulle si conferma il solito mastino (7 rubate e 2 stoppate) e il terzo violino dei suoi in attacco e Naziah Carter il sesto uomo ideale per puntare al titolo della Pac12. Ah le buone notizie non finiscono qui: Quade Green, dopo aver sorpreso con la sua decisione di lasciare Kentucky, ha annunciato che giocherà per Washington (sarà eleggibile dal gennaio 2020).

Problemi a Hollywood (Pt.1)

Settimana da incubo per UCLA: upset clamoroso in casa subito da Belmont e bastonata sonora in trasferta contro Cincinnati. Il minimo comune denominatore? Una difesa che chiamarla inefficiente, tanto in area quanto sul perimetro, è un eufemismo come dimostra l’errore grave che ha regalato, praticamente allo scadere, la vittoria a Belmont o i 93 punti concessi a Cincy, frutto di 12 triple (record stagionale per i Bearcats) e 30 punti subiti in area.

 

Altro problema grave, per non dire gravissimo, per i Bruins? I tiri liberi: 61.9% in stagione (329ª in Ncaa) ma soprattutto un imbarazzante 9/24 nel secondo tempo contro Belmont (12/28 a fine partita). Sul banco degli imputati ci è finito ovviamente coach Steve Alford che si è assunto tutte le responsabilità (“I did a really poor job this week”) e inizia a sentire le prime sirene di un possibile licenziamento.

Problemi a Hollywood (Pt.2)

Non va di certo meglio ai cugini/rivali di USC: il freshman, futuro Nba già scritto, Kevin Porter Jr. è fuori per infortunio da 7 gare, il bilancio dei Trojans? 4L, 3W con le 4 sconfitte arrivate consecutivamente e fermate solo dalla vittoria nella notte vs Southern Utah. La squadra, con Porter fuori, dipende totalmente dal trio di veterani Boatwright-Rakocevic-Mathews: se i primi due non lottano con i fischietti degli arbitri (entrambi fuori per falli nell’OT decisivo contro Santa Clara) diventano non solo fondamentali per coach Andy Enfield ma anche due dei migliori nel loro ruolo in tutta l’Ncaa, come dimostrano le prove da 18pts+10reb+4ast e 21pts+8reb nell’ultima vittoria. Jonah Mathews e il suo tiro da tre sono poi vitali per le sorti di USC: quando gira lui, gira tutta la squadra, 4/5 nella notte e 41.2% per i Trojans che nelle precedenti 6 viaggiavano con 38/118 da oltre il perimetro.

Arizona: la fine di un’era?

52 vittorie consecutive casalinghe durante la non conference-schedule, una striscia che resisteva dal 2011 per Arizona, fino a questa settimana quando Baylor ha espugnato il McKale Center dominando sui Wildcats. 50-19 la battaglia vinta dai Bears a rimbalzo, 18 di questi offensivi, 19 punti da seconde opportunità e ‘Zona incapace di attaccare la zona degli avversari (9/28 da 3) con coach Sean Miller che a fine gara chiosa: “we didnt’t do anything well”. Il ritorno alla vittoria casalinga contro Montana con il career high di Chase Jeter (21 punti), la solita conferma Brandon Randolph (16.8 di media) e gli avversari tenuti al 27% dal campo non basta: Arizona non è e non sarà la corazzata che siamo stati abituati a vedere negli ultimi anni. Sarà il nostro Nico Mannion la pietra miliare per una nuova era in quel di Tucson?