Quote by Il rimpianto mondiale di Davide Moretti

È appena tornato dal tour alle Bahamas con i suoi compagni di squadra di Texas Tech. Ha passato l’estate ad allenarsi per essere pronto a guidare i Red Raiders nella stagione 2019-2020 in veste di veterano della squadra. Il suo nome poteva finire tra i convocati azzurri per i Mondiali, ma non è stato così. Con un po’ di amaro in bocca e con tanta voglia di migliorare, ecco cosa ci ha raccontato Davide Moretti a proposito della finale NCAA, della sua prossima stagione e della nazionale di Meo Sacchetti.

Nell’ultima intervista che ti abbiamo fatto ti sei definito un “eterno insoddisfatto”, ma la scorsa stagione per te è stata davvero super. Di qualcosa sarai pur contento?

Alla fine, se ripenso alla scorsa stagione, il cammino che ci ha portato fino alla finale NCAA è stato un percorso fantastico a partire dalla preparazione estiva fino a quel lunedì di aprile a Minneapolis. Potrei citarti almeno un episodio a settimana di quella emozionante avventura. Non è andata a finire come avremmo voluto e quindi… è vero: sono un eterno insoddisfatto e so che il prossimo anno si può e si deve fare ancora meglio. C’è ancora quel qualcosa in più che mi può aiutare a completare il tutto, qualcosa di molto difficile da ottenere, dato che arrivare fino in fondo al Torneo NCAA non è affatto semplice. Ma stiamo lavorando duro anche quest’anno e quindi sono fiducioso.

Moretti al camp di Pesaro (foto di Lucia Montanari per davidemoretti.it)

Hai menzionato la finale contro Virginia. Dopo aver rielaborato il tutto, qual è il tuo ricordo più bello? Hai qualche rimpianto o qualcosa che vorresti aver fatto diversamente?

Fare fallo (dice ridendo). Dopo aver giocato bene per 40 minuti, era l’unica cosa che potevamo fare in quel frangente, ma non l’abbiamo fatta. Mi ricordo nel time out prima dell’ultima azione di averlo ripetuto varie volte ma c’era una confusione grandissima. In quegli ultimi 10 secondi abbiamo peccato di poca esperienza e non siamo stati abbastanza squadra. È questo che ci è stato fatale. Peggio di così non avremmo potuto fare.

 

Federico Mussini è tornato in Italia dopo due anni e si pensava che anche tu potessi fare la stessa scelta, soprattutto dopo aver raggiunto le Final Four. Invece hai deciso di restare, come mai?

Personalmente ho deciso di affrontare la mia carriera anno per anno. Alla fine della prima stagione a Texas Tech, non ero affatto contento di come erano andate le cose e non avrei avuto le giuste motivazioni nel tornare in Italia, dato che sapevo che potevo dare di più. Avevo voglia di riscatto ed è stata questa la ragione principale che mi ha spinto a rimanere a Lubbock anche per il mio anno da sophomore. Ho lavorato molto durante l’estate e così ho fatto un grandissimo salto in avanti.

Parlando di miglioramenti, non solo il tuo rendimento è passato da 3.5 punti a partita a 11.5, ma anche il tuo minutaggio in campo è incrementato da 12.3 minuti di media a 31.6. Che ruolo ti aspetta nel tuo anno da junior? Hai già parlato con coach Beard?

Il prossimo anno della squadra che è arrivata alle Elite Eight e alle Final 4 saremo solo in tre: io, Kyler Edwards e Deshawn Corprew (che al momento però è stato sospeso da ogni attività della squadra in quanto oggetto di una investigazione ‘Title IX’, ndr). È una squadra completamente nuova e per questo avrò molte più responsabilità dello scorso anno. Durante l’estate, ho lavorato sodo per farmi trovare pronto per ogni tipo di esigenza, non solo in attacco e in difesa, ma anche come leader in campo. I miglioramenti che ho fatto dalla scorsa stagione non penso che svaniranno: certo, c’è sempre da migliorare e quindi non smetterò di studiare, di guardare video e di stare in palestra ad allenarmi ancora di più.

 

Quindi, quei famosi 100 liberi al giorno incrementeranno il prossimo anno?

(Sorride) Eh… battere un 93% non è facile, ma passare da 150/200 liberi al giorno non ci vuole niente, quindi, perché no? (ride).

Ti hanno già inserito nella “Preseason First Team Big 12”: senti un po’ di pressione per la prossima stagione visto che il tuo nome inizia a circolare anche in ambito NBA?

Questo riconoscimento mi ha reso sicuramente orgoglioso: è il frutto del grande lavoro a cui mi sono sottoposto lo scorso anno e quindi sono contento che sia stato notato. Ma non è altro che una nomination che poi dovrà trovare un risconto in campo per valere davvero qualcosa. Per quel che riguarda la pressione, io la vedo come un esame: se ti sei preparato, se hai lavorato nella maniera giusta e ti sei impegnato non hai nulla di cui temere. In fondo, alla fine si tratta semplicemente di giocare a basket, una cosa che faccio da quando avevo 6 anni. Mi diverto e so di essermi impegnato duramente questa estate e quindi mi sento pronto per la prossima stagione. Un po’ di pressione naturalmente c’è, visto anche l’altissimo livello della Big 12, ma l’affronto con il sorriso giorno dopo giorno. Poi vedremo. Se ci saranno i giusti presupposti per rimanere anche l’ultimo anno o se provare la carta NBA o tornare in Italia lo deciderò solo alla fine della stagione.

La Big 12 è sempre molto equilibrata. Texas Tech riuscirà a ripetersi nella prossima stagione considerando anche il fatto che il prossimo anno ci saranno ben nove giocatori nuovi tra i Red Raider? Quali sono i punti di forza del vostro gruppo?

Penso che saremo in grado di fare un’ottima stagione e di mantenerci al top per il semplice motivo che coach Beard è qualcosa di unico. Se ci pensi, ci siamo trovati sempre in questa situazione: il primo anno abbiamo cambiato sei giocatori e siamo arrivati alle Elite 8; poi abbiamo cambiato totalmente il quintetto iniziale e ci siamo giocati il Titolo NCAA. Quest’anno la situazione è la stessa e ho totale fiducia nel nostro staff.

Moretti con Chris Beard

Chi vedi come favorite?

Tra le squadre della Big 12, vedo tra le favorite Kansas, dato che il suo roster è cambiato pochissimo dallo scorso anno e i nuovi freshmen sono davvero molto buoni. Oklahoma State mi sembra una buonissima squadra e sicuramente Baylor.

Ci sarà un’altra point guard italiana molto attesa nel college basket la prossima stagione: Nico Mannion. Parlaci un po’ di lui. Quale sarà secondo te il suo impatto in NCAA?

Personalmente non lo conosco, ma ho potuto vedere molti dei suoi highlights su YouTube. È stato scelto da Arizona, un college di primissimo ordine, ma aveva avuto proposte anche da altre squadre molto quotate. Penso e mi auguro che faccia bene.

Nico Mannion

Nico Mannion

Tu e Mannion siete il futuro azzurro. Dicci la verità, un po’ ci speravi nella convocazione ai Mondiali?

Ci speravo. Indossare la maglia azzurra della nazionale senior era un mio sogno da quando ero un bambino. Sono sette estati di fila che mi allenavo con la maglia della nazionale e non avevo mai saltato un allenamento. Quindi sì, ci speravo, anche visti i risultati di quest’anno. Mi aspettavo almeno di poter fare qualche allenamento, senza aver la presunzione di arrivare fino ai Mondiali, perché alla fine ci sono Hackett e Vitali che giocano in nazionale da una vita. Mi è dispiaciuto non aver avuto neppure la possibilità di provarci: poi logico, se non fossi stato all’altezza, mi avrebbero scartato, ma non ho avuto neppure la possibilità di provarci e quindi non ci posso davvero fare nulla.

Come vedi la nostra nazionale?

Nelle prime uscite non avevamo in campo né Gallinari, né Datome, due giocatori chiave nelle nostre rotazioni. Siamo un po’ acciaccati, ma secondo me possiamo dire la nostra in Cina: abbiamo giocatori dal grandissimo potenziale e tanta stoffa e possiamo giocarcela fino alla fine per qualificarci alle Olimpiadi.

Oggi sei qui a Pesaro ad un camp (il Moretti Basketball Dream Camp organizzato in collaborazione con la VL Pesaro) con tanti giovani che probabilmente sognano un futuro nella pallacanestro. Che consigli darai loro? Quali valori vorresti trasmettere a questi ragazzi e ragazze?

Già il fatto che siano qui in piena estate, con il caldo, ad allenarsi all’aperto mattina e sera, dimostra quanta sia la loro motivazione e questo fa davvero ben sperare. La passione c’è. Ora ci devono mettere tanta dedizione e umiltà nell’imparare: questi sono i due valori che mi sento di trasmettere a questi giovani atleti. Solo così potranno davvero provare a farcela nel basket. Inoltre, un’esperienza all’estero come quella che sto facendo io, aiuta molto a crescere e a diventare atleti più completi: è una scelta difficile, ma è un’esperienza che a livello umano e a livello sportivo può fare davvero la differenza.

Moretti al camp di Pesaro (foto di Lucia Montanari per davidemoretti.it)